Yakuza-Busting Girls: Duel in Hell

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Sukeban Hunters IIAnche questo lungometraggio di Okuda Shin’Ichi, come Yakuza-Busting Girls: Final Death-Ride Battle di Nakaidara Kazushi, nasce come filiazione di un corto di diciassette minuti diretto dalla coppia di registi e con protagonista la bella Asami. La musa di tanti lavori della Sushi Typhoon conosce per la prima volta due ruoli da protagonista assoluta, se si escludono le produzioni per l’home-video, e lo fa con grande autorità. Trattandosi di film gemello dell’altro finisce non solo per mutuare la protagonista, ma anche lo staff tecnico. Anche qui infatti troviamo a supporto del regista gli artefici della new wave del cinema splatter nipponico: Nishimura Yoshihiro agli effetti speciali e Kazuno Tsuyoshi a quelli visuali. Ovviamente entrambi i film si discostano dal gore estremo dei classici film che vedono coinvolti i due, ma non lesinano certamente sulla violenza.

Il problema è che questa pellicola di Okuda risulta meno efficace di quella di Nakaidara perché scade nel citazionismo tipico degli emuli del Tarantino di Kill Bill e che continua a mietere vittime ad ogni latitudine. Non possedendo infatti la cifra stilistica del regista americano, capace di fare del campionamento completo e relativo assemblaggio di sequenze un vero e proprio stile di regia, si finisce ben presto per annoiare. Poco conta che Asami si passi le dita sulle labbra come Bruce Lee, si vesta come Django e la sua nemica, peggio ancora, indossi la stessa mise che fece la fortuna di Kaji Meiko nella saga dei Female Prisoner Scorpio. Tutto questo gioco all’accumulo finisce per annoiare, là dove invece il film del collega viveva di vita propria e si inseriva con facilità, anche se fuori tempo massimo, nel filone dei Pinky Violence. L’identità trovata e rivendicata orgogliosamente dall’altra pellicola è persa in quest’altro film dove Asami è ancora a caccia di Yakuza ed è costretta a destreggiarsi tra vendetta e disperazione dovuta a vari lutti.

Resta su tutto solo il suo personaggio omonimo in cui si incarna perfettamente e su cui giocano entrambi i registi lasciando inalterato il nome. La cosa è matematicamente dimostrata dalla canzone dei titoli di coda intonata dalla stessa Asami nella stessa maniera in cui le canzoni di Kaji Meiko solevano aprire e chiudere i suoi film.

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Presentazione del film:

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