Wandering Earth

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Con un incasso in patria di 600 milioni di euro, Wandering Earth sbanca il capodanno cinese del 2019 diventando all’istante, almeno alla sua uscita, il maggiore successo dell’anno e secondo della storia dopo Wolf Warrior 2.

Inusuale per un film di fantascienza, ma alla fine anche la Cina è riuscita a colmare un gap e a diventare competitiva nel genere.

Nonostante il Giappone a due passi, reale patria insieme agli Stati Uniti, e più degli Stati Uniti, della fantascienza mondiale, per tutta una lunga seria di motivi Hong Kong e la Cina non hanno mai avuto un reale successo nel genere anche a fronte di pochi sparuti casi di produzioni, specie ad Hong Kong, poco riuscite.

Il più delle volte il tutto si risolveva in risultati carnescialeschi e non all’altezza principalmente per ciò che riguarda l’effettistica decisamente più difficile da porre in atto con i vari metodi geniali e “mentali” figli del montaggio e delle invenzioni articolate degli ’80 e dei ’90.

Pochi casi e altrettanti pochi riusciti seppur laterali al genere; ricordiamo con affetto ad esempio Wicked City, sottovalutatissima opera sperimentale totalmente libera e geniale. Con l’avvento degli effetti digitali a non funzionare sono stati invece i progetti e le idee. Fino ad oggi.

Wandering Earth unisce un’idea forte seppur farneticante, un buon cast, una regia all’altezza, un immaginario riuscito e un’effettistica credibile.

Tratto dal racconto omonimo di Liu Cixin narra di una terra alla deriva e in collisione con il sole. Gli esseri umani tappezzano il suolo di reattori per spostare il nostro pianeta dalla traiettoria e fuori dal sistema solare; l’operazione sfugge di mano e il globo si indirizza invece verso una diretta collisione con il pianeta Giove. A tentare di salvare l’umanità, alcuni terrestri e un astronauta in missione su una stazione spaziale.

La prima parte ricorda un catastrofico giapponese con la terra sconvolta da cataclismi, coperta dal ghiaccio e con i terrestri rinchiusi in bunker sotterranei. La successiva ha invece gli stilemi propri della fantascienza d’azione statunitense. L’alchimia finale funziona e regala anche diverse sezioni particolarmente creative in un’estetica inusuale sullo stile di un vecchio fumetto della rivista Heavy Metal.

Preso atto del bene e della riuscita dell’opera distacchiamoci dalle analisi e osserviamo l’oggetto per quello che è. Wandering Earth è un blockbuster, non d’autore, totalmente popolare e commerciale, non colto, non elegante, non raffinato. In pratica un corrispettivo cristallino dei film americani, senza nessuna differenza, senza nessun gap da colmare. Un cinema ricco, funzionale, che incassa. Con un target preciso e riconoscibile. Se poi tutto questo lo si voglia considerare ancora cinema, questa è un’altra riflessione.

Un’ultima nota va al cast poco esaltante su cui spicca il carisma acclarato di Wu Jing e un ritorno ai fasti di un tempo per un bravissimo Ng Man-Tat che si riprende la rivincita dopo la “separazione”  artistica con Stephen Chow.

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