White Dragon

Voto dell'autore: 3/5
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White DragonOrmai ogni film di Wilson Yip è una scommessa. Capace di esordire con commediole insipide come Teaching Sucks!, produrre horror esilini (Bio Zombie) , esplodere con due colossi come Juliet in Love e Bullets Over Summer per poi toccare la sua punta più bassa con The Mummy, Aged 19 ad ogni nuovo film la curiosità, mista ad un lieve timore, si impossessa di noi.

Stavolta si dedica ad un prodotto in costume, remake di un vecchio film di Wong Fung del 1968, una commedia wuxia interpretata con classe collaudata dalla coppia Francis Ng e Cecilia Cheung (sempre più magra…)

Il 2004 verrà ricordato come l’anno in cui il cinema di Hong Kong riflette su sè stesso, interrogandosi sul proprio passato, presente e futuro.

Ed è un film strabico questo, un pò come lo era One Nite in Mongkok. Con un occhio guarda al presente e al precario mantenimento della qualità attuale del cinema locale, con un altro occhio guarda al passato, si interroga, se ne impossessa, ne trae ispirazione e lo transfigura. Con il “terzo” occhio guarda al botteghino e al mercato cinese e si concede tutti i compromessi del caso.

Nonostante tutto, il film è un buon lavoro e fortunatamente non verrà ricordato solo come “il film in cui Francis Ng spezza una gamba a Cecilia Cheung con i testicoli”.

Ottimo l’approccio di Wilson Yip ad un film in costume, ruba dal passato e innesta in White Dragon delle ottime coreografie stile “vecchio” Ching Siu-tung (roba da old school, infatti il coreografo è Ma Yuk-sing, allievo di Ching Siu-tung) che hanno creato non pochi problemi a Cecilia Cheung (nonchè un infortunio) sul set, visto che l’attrice non si prestava a coreografie marziali complesse dai tempi di Tokyo Raiders.

Il film assume un’importanza ancora più elevata presentandosi come un postmoderno del postmoderno, puro paradigma del postmoderno, arrivando a prendere in giro in modalità postmoderna, Stephen Chiau che deride il postmoderno su Forbidden City Cop.

Così questo passato cinese si riempie di ombre della contemporaneità, vetrine allestite e manichini, borse griffate, oscar, microfoni e polpette Mc Donald’s, arrivando ad una performance musicale virtuosistica che sa tanto di parodia delle Twelve Girl Band.

Durante la dinastia Ming, Fenice Nera (Cecilia Cheung nel ruolo che fu di Petrina Fung Bo-bo), innamorata di un Principe, vince il premio musicale indetto dalla sua scuola, attirandosi addosso l’invidia delle sue compagne. Ottenuti dei super poteri diventerà White Dragon (da cosa derivi il nick non ve lo diciamo) e ruberà ai ricchi per dare ai poveri fino ad incappare in un imbattibile killer cieco (interpretato da Francis Ng). Da qui il film si flette e sfibra un pò in una improbabile (ma soprattutto troppo classica) storia d’amore costellata però da punte davvero alte e riuscite. Nel film si percepiscono continui rimandi e citazioni ma nonostante tutto riescono a non infastidire anche se la seconda, lunga parte del confronto sentimentale tra i due è decisamente un pò troppo lunga (un pò come lo era in One Nite in Mongkok)

Comunque, passata la paura si può promuovere il nuovo lavoro di Wilson Yip con la riserva di continuare a domandarsi quando riprenderà in mano la macchina da presa con lo stile che ci ha fatto intravedere per un attimo in due film.

Se anche la seconda parte è decisamente più pesante della prima rimane comunque un suggestivo e riuscitissimo scontro iniziale in mezzo ai bambù, memorabile, che rimanda istantaneamente la memoria ad un cinema di 15 anni fa.

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