Wait ’til You’re Older

Voto dell'autore: 3/5
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Wait 'til You're OlderIn un anno di vacche magre in quel di Hong Kong tocca anche attaccarsi ad un film come questo che alla fine risulta un’onestissima operina commerciale. Subito dopo i bei titoli di testa animati, Andy Lau, in primo piano, parla guardando in macchina mentre la fisionomia del suo viso muta in modo incessante tradendo un continuo flusso di età. La morale di base è stantia e riprende per la millesima volta il filone del bambino nel corpo dell’adulto, tema caro a film come Big o Da Grande. E per tutta la prima parte, l’unica differenza di sorta sono le virate surreali, quasi alla Tim Burton, che venano la storia, alcune svolte dolcissime e un sottotesto sensuale/sessuale un po’ accentuato (uno dei primi obiettivi del ragazzino finalmente adulto è provarci con un’insegnante vivace, interpretata dalla brava e bella Cherrie Ying). Ma è solo quando il film tradisce la propria nazionalità che si trasforma in qualcosa d’altro, in un durissimo e commovente melodramma, una “ricerca del tempo perduto”, un flusso di nostalgia e consapevolezza. “Tutti abbiamo molto tempo a disposizione, sta ad ognuno impiegarlo nel migliore dei modi” sospira Andy Lau quando si rende conto che la mutazione da bambino a adulto è irreversibile e che la maturazione fisica sta continuando prepotente.

Un ragazzino (Andy Lau) vive con il padre (Felix Wong), il fratellino e la matrigna (Karen Mok) e mette segretamente da parte dei soldi per fuggire da casa e abbandonare la donna che reputa colpevole della morte della vera madre. Casualmente in un parco incontra uno scienziato solitario e nomade (il regista di A World Without Thieves, Feng Xiaogang) che sta sperimentando sulle piante un siero che ne provoca la celere crescita. Per il solito scherzo del karma la pozione entrerà in contatto con il ragazzino facendogli raddoppiare, nel corso di una notte, l’età.
Ha così la possibilità di fare tutto quello che ha sempre voluto trovandosi improvvisamente adulto; aiutare un compagno di classe, provarci con una professoressa, fare dispetti alla matrigna. Ma l’invecchiamento è rapido, il suo corpo si appesantisce e una pianta del parco che aveva subito la sua stessa sorte, una notte muore.

Tutta la parte finale melodrammatica è stupefacente e commovente, impossibile in qualsiasi altra cinematografia occidentale (e orientale?). Una volta tanto il trucco di invecchiamento è assolutamente convincente financo impressionante, perfetto accompagnamento della tragedia, ma regge anche la parte più leggera del film con alcune battute memorabili; il mattino che viene scoperto all’interno del parco un albero improvvisamente divenuto enorme (colpito anche lui dalla pozione), vediamo un vecchietto che si appresta a lanciarci i classici aranci addosso come a volere replicare la cerimonia superstiziosa de l’albero dei desideri di Lam Tsuen, sempre ad Hong Kong. E quando l’inventore del siero ne elenca gli ingredienti non può non ritornare alla mente la surreale lista proferita da Betty Loh Ti ai genitori in Love Eterne.
Convincenti le prove di attori, con un Andy Lau che ricorda tanti suoi ruoli da adulto/fanciullo del passato (come Gameboy Kids, 1992), Cherrie Ying (Throwdown) che si riconferma come una delle attrici più capaci della Hong Kong contemporanea, un’ottima Karen Mok (Black Mask) purtroppo sempre meno presente sul grande schermo, un bravissimo Felix Wong, Feng Xiaogang in un ruolo inusuale e numerose altre piacevoli comparsate.
Il regista Teddy Chen, abituato a film più di azione (Purple Storm, The Accidental Spy) si muove bene in un genere comunque diverso dal suo abituale.
Una commedia poco esaltante ma uno dei migliori melodrammi hongkonghesi dell’anno.

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