Werewolf in Bangkok

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Werewolf in BangkokCon quali parole si può introdurre un film come Werewolf in Bangkok? Un film che comincia con un balzellante scontro in wirework tra un lupo mannaro e due cacciatori di licantropi, uno dei quali viene legato come esca e costretto a fare da preda? Un film nel quale il protagonista, morso da un licantropo, si risveglia “infettato” il giorno successivo e colto da improvviso raptus si fionda sul suo cane per farci del sesso? Del resto, i cani hanno sei seni e le donne ne hanno solo due… Come possono quest’ultime essere meglio? Queste sono solo una breve serie di battute e di situazioni estrapolate a caso dal primo quarto d’ora di questo improbabile film di Wirote Thongthiew (Spy Next Door, Dek Dane), categorizzabile – a stento – come una commedia fantahorror demenziale intrisa di volgarità e di situazioni nonsense che si conseguono senza soluzione di continuità: detta così, sembrerebbe quasi un’esperienza memorabile da non lasciarsi sfuggire. E forse lo è, perchè ogni film thai risulta essere sempre così fuori da ogni schema predefinito da lasciare sempre qualche sensazione di novità allo spettatore.

Werewolf in Bangkok vuole essere, sostanzialmente, una sorta di palcoscenico cinematografico per il protagonista, il simpatico Nhong Chachacha, celebre star della comicità televisiva thailandese (lo si è potuto vedere anche in un rapido cameo in The Bodyguard di Jokmok e nel ruolo di protagonista in Pattaya Maniac di Sippapak). Difatti il titolo originale nonché uno degli aka del film è proprio Nhong Werewolf. Molte battute e situazioni risultano quindi derivare dai suoi precedenti ruoli e dallo spazio che ricopre in televisione, cosa che potrebbe rendere difficoltosa se non impossibile la comprensione di certi passaggi – va però sottolineato il rapporto di rivalità ed amicizia con la star Mum Jokmok, evidenziato dalle continue frecciate che gli vengono rivolte – ma che non influisce in modo pesante su un eventuale pubblico occasionale, il quale troverà comunque il modo di divertirsi. Il campionario di volti televisivi non si ferma a Nhong Chachacha: va segnalata la presenza di gente come Sayan Meungjarern – l’attore affetto da sindrome di down già visto in Buppha Rahtree – e di Somsak Sakdikul, anch’esso tra i protagonisti del film di Sippapak e presente in mille altre produzioni cinematografiche thailandesi. Appurata la natura popolare/televisiva dell’opera, cos’è che non funziona in Werewolf in Bangkok? Tutto e niente. Forse. Durante la visione sorge quasi spontanea la volontà di fermarsi per un attimo e chiedersi a cosa si stia assistendo, tanta è l’assurdità che trasuda da ogni fotogramma. Ma superato l’iniziale coinvolgimento e la straniante sensazione data dal presunto effetto novità, sono ben poche le cose degne di nota: il trucco tradizionale e vecchio stile dei licantropi, vestiti con delle pelosissime tute imbottite di gommapiuma e degne del miglior sentai (non una cosa da poco, nell’era del digitale a tutti i costi), una serie di simpatiche gag (sempre a patto di accettarne la greve natura), un ritmo che permette ai novanta minuti del film di passare piuttosto velocemente e ben poco altro. Werewolf in Bangkok può piacere per la sua follia così come può scandalizzare per la sua totale, volgare, incontrollabile assurdità. Il fatto che si tratti di un film per il grande pubblico rende il tutto ancora più stupefacente e viene quasi voglia di chiedersi quali freni possa avere il cinema thailandese, che anno dopo anno trova sempre nuove vie per continuare a rimpinzare il mare degli eccessi in cui sta navigando. Non mancano rimandi e citazioni sparse, da Kill Bill a Batman, né surreali scene di ballo collettivo in puro stile musical, sullo sfondo di una disco music cantata (abbaiata, più che altro) a suon di latrati. Ma al termine della visione, nonostante la saturazione audiovisiva, permane un paradossale ed incolmabile senso di vuoto.

La trama? Frank (Nhong Chachacha) e la sua nipotina Lilly sono costretti a nascondersi da un gruppo di criminali che stanno costringendo l’intero quartiere a marchiarsi a fuoco per giurare fedeltà. Rifugiatosi in una misteriosa villa apparentemente abbandonata, Frank viene morso da uno strano figuro incappucciato. Il giorno successivo si accorgerà di essere diventato un licantropo… Seguiranno improbabili trasformazioni, combattimenti all’ultimo sangue tra lupi mannari, rapimenti e così via. Werewolf in Bangkok è un’arma a doppio taglio, un film sciocco, incontrollabile ed incontrollato. Davanti a cose del genere le parole valgono davvero poco, perchè mai come in questo caso la capacità di giudizio viene mortificata e resa inutilizzabile: Werewolf in Bangkok è un film follemente divertente o incredibilmente brutto, emblematicamente giudicabile solo per eccessi.


Alcune delle variopinte locandine del film: 

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