Velvet Hustler

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Velvet HustlerDico subito che il film ha diviso il pubblico del Far East, ma per chi scrive è un gran film.
Fondamentalmente un remake dell’ottimo Red Quay (1958), dello stesso Masuda, il film vede Watari Tetsuya nei panni del gangster Goro, che lavora un pò per delle bande, un pò da solo. Rifugiatosi a Kobe dopo un colpo, passa le giornate fra i locali, la sua fidanzata e piccoli lavoretti.
Tutto cambia quando Goro incontra una ragazza, figlia di un industriale, alla ricerca del suo fidanzato. Il gangster dovrà decidersi fra le due donne, ma farà la scelta sbagliata …

Masuda Toshio dice di essersi ispirato a Fino all’Ultimo Respiro e infatti il personaggio interpretato da Watari si rifà fin dalle prime scene a quello di Belmondo nel film di Godard. Un piccolo malvivente, un personaggio disilluso, che fondamentalmente se ne frega di tutto e di tutti.
Watari è semplicemente strepitoso nel ruolo del gangster Goro, che continua a fischiettare il motivetto musicale del film (motivetto che si impianta irrimediabilmente nella testa).
Shishido Jo ha un piccolo ruolo come sicario e Asaoka Ruriko è di una bellezza da mozzare il fiato.

Il finale su un pontile del porto di Kobe (location caratteristica dei film Nikkatsu), in cui Goro viene freddato e si accascia a terra, tradito dalla donna, è di gran classe.

In Velvet Hustler la combinazione tra cinema giapponese e euro-americano è compiuta alla perfezione. Le tradizioni sono annullate, le influenze occidentali sono palesi e Kobe sembra San Francisco. Una miscela decisamente esotica, che ha reso unica la Nikkatsu.
Il ritmo è quasi dilatato e l’atmosfera rilassata all’inverosimile. Siamo un pò dalle parti di Suzuki, anche se l’approccio al genere è meno radicale. Comunque sia, Nikkatsu moodstyle al 100 %.
Bellissima poi la fotografia con dei colori brillanti e forti (grazie al restauro del Far East).

 

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