Wu Kong

Voto dell'autore: 3/5
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In coda (?) ad un lustro di revival cinetelevisivi sulla figura dello Scimmiotto (dal romanzo classico cinese Viaggio in Occidente) giunge questo Wu Kong, diretto da Derek Kwok che già aveva co-diretto “ufficialmente” il film di Stephen Chow (Journey to the West: Conquering the Demons).

Seppur permeato da tocchi personali e da qualche influenza del film già citato, il colossal a cui si avvicina di più è la saga di The Monkey King specie per il suo impianto sovraeffettato tipico del colossal cinese del nuovo millennio.

Da parte sua Kwok introduce un character design dello Scimmiotto particolarmente innovativo e maturo (almeno all’interno delle varie saghe cinesi) e un senso diffuso di melodramma e di atmosfera oscura. Le non numerose sequenze d’azione sono dignitose con alcuni picchi in testa e in coda di raro eccesso e tutto il finale ipereffettato pregno di dinamismo di matrice tipicamente nipponica (animata).

Il soggetto proviene da un racconto per il web, Wukong Biography di Jin Hezai e narra una sorta di prequel parallelo al romanzo focalizzato sulla figura proprio dello Scimmiotto.

Il limite è sempre lo stesso; in assenza di note sopra la media, di un piglio autoriale riconoscibile (come nei film di Tsui e Chow) o di qualche invenzione innovativa, questi film si lasciando andare ad un profluvio di effetti digitali così eccessivi da sciupare anche la resa coinvolgente dei numerosi décors reali e delle ottime scenografie. L’attitudine a stemperare la violenza in virtù di un film per tutti lo pone poi in un limbo generico che a tratti ne stempera anche gli innegabili pregi.

Non un brutto film e per gli appassionati dell’azione e degli effetti speciali in generale si può rivelare una visione particolarmente accattivante. Resta però un oggetto freddo per chi cerca l’anima vitale propria del buon cinema. Per completisti.

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