Voice

Voto dell'autore: 3/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [2,00/5: 1 voti]

VoiceIniziamo subito con una doverosa precisazione: Voice è tutto fuorché un horror, e stabilito questo, è meglio avvicinarsi al film con differenti prospettive. Inizia come un episodio surreale, alla Twilight Zone, si tinge poi di giallo, aggiungendo indizi e personaggi, concentrandosi infine più su determinati aspetti della situazione e virando infine al dramma psicologico. Ma solo in occasioni sporadiche viene sviluppato il meccanismo ansiogeno caratteristico del genere. Eppure Voice è tutt’altro che solare o anche solo divertente; la sua atmosfera è, se non addirittura morbosa, tetra e disperata.

Quarto appuntamento di una fortunata serie di horror scollegati tra loro e girati da diversi registi, ma con alcune caratteristiche in comune, Voice, al pari delle tre pellicole che l’hanno preceduto, vede tornare alla ribalta le scolarette, i fantasmi, i delitti, il passato torbido, l’amore saffico, diventati veri e propri marchi di fabbrica. La protagonista, però, stavolta non è la solita ragazzina problematica, qui c’è una sottile differenza. Young-eon infatti è morta, e per tutto il film cercherà il contatto con l’amica del cuore, con i vivi, nel disperato ed estremo tentativo di non distaccarsi dal mondo materiale. Sun-min, l’amica, dal canto suo, riesce, per qualche strano motivo a sentire la voce della defunta, un fragile tramite che farà da ponte fra due piani di esistenza e che verrà minato nel corso della vicenda. Ed è resa molto bene la progressiva e inesorabile perdita della voce da parte della protagonista-fantasma: come se venisse staccato e riconnesso un interruttore, il suo contatto con l’aldiquà si assottiglia, mentre un conto alla rovescia scandisce i suoi ultimi giorni. Un’efficace raffigurazione della malinconica solitudine che potrebbe attanagliare un’anima trapassata.

Pur essendo un esordio, il regista – già assistente regista nel primo Whispering Corridors –  sembra sapere molto bene quello che vuole e il team tecnico sembra saperlo assecondare con perizia. I primi piani abbondano, la scelta delle scenografie scolastiche è molto curata, con una predilezione per gli spazi ampi e per le… tubature!

La colonna sonora è ben amalgamata con le scene e il lavoro sui suoni, non poteva essere diversamente, è estremamente complesso, come testimoniano i making of contenuti nel DVD Cinema Service. Le elaborazioni in computer grafica sono eccellenti, come pure la fotografia e gli interessanti giochi di luce-ombra. Dal punto di vista cromatico poi, in ogni scena la seppiatura rende più caldo l’ambiente, mentre colpiscono gli elevati contrasti in presenza della luce e gli scuri assoluti con predominanze giallastre nelle scene buie, ma anche i colpi di colore molto intenso, soprattutto il rosso. Tutto denota una cura estrema, ancora una volta, a conferma di come sia possibile in Corea permettersi un primo film con tutte le carte in regola e con dei finanziamenti adeguati.

Deliziose e anche molto brave le protagoniste, come consuetudine per la saga dei Corridoi. La giovane e dotata Kim Ok-bin è stata prontamente assoldata per ricoprire il ruolo di protagonista nella miniserie televisiva The Bride from Hanoi e sta attualmente lavorando col regista E. J-young (An Affair, Asako in Ruby Shoes, Untold Scandal), mentre di Seo Ji-hye sono pronto a scommettere che sentiremo senz’altro parlare in futuro. Da segnalare anche la presenza di Kim Seo-hyeong, meglio nota al pubblico del Far East Film come la protagonista di Sweet Sex and Love (Bong Man-dae, 2000).

La magagna che rovina parzialmente il bel quadro del film, invece, è un copione non esente da difetti, con una storia che procede ripetendosi e echeggiando gli altri episodi della serie.
Ad una fruizione frettolosa la trama può perfino sembrare esile, derivativa e superficiale, e quel finale un po’ enigmatico con ribaltamento incorporato sembra un espediente inconcludente e affrettato – e con una chiusura non sottotitolata a dir poco irritante! – imbastito sulla falsariga del recente Dead Friend (aka The Ghost, aka Ryung, Kim Tae-kyeong, 2004).
Tuttavia, guardando attentamente il film bisogna fare attenzione ad un particolare non trascurabile, sul quale si basa l’idea centrale del film. “Dimenticare”, in Voice, non deve essere inteso come “cancellare il ricordo” di un defunto, bensì non pensarlo più come ad una persona viva, lasciarlo andare nel suo nuovo piano di non-esistenza, accettare la morte delle persone amate. E allora anche la storia e il significato di alcune scene assumeranno una connotazione ancora più malinconica e assolutamente lontana dalla banalità.

Poster:

CONDIVIDI: