Vital

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VitalPer l’appassionante (gli inglesi direbbero challenging, che forse rende meglio l’idea) cinema di Tsukamoto si è aperta da qualche tempo (1) una nuova fase più fluida, più rilassata, temperata e scolpita dall’esperienza dei film precedenti ma non per questo meno sconvolgente.

Vital è quindi la conferma di una svolta ormai assodata verso un cinema più introspettivo, “studiato” e sempre meno legato a soluzioni visive ed effetti splatter che facevano da padrone nei primi film del regista. Lo Tsukamoto di Tetsuo, a meno di qualche pentimento che speriamo non arrivi mai, si può dire definitivamente superato. La trama racconta una storia di fantasmi e di amore perduto: un ragazzo (Tadanobu Asano) si risveglia dal coma dopo un incidente che gli ha leso la memoria. Studiando il corpo che sta sezionando in un corso di anatomia scopre che è quello della sua ragazza. Il risveglio psichico del ragazzo coincide così con la scoperta “fisica” di un corpo sul tavolo anatomico.

Vital è un melodramma sulla morte, che seziona, inquadratura per inquadratura, con pochissimi dialoghi e una fotografia di grande sensibilità, la storia di un amore a partire dalla sua fine. E in questo percorso a ritroso, interno ai corpi (2), cerebrale e al tempo stesso fisico come solo fisico può essere un corpo sul tavolo anatomico, Tsukamoto approda a uno dei suoi film migliori, sicuramente il più equilibrato nell’unire i temi più disturbanti del suo cinema (la mutazione, il cambiamento) a una commovente, palpabile partecipazione al dolore e alla ricerca (challenge, come si diceva poco più sopra) dei personaggi di un qualcosa che dia un senso alla propria vita (3). E la filmografia incredibilmente compatta e riconoscibile del regista, sempre coerente con la propria poetica, si arricchisce di un nuovo capitolo, forse il più estremo, perché riesce nel folle tentativo di commuovere il pubblico con una storia di morte, cadaveri sezionati, rapporti s/m e, last but not least, amore.

Da menzionare la straordinaria bellezza dei tre protagonisti: Tadanobu Asano, Kiki, Nami Tsukamoto.

 

  1. Si intende dalla ‘ghost story’ Soseiji (Gemini, 1999), in poi. La distinzione è naturalmente opinabile.
  2. Il protagonista opera direttamente nel corpo della donna amata, lo seziona e lo studia per ricordare e per riportarla in vita nei suoi ricordi, prima che venga cremata e seppellita.
  3. In Tetsuo (1989) un salaryman subisce un’ orrenda modificazione del corpo. In Tokyo-ken (Tokyo Fist, 1995) il  protagonista, un assicuratore frustrato, si iscrive a una palestra di pugilato e scopre il fascino della violenza. La moglie si lascia andare a eccessi  sadomaso e inizia a praticarsi tatuaggi e piercing. In Bullet Ballet (1998) il protagonista, ossessionato dal suicidio della propria ragazza, si unisce a una gang di teppisti. In Rokugatsu no-hebi (A Snake of June, 2002) una coppia in crisi viene turbata da un uomo misterioso che fa riscoprire loro la sessualità perduta.

 

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