Zero Focus

Voto dell'autore: 3/5
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Zero FocusGruppo di interpreti eccellenti, uso del colore e cura formale nella confezione fanno di questo film, volutamente retrò, un thriller ambientato nei primi anni sessanta sulla meravigliosa costa della penisola di Izu in pieno inverno, un prodotto destinato inevitabilmente a fare incetta di premi nazionali. Le atmosfere melò anni cinquanta e gialle, a cui Inudo Isshin attinge a piene mani, elaborate secondo il senso estetico nipponico e con riferimenti alla storia e all’ambiente culturale del Giappone nel dopoguerra in modo davvero notevole, si perdono a volte in una costruzione vertiginosa, ma scontata in certe soluzioni. E’ certo che il film di Inudo è avvincente in certi momenti e che l’ingresso nella storia attraverso il materiale di repertorio è ben costruito. Matsumoto Seicho è un  buon autore di thriller e storie misteriose, che qui fa incursione nel mondo della prostitute che gravitavano attorno alle basi americane in Giappone durante l’occupazione statunitense tra la fine degli anni quaranta e gli anni cinquanta. La neosposina, Teiko (Hirosue Ryoko), il cui marito, Kenichi,(Nishijima Hidetoshi), che ha un  misterioso passato alle spalle, è sparito durante un viaggio di lavoro a Kanazawa. La donna apparentemente fragile non si da per vinta e arriva a confrontarsi con altre due donne, altrettanto forti e determinate, la raffinata signora Murota, Sachiko, sposata a un facoltoso uomo d’affari della città e promotrice di un comitato  per eleggere la prima donna sindaco del Giappone, impegnata a favore dell’emancipazione femminile e la centralinista dell’azienda. In realtà Kenichi conduceva una doppia vita, era già sposato quest’ultima, prima di conoscere Teiko. La chiave della storia sta nel passato condiviso dei tre personaggi. La soluzione della vicenda è ottenuta per gradi con una certa suspense. Tutto viene presentato dal punto di vista della giovane  e inesperta novella sposa, che è anche voce narrante.  Le tre donne rappresentano rispettivamente tre personalità e tre aspetti differenti della femminilità. Una è carina, ma non arrendevole, ama il marito e lo vuole per sé, la seconda, bella, elegante e astuta non vuole rinunciare ai suoi privilegi dopo una giovinezza difficile e rappresenta il lato più riuscito, ma negativo dell’emencipazione,  la più malleabile e ingenua, ha reagito nel modo opposto alle stesse traversie. Forse qui le pedine da sacrificare sono proprio gli uomini, deboli, bugiardi, avidi, indecisi. Restano l’interesse per un conflitto ben orchestrato e dell’ambientazione, la fusione tra motivazioni private e condizionamenti dovuti a ragioni storiche ben più forti di quelle individuali. Nella sua rigorosa classicità, Zero Focus avrebbe potuto sfruttare in modo ancora più efficace il suo fascino.

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