Zee Oui

Voto dell'autore: 3/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [3,00/5: 2 voti]

Zee OuiZee-Oui comincia come una qualsiasi storia di povertà e di ignoranza: il dramma vissuto da migliaia di cittadini cinesi, che emigrano alla ricerca di un lavoro. Tuttavia il caso qui narrato è un reale fatto di cronaca, avvenuto alla fine degli anni ’40 e che tuttora fatica ad essere dimenticato dalla popolazione thailandese. Zee-Oui, il nome di un serial killer, di un giovane che uccise decine di bambini strappandone il cuore per curarsi.

Zee-Oui è il nome storpiato di un cinese che per poter permettere alla madre di stare bene decise di andare in cerca di lavoro in Thailandia, senza immaginare cosa lo aspettasse e cosa avrebbe dovuto patire.

Il protagonista si chiama infatti Li Hui, un giovane che vive da solo con l’anziana madre in una condizione di estrema povertà. Vittima di incubi ricorrenti e terribili, causati dai traumi subiti durante la sua vita da soldato nella guerra sino-giapponese, Li Hui deve combattere anche con una grave forma di asma (tubercolosi?) che inizia a manifestarsi sempre più intensamente durante il suo soggiorno in Thailandia.

Dopo essersi, infatti, messo in contatto con un conoscente della madre emigrato, Zio Dong, Li Hui si ritrova a fare lavori terribili, dove viene maltrattato da tutti essendo uno straniero e non conoscendo la lingua, ma soprattutto dove le condizioni igieniche sono ben peggiori di quelle a cui era abituato. Ed è per questo che all’accentuarsi della malattia, la sua mente lo riporta al periodo dell’infanzia, in cui, già sofferente, era stato guarito da un metodo medico segreto di suo madre: fare un brodo con del cuore umano.

È da qui che si apre il baratro in cui Li Hui sprofonda. Debilitato, maltrattato, sofferente nel corpo e nella mente, il suo unico scopo è ormai trovare abbastanza soldi per tornare a casa, ma soprattutto sopravvivere. È per questo che, dopo un terribile incidente che lo porta ad uccidere (durante una crisi nel sonno) la piccola figlia di uno dei suoi padroni, Li Hui non ha nessuna ragione per rimanere lì. Si sente sempre più braccato e in pericolo, e comincia a maturare un odio profondo verso l’estremo razzismo dei thailandesi.

La sua mente, distrutta ormai dai soprusi degli esseri umani che lo affliggono sin dalla giovinezza, perde totalmente il controllo e la sua diventa una discesa verso il baratro, in preda alla rabbia e al bisogno disperato di vivere per vedere di nuovo la madre, unica persona per lui realmente importante. Da questo momento le uccisioni dei bambini, per poter utilizzare il loro cuore, diventano sempre più frequenti e la stampa non fa altro che peggiorare la situazione, imputando a lui anche scomparse di cui non è l’artefice: perché si sa, quando c’è un capro espiatorio è meglio scaricare tutte le colpe su di lui piuttosto che impegnarsi a trovare i veri colpevoli.
A questo punto viene chiamata in causa Dara, una giovane giornalista che aveva vissuto il trauma di vedere la sorella minore rapita e uccisa e che quindi si sente profondamente coinvolta da questa vicenda, ma più dal lato umano che quello puramente mediatico.

Zee-Oui è un film notevolmente interessante. Terribile, coraggioso, duro, senza remore né limiti. Non è un horror, anche se molti lo definiscono tale, perché nulla ha Li Hui del maniaco assassino tipico dell’horror, e neppure il film si sviluppa per accentuare questo fattore. Nella sua follia uccide per vivere, si comporta come rispettando regole ancestrali di vita e di morte, dove non si guarda in faccia a nessuno, dove la preda da catturare è quella più debole, quella che non si può ribellare.

La colpa è del mondo, di una società da cui è nato che portava avanti tradizioni che per gli uomini moderni possono sembrare barbare (come l’uso di organi umani per curarsi); di una società che lo ha schiavizzato, durante la guerra, obbligandolo a non guardare in faccia a nessuno, per difendere la propria patria; e di una società in cui si ritrova che tratta gli stranieri come oggetti, macchine utili solo a lavorare e come divertimento ideale per scherni e maltrattamenti.

Un film che coinvolge emotivamente e non perché gli attori siano particolarmente bravi, infatti a mio avviso spicca solamente Long Duang (Li Hui) maschera della malattia che lo sta distruggendo, ma perché ci si ritrova a non riuscire a giudicare nessuno, perché tutti, cinesi, thailandesi, giapponesi, sono messi sullo schermo come degli esseri senza umanità. E il carnefice, colui che l’opinione dello spettatore dovrebbe vedere come nemico, è alla fine la vittima di tutto.

Uccide soffrendo e vive subendo.

Il film è sviluppato in modo tale da inibire il giudizio sui suoi protagonisti, dove c’è sempre qualcosa di peggiore del male e dove nulla si risolve, se non con falsi colpevoli.
Del film è apprezzabile soprattutto la fotografia, cupa e calda, così simile al dolore, alla follia e alla paura. Mette in scena l’ambiente ideale dove tutta la storia può svilupparsi, aumentando ancora di più il coinvolgimento, per obbligare lo spettatore a provare a formulare un giudizio.

Zee-Oui è un film che consiglierei a tutti, ma sconsigliabile a chi magari è troppo impressionabile, perché non mancano scene molto cruente. Tuttavia il male non è la visione, ma il pensiero di ciò che ha realmente portato un essere umano ad essere così.

Espressione evidente del film è una critica al mondo intero, che non si rende conto di avere in grembo solo dei mostri, se non nel momento in cui la follia prende il posto della ragione e dei colpevoli vengono esposti alla pubblica punizione.

CONDIVIDI: