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YOUNG AND CLUELESS

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Il regista del film Tang Danian

 

 

 


 

 



di Tang Danian, Cina, 2006

Titolo originale : Qing Chun Qi
Interpreti : Tian Yuan, Po Po, Song Ning, Wu Xiaoliang, Tang Yinuo, Chen Minghao, Yan Bingyan
Sceneggiatura : Zhao Zhao
Fotografia : Li Jun
Montaggio : Tang Danian, Wang Hai
Musiche : Du Wei
Prodotto : Feng Xuedong, Ni Haifeng
Data di uscita : 10/2006
103'

Inizia con una prospettiva rovesciata, a testa in giù, con due ragazze molto diverse tra loro, Xi, apparentemente più irrequieta  e Qi Qi, solare e vivace, e sembra che la storia debba concludersi lì tra interminabili ricreazioni e pomeriggi passati a sognare il futuro, lunghi istanti passati a fantasticare e a chiacchierare, come fanno tutte le adolescenti di questo mondo.

Lento come i sogni e le illusioni adolescenziali e lieve. Dovrebbe essere la storia della crescita di due ragazze, due amiche e compagne di scuola, che alla fine delle superiori attraversano quel brusco,  complesso momento di transizione che porta alla realtà, ai problemi e alle responsabilità del mondo adulto. Diventa invece una riflessione sul caso e sulle coincidenze, sulla distanza che separa quello che vorremmo che fosse da quello che effettivamente è. In fondo diventare grandi vuol dire soprattutto questo. Le nostre aspettative spesso distorcono il nostro modo di interpretare quello che non riusciamo immediatamente a spiegare. Young and Clueless è articolato in tre fasi, nettamente distinte anche dall’uso di diverse ambientazioni. La prima è la parte dedicata al Liceo e all’innamoramento di Xi per un ragazzo bello, ma inaffidabile, la seconda quella di passaggio, è quella di una vacanza al mare tra compagni, la terza quella della solitudine urbana, fatta di cantieri, uffici e locali notturni scuri e assordanti. Poi c’è la dimensione onirica, quella dell’incubo ricorrente di Xi, vestita da sera, che corre per i corridoi e le stanze buie di un teatro abbandonato. Un operaio edile, venuto dalla provincia osserva dalla sua gru, le finestre di un appartamento e ha l’abitudine di telefonare da una cabina, all’alba, componendo dei numeri di sconosciuti, solo per il piacere di poter comunicare con qualcuno. La sua voce fuori campo trasmette il senso di isolamento e di esclusione di chi non fa parte di una città che cresce continuamente. Non c’è bisogno di azione, movimento, rapidità, il vuoto è solo apparente.

Tutto si collega perfettamente in modo non forzato. A volte può sembrare che ci siano dei buchi, delle ripetizioni, che il film sia un po’ troppo giocato sulla inconcludenza dei personaggi. Nel complesso, nonostante qualche concessione a un lirismo che sconfina nel bamboleggiamento, l’atmosfera fresca e ingenua e la soluzione che ci riporta alla convinzione che niente è irrazionale o inspiegabile convincono per la sensibilità e maturità.

A cura di Cecilia Collaoni



 












 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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