Vengeance of an Assassin

Voto dell'autore: 3/5
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Vengeance of an Assassin inizia con una inspiegabile e violentissima sequenza “calcistica” e di arti marziali all’interno di un edificio industriale tra pozze di benzina e bracieri posti strategicamente.
Mostra poi un duello sul tetto di un treno con lo stesso che decolla e si schianta contro un elicottero. E chiude con una scena splatter oltre l’esplicito gore grafico.
Siamo di fronte all’ultimo film postumo del regista e coreografo Panna Rittikrai (The Bodyguard, Born to Fight, Ong Bak 2 e 3) scomparso prematuramente a luglio 2014 e va ammesso che rappresenta un ottimo testamento artistico, probabilmente il miglior film del genere da parecchi anni, da quando cioè il genere si era andato esaurendo a causa di budget sempre più esigui, vacuità di sceneggiatura e stanchezza di messa in scena. Quindi da Ong Bak 3, almeno.
E c’è da dire che il regista si rifà ai suoi lavori tellurici degli anni ’80 e ’90, senza fronzoli e partitura visiva patinata ma abbondando di violenza anche disturbante che più di una volta riesce ad evocare i fasti del recente The Raid. Di questo non ha la compostezza accattivante e pulita ma sicuramente è meno ripetitivo, più vario e “cinematografico”. Certo, anche meno rigoroso e coerente a dire il vero; qualcosa deve essere andato per il verso sbagliato visto che numerose svolte narrative del film risultano incomprensibili e del tutto casuali. Ma nonostante tutto il film affascina anche per la libertà e la sperimentazione che lo sottende; numerose sequenze balistiche tra cui uno stupefacente piano sequenza con inquadratura posta interamente ad altezza gambe del protagonista, arti marziali varie, sparatorie in spazi angusti, sequenze automobilistiche e duelli sui treni. Non tutto funziona, certo, un altro lungo piano sequenza risulta ben poco rigoroso e coordinato e la sequenza del treno è per la maggior parte riprodotta su green screen con effetti estetici di bassissima resa (ma nonostante tutto intrattiene sapientemente). Ma sicuramente si fa notare per la violenza inusitata che più di una volta lascia a bocca aperta come avveniva in passato. Non troppo riuscito tecnicamente (anche se con sequenze al cardiopalma particolarmente complesse) quindi, né narrativamente, ma nonostante tutto possiede una capacità innegabile di intrattenere e di sorprendere ancora. Nel cast Dan Chupong, il fedele divetto lanciato da Born to Fight nei panni del protagonista e Nathawut Boonrubsub già visto in un altro progetto di Rittikrai, il nefasto Power Kids. Un grande mestierante se n’è andato e ci attacchiamo agli sprazzi geniali di Vengeance of an Assassin con il rimpianto di non poter vedere probabilmente più tanto furore e inventiva libera e irresponsabile.

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