Yakuza’s Law: Lynching!

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Yakuza's Law: LynchingAltro film dell’anno magico per Ishii Teruo, quel 1969 in cui era stato capace di inanellare film notevoli ed importanti nella storia del cinema come Inferno of Torture e L’Orrore degli Uomini Deformi. Ed infatti anche questo è sulla falsariga degli altri di questo periodo, sebbene cambi l’ambientazione e il tema di fondo: Vi è sempre tanto gore, una struttura episodica e i soliti volti noti degli attori Toei dell’epoca, che aveva una visione dei propri artisti più prossima a quella di un impiegato che di un attore.

L’idea è quella di usare le regole interne della Yakuza per fare da canovaccio a tre storie. L’infrazione di tali regole porta inevitabilmente alla tortura tanto cara e ricercata dai vertici della Toei che captato l’affare dell’eroguro dopo Shogun’s Joy of Torture (I Piaceri della Tortura) commissionavano film su film al regista. I tre segmenti sono ambientati in epoche diverse (Edo, Taishô e Shôwa) come accadeva per Love and Crime da cui mutua anche l’approccio finto documentaristico.

Nel primo episodio troviamo il leggendario Sugawara Bunta a far da protagonista, nel secondo Oki Minoru e nel terzo e ben più ampio degli altri l’abituale, almeno per i film di Ishii di questo periodo, Yoshida Teruo. Per una volta l’oggetto delle efferate violenze non sono donne, ma solo i maschi appartenenti alla malavita ad eccezione fatta della brutta fine fatta dalla bella Katayama Yumiko. La cosa rappresenta sì una novità, ma non cambia la sostanza del film che escluso l’elemento gore risulta più convenzionale del dovuto. Ishii proveniente dagli Yakuza Eiga che avevano fatto la sua fortuna in quota Toei, sa certamente il fatto suo, ma non riesce certo a raggiungere le vette sulle quali negli stessi anni stazionavano Fukasaku e Suzuki. Intrattiene, ma non convince con questo film che va ad inserirsi nella famigerata lista dei film sulle torture, che molti ad occidente tendono ad unificare sebbene non vi fosse alcun intento programmatico, né alcuna velleità autoriale nel fare film del genere. La volontà vera era quella di innalzare il livello di brutalità di un genere di per sé cruento ed indubbiamente il regista definisce un nuovo standard di brutalità, che forse solo un Miike Takashi in tempi più moderni è andato mai ad intaccare. Voler vedere di più in questo film  vorrebbe dire fare un torto ad Ishii ed in qualche modo sminuire il corpus dei suoi film, fatti di momenti alterni, belli e brutti, a volte anche superbi. Superbi come il giochino meta cinematografico del finale in cui Yoshida fischietta il tema scritto da Masao Yagi facendosi beffe dello spettatore.

Del film circolano versioni più o meno tagliate, ma il DVD tedesco, dotato di sottotitoli inglesi, dovrebbe essere integro. Nella madrepatria invece la versione homevideo di questo film non esiste ancora.

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