Women On The Run

Voto dell'autore: 2/5
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AWomen on the Runnche un filone come quello delle ragazze violente ha le sue derive e questo film ne è la dimostrazione lampante. Prodotto realmente orribile e indifendibile ha però il pregio di essere il paradigma di ben due considerazioni. La prima è quella che tende a ridimensionare la carriera di un personaggio come Yuen Kwai, che, se ha firmato la regia di ottimi lavori come i due Fong Sai-Yuk e Hero (no, non QUELL’ Hero…) è riuscito spesso a dirigere film poco dignitosi, sorprendentemente brutti (No Retreat, No Surrender ma, perchè no, anche Yes Madam! non è questo capolavoro) che ne offuscano la carriera rendendola realmente discontinua. Stesso discorso per David Lai, co-regista come ai tempi di Saviour of the Soul, ma senza gli stessi risultati.

La seconda considerazione è che anche un film brutto come questo contiene alcune idee che lo rendono diverso da tutti gli altri del filone. In questo caso vediamo due registi e coreografi famosi e importanti lasciarsi coinvolgere da un film di ragazze violente, virandolo in una versione sessualmente esplicita e marcia; nudi integrali, presenza costante delle droghe (stereotipata, diseducativa e un pò a casaccio), stupri di gruppo.

La regia sembra realizzata da un analfabeta cinematografico; raccordi sballati, discontinuità dei movimenti e del chroma, edizione sbagliata, continuità inesistente, un vero disastro. Una ragazza ammanettata ad un tubo in un’inquadratura è nuda, nella successiva è vestita. E’ non è l’unica scena del genere. Sequenze folli ce ne sono, una prostituta che abbatte un cliente a colpi di kung fu, completamente nuda, una gang di sbandati che gioca a calcetto con il corpo di un cagnolino, colpi sparati sui testicoli, droga nascosta dentro le “pizze” di pellicola. Tutto qua. Una ragazza cinese (Tamara Guo) cresce diventando campionessa di kung fu, ma poi segue ad Hong Kong il suo amato che la costringerà -drogandola- a prostituirsi (oltretutto la tradisce). Lei ne causa involontariamente il decesso. Si troverà suo malgrado a condividere la vita con una poliziotta (Farini Cheung Yiu-ling) incastrata in una storiaccia di droga in Canada e a battersi contro King Kong (un super spaccia interpretato dal coreano Kim Won-jin, il coreografo del film My Wife is a Gangster) prima e contro un poliziotto poi.

Le sequenze prettamente action sono d’ordinanza, carine, niente più, le due attrici  danno anima e corpo (soprattutto corpo) abilmente nelle scene d’azione senza però possedere un millesimo del carisma di reginette tipo Yukari Oshima.

C’è solo da aggiungere che il film esce un anno dopo Naked Killer e naturalmente segue una moda, affiancandosi in un anno caldissimo ad altri film del genere quali The Avenging Quartet, Lady Supercop, Executioners, Madame City Hunter.

Tutti gli stereotipi del genere vengono mantenuti in peggio. Se tutto sommato in un film come Naked Killer ci si diverte abbondantemente senza rimorsi, questo film è il puro luna park del cinismo, del machismo, del sessismo oltre a contenere un poliziotto (lo stesso Yuen Kwai) fastidiosamente cinico e fascistosamente violento e passivo. Un vero disastro.
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