Vendetta

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VendettaTre disperati e violenti cinesi mainlander (due uomini e una donna) si dirigono clandestinamente ad Hong Kong per la più classica delle rapine ad una gioielleria, seguita di solito dal rientro in patria con le tasche più gonfie. Questo è il pretesto narrativo per decine di film di Hong Kong diretti negli anni, da In the Arm of the Law in poi, e puntualmente la rapina e il successivo fallimento diventano lo snodo per l’intreccio dei successivi eventi. Ma mai la storia si è sviluppata come in questo caso. Infatti appena scesi sull’isola i tre fermano un auto con a bordo una coppia e il loro bambino; conficcano un coltello in bocca a lui, spiaccicano il bambino per terra e sparano alla donna alla schiena per poi affettarla a colpi di pugnale. Compiono una strage nella gioielleria e appena usciti incappano nella polizia. Si sviluppa quindi uno scontro a fuoco estremamente violento in cui numerosi poliziotti perdono la vita. I tre sono costretti a barricarsi in un palazzo abbandonato, prendono degli ostaggi e ne gettano uno dalla finestra e abbattono l’altro a colpi di arma da fuoco. Intanto un poliziotto che stava accompagnando la moglie in ospedale per il parto è costretto ad unirsi all’assedio. Entra nel palazzo, spara in faccia alla rapinatrice che cade dalla finestra e si abbatte rovinosamente su un’automobile parcheggiata sotto l’edificio, fa saltare la testa ad un altro che a sua volta cade dalla finestra intrecciandosi a lui con dei cavi vacanti; il risultato è che il poliziotto legato al cadavere del rapinatore sanguinante è catapultato dalla finestra in puro stile bungee jumping e si ferma a pochi centimetri dal viso ormai devastato della ragazza precedentemente abbattuta in un florilegio di flussi sanguigni. Arriva di corsa all’ospedale ma ha continue visioni dei fantasmi sanguinolenti dei due rapinatori uccisi che si muovono verso la sala parto fino a che sua moglie partorisce due gemelli (un maschio e una femmina) con delle voglie circolari nei punti di ingresso dei suoi proiettili sui visi dei due criminali.

Sono trascorsi circa 15 minuti di film.

Quello che segue è un estenuante poliziesco horror, che fonde coreografie balistiche e echi di film quali Il Presagio (The Omen), estremamente cruento e soffocante, percorso ininterrottamente da una furia e violenza insostenibile. Ogni attentato dei due bambini alla vita del padre è un momento intensamente teso, mentre ogni mossa dell’unico criminale sopravvissuto ha perennemente esiti assurdamente devastanti e letali.
Viene da riflettere di nuovo su quanto fosse furioso e libero il cinema di Hong Kong del ventennio d’oro, un cinema ingenuamente coraggioso e continuamente sperimentale, in cui la parola “target” non aveva probabilmente nessun significato preventivo.

C’è anche da riflettere su come la ricerca all’interno di questo periodo straordinario della storia del cinema di Hong Kong non si debba fermare e che quanto è stato fissato su carta fino ad oggi non sia affatto definitivo, visto che continuano a venire fuori film come questo assolutamente spiazzanti e interessanti. Probabilmente prodotti così estremi e al contempo proposti con candida nonchalance al giorno d’oggi vengono realizzati solo in Giappone da personaggi come Miike Takashi, ma in quegli anni ad Hong Kong era assoluta e rigenerante routine.

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