Yoroi: The Samurai Zombie

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Yoroi: The Samurai ZombieYoroi è la riprova che certo cinema pieno di stramberie continuerebbe a piacere all’appassionato se solo mantenesse una certa linearità e semplicità di fondo. Curiosamente nel mucchio di produzioni gore-splatter nipponiche degli ultimi anni si distingue come uno di quelli che scorrono con più facilità. In fondo è come si trattasse di un ritorno sul luogo del delitto per l’attore Sakaguchi Tak visto che il film è stato scritto dal suo primissimo compagno di avventure Kitamura Ryuhei, regista di quel Versus che rese entrambi famosi.
I punti di contatto tra Versus e questo film non si limitano però al solo fatto che il regista sia alla sceneggiatura, invero povera, e l’attore protagonista sia invece passato al banco regia. Come il film originario tutto si svolge tra boschi, vi sono vari gruppi di persone che si ritrovano a dover far fronte ad una resurrezione zombie tra cui un’altra sgangherata coppia di poliziotti, mentre il cimitero yakuza viene sostituito dalle tombe di alcuni samurai. La somiglianza a livello formale infonde nel film di Sakaguchi gli stessi elementi che fecero il successo del film di Kitamura e che abilmente mascheravano gli immani difetti in comparto regia.
Ad esempio non c’è un attimo di tregua per la famiglia in vacanza che, trascinata da una coppia di criminali (Ueda Hiromi e l’ex-pornostar Natsume Nana), si ritrova in un’area interdetta al pubblico. Ovviamente in questa zona i morti hanno la tendenza a tornare in vita con una facilità impressionante. Lo zombie che dà il titolo all’opera è di fatto invincibile e più simile all’inarrestabile Terminator che ai classici zombie cinematografici. Tutti i protagonisti vi si scontrano e finiscono per avere inevitabilmente la peggio siano essi la famigliola, i poliziotti o i criminali, tra cui si distingue la faccia nota di Ishida Issei (Strange Circus). Prima del finale c’è anche tempo di vedere un paio di suoi compagni dall’aldilà tra cui un letale zombie arciere che sfoggia un look con benda sull’occhio molto simile al celebre Jubei Yagyu dipinto da Sonny Chiba in diversi film.

In un’atmosfera fatta di fumi e luci blu, che ricordano i begli horror degli anni ’80, c’è tempo per scandagliare tutti i rapporti tra i protagonisti come la tragica storia d’amore tra i due criminali e i rapporti madre-figlio. Insolito ed inaspettato da Sakaguchi, finanche sorprendente, visto che il suo film finisce per superare quello originario e va subito dritto al punto. Quantomeno diverte di più ed è meno ossessionante sui luoghi comuni del cinema di Kitamura tipo i fighetti in giacca di pelle che fanno a botte.

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