Veteran

Voto dell'autore: 4/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [4,00/5: 2 voti]

Ryoo Seung-wan sembra ormai lontanissimo dalle sue regie ricche, deliranti e pulp (Arahan, The City of Violence) e ormai pare avere adottato un registro più intimo e vicino a storie di strada seppure sempre annegate nei bassifondi urbani percorsi alternamente da poliziotti o gangster. E con questo Veteran si conquista il record di terzo maggiore incasso della storia del cinema sud coreano. C’è da alzare al cielo un applauso visto che una volta tanto l’afflusso di pubblico è stato per un film qualitativamente rilevante. Per farlo il regista non bara ma asciuga tutta la partitura narrativa tornando ad un cinema minimale e scritto con attenzione, pieno di ritmo ed energia, dialoghi memorabili, intreccio ad orologeria e dei personaggi scolpiti con capacità e discrezione. L’ultimo tassello del successo è un ottimo cast che dona carta bianca al bravo Hwang Jung-Min e lo contrappone ad una schiera di figure negative su cui risalta Yoo Ah-In nel ruolo di un ricco figlio di un magnate, crudele e insopportabile. Uno dei segreti generici del successo della narrazione è il lavorare sui protagonisti maniacalmente o contrapporgli dei villain particolarmente riusciti; il film fa entrambe le cose. Il cattivo di turno aumenta di spessore negativo e di cinismo ad ogni suo ingresso in scena regalando una figura memorabile nel campo del poliziesco e lo fa senza scene madri eccessivamente truculente, senza litri di sangue o stragi di innocenti come avveniva nel bel New World. Veteran è un piccolo film dalle grandi ambizioni e vince la partita in ogni campo. Lavora su un materiale noto, finanche abusato, ma lo fa con una vitalità e una capacità di scrittura particolarmente efficace rendendolo un oggetto sensibilmente accattivante. Ed è un’eccezione questa, anche a fronte di altri film sud coreani, acclamati quest’anno (Assasination e Ode to My Father, ad esempio). La regia è classica e perfettamente funzionale, dotata di un ritmo altissimo e che si lascia andare a qualche virtuosismo solo durante quel pugno scarso di sequenze d’azione sempre tenute sotto controllo in un contesto tutto sommato di verosomiglianza. Una delle sorprese del 2015 e uno dei migliori titoli asiatici dell’anno.
Sembra già confermato un sequel che arriverà nelle sale nel tempo di due o tre anni.

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