Virgin Breaker Yuki 2

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Virgin Breaker Yuki 2Nel primo episodio di Virgin Breaker Yuki, uscito l’anno prima, la protagonista trovava l’amore nonostante la sua vita gli precludesse questa possibilità. Il suo mestiere di gyokuwarijin (玉割り人) fa allusione con quei primi due kanji alla rottura dell’imene e di fatti la sua attività, da navigata professionista dell’amore, è proprio quella di addestrare le prostitute. A quanto pare sin da giovanissima la madre l’ha data in pasto a molteplici uomini in quel di Kanazawa, dove nei primi minuti iniziali la vediamo arrivare nel primo anno dell’era Showa.

Si tratta di un periodo storico caro agli autori di gekiga del periodo, per cui non è un caso che l’origine del soggetto di questi due film sia proprio cartacea. Non a caso i tratti distintivi sono proprio gli stessi del più grosso successo nel genere tradotto in film ovvero i due Lady Snowblood. Sia il personaggio che eternò Kaji Meiko qualche anno prima, che questo più misconosciuto interpretato dall’ex starlette di Roman Porno Masumi Jun, condividono lo stesso nome, lo stesso fermacapelli con una sfera rossa e la stessa indolente camminata col wagasa. Persino le stesse farfalle sembrano svolazzare attorno alle protagoniste e la stessa neve sembra cadere nei momenti più melodrammatici. La somiglianza non si ferma solo all’estetica, ma spinge profondamente anche nelle tematiche: dagli anarchici del primo episodio fino alla storia di dolorose responsabilità e vendette che ha sullo sfondo l’introduzione della cultura occidentale nell’isola. Un’analisi approfondita dei gekiga e del loro contenuto politico, spesse volte fatto di posizioni ambivalenti tra estrema destra e estrema sinistra, non può però essere ispirata dal film di Makiguchi.

Corre davvero un divario enorme tra le due opere citate. Manca del tutto l’azione del chanbara, quello più teatrale, che erano il cuore dei crescendo finali dei film con la Kaji. Nonostante la buona scrittura dello sceneggiatore Tanaka Yozo, autore prima e dopo di film per Konuma Masaru, Somai Shinji e Suzuki Seijun, per una buona metà faccia un discreto lavoro di caratterizzazione dei personaggi. Oltre la protagonista Yuki, c’è la drammatica figura di Kyoshiro (Sakaguchi Toru) talentuoso cantante Noh che spinse al suicidio il suo rivale, e poi quella di Shun (Nakajima Aoi) figlia del defunto e morbosamente innamorata di Kyoshiro. Purtroppo il buon schema orchestrato si dissolve nella solita sciatteria del regista. Anche se rimane probabilmente la sua prova migliore, la seconda metà e all’insegna di scene pseudo erotiche talmente vecchie e stantie, se paragonate al contemporaneo lavoro dei registi Nikkatsu, che la noia ci fa dimenticare presto della Yuki abilmente tratteggiata nella prima metà. Sembra quasi di passaggio Jun Masumi da quei set, ma non è certo colpa sua se la sua permanenza in Toei non passò alla storia. Capitò in un momento di ricambio generazionale, ma soprattutto di transito verso altri sistemi di produzione per il cinema di genere.Qualche anno prima con qualche altro regista e la sua storia sarebbe stata probabilmente diversa.

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