Wild City

Voto dell'autore: 3/5
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Dopo otto anni d’attesa ecco uscire il nuovo film di Ringo Lam, uno dei maestri del noir di Hong Kong e autore di quel City on Fire (1987) che rivelò l’attitudine al riciclaggio del primo Tarantino de Le Iene. Ringo Lam è stato uno dei pochi grandi a non riuscire a trovare una propria dimensione dopo il passaggio di Hong Kong alla Cina. Ricordiamo il gradevolissimo Looking for Mister Perfect (2003) e il geniale Triangle (2007). Ma questi due film avevano una cosa in comune, ovvero essere titoli in cui la mano di Lam in fin dei conti si prestava a lavorare principalmente nel campo della regia mentre altri nomi rilevanti stringevano i lacci della produzione e dello sviluppo narrativo. In Wild City invece al regista vengono date maggiori libertà; ecco quindi che Lam decide di curare il soggetto, la sceneggiatura e la regia e di prendersi maggiori libertà in campo produttivo. Ed è un male perché il tutto si riduce ad un noir triadoso in cui la base narrativa è ben poca cosa e decisamente abusata all’interno del genere. La direzione del regista è certo quella del maggiore realismo proprio di tanta sua poetica e quindi si appresta a narrare storie di falliti nella perla d’oriente in conflitto con il Dio denaro e i potenti. Ed è questo l’aspetto migliore del film affiancato da una regia solida ma che non brilla macroscopicamente se non in alcune sequenze particolarmente ispirate. Lam si attacca ai personaggi, specie ai deboli e su di loro si focalizza, un po’ come aveva già fatto nella sua sezione del film “collettivo” Triangle. E’ quindi un Ringo Lam più sincero e sicuramente ispirato ma che non riesce ad offrire un film particolarmente accattivante a causa di una narrazione che poche novità offre all’interno del genere e che lo pongono in una zona di film di contorno per completisti. Ottimo il suo sondare una Hong Kong al neon come in passato e i piccoli tocchi umani verso i protagonisti (un ottimo cast che annovera i grandi del genere da Simon Yam a Louis Koo e Shawn Yu) ma purtroppo Wild City resta un film a metà come in parte lo erano stati i titoli del biennio 1997/1998, data sensibilmente simbolica.

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