Zombie Fight Club

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Zombie Fight ClubZombie Fight Club lascia alquanto confusi sulle reali aspirazioni di Joe Chien. Sia chiaro che non è peggio dei vari film sui morti viventi prodotti convulsamente a ogni latitudine, ma siamo comunque ben al di sotto del livello di tollerabilità noto a tutto il mondo che risponde al nome di Uwe Boll. Il cineasta tedesco rappresenta un po’ tutte quelle cose che non si dovrebbero mettere in un film ed è assurto ormai a simbolo di certo cinema. E non in senso positivo. Muoversi in quel mare fosco di produzioni, anche se numerosamente popolato, non dovrebbe perciò fungere da consolazione a questo regista taiwanese, anche se è doveroso concedersi il beneficio del dubbio vista la reiterazione dell’errore. D’altra parte è già la seconda volta che riesce a impacchettare un simile prodotto, riuscendo persino ad alzare la posta, riuscendo persino nella difficile impresa di spendere più soldi e far sembrare questo nuovo film ancor peggiore del precedente Zombie 108.

La partenza è ai livelli di una prova amatoriale, tutta computer grafica e didascalie, abbastanza sgradevoli. L’affidarsi ai tecnici degli effetti visuali è una costante e ogni inquadratura è filtrata con una grana talmente pesante da denotare una sensibilità più vicina ad alcuni prodotti nordamericani piuttosto che a quelli locali. Non che si possa colpevolizzare Joe Chien di amare film di zombi e supereroi occidentali piuttosto che i jiangshi, ma lo si può fare tranquillamente se decide di prendere in giro lo spettatore promettendogli un Fight Club con Zombie e ci si ritrova con oltre un’ora clonata del precedente film. Per l’ennesima volta scoppia un’epidemia in un palazzo dove si trovano SWAT al servizio di un capo cattivo. Per l’ennesima volta nel palazzo abitano personaggi che svariano tra delinquenti, padri di famiglia ambigui, pervertiti e spacciatori. Per l’ennesima volta tutte le donne hanno così caldo da essere sempre in reggiseno o costume a seconda dell’evenienza. E in generale per l’ennesima volta ogni idea becera che passa per la testa viene anche riversata nella sceneggiatura talmente priva di coerenza da presentare la frenetica comparsa e relativa scomparsa di personaggi senza alcuna logica.

MC Hot Dog per esempio ci regala una grande interpretazione mentre fa l’amore con delle tipe che si trasformano in zombie. Una cerca di mordergli il pene, ma non ci riesce. Ci riesce invece l’altra sexy zombie che stava facendo l’amore col suo socio. Poi arriva Andy On, che sarebbe l’ospite speciale del film, e si ritrova a fare botte con tutti gli zombie in spazi talmente ristretti e claustrofobici, che la cosa lascia pensare Joe Chien abbia nel frattempo buttato un occhio anche a The Raid. Ovviamente anche se lo avesse guardato, non ha decisamente capito nemmeno quel poco che c’era da capire, perché a spappolare crani in computer grafica fa fare pessima figura anche alle solitamente elevate doti marziali dell’attore. L’altalenante qualità degli effetti è avvilente, soprattutto quando si tratta di fiamme, esplosioni e mutilazioni improvvise. Quando poi inspiegabilmente entra in scena un anziano possessore di un esoscheletro armato di motosega si palesa la sciattezza del tutto con dettagli montati in maniera frenetica senza mai mostrare totali dell’intera scena. Così, a evidenziare la limitatezza dell’impianto grafico.

Buon senso vuole che sia decisamente meglio evitare di impelagarsi in certe scene, se poi non si è in grado di supportarle adeguatamente nel comparto tecnico. È a questo punto però che il provvido Chien prova a far dimenticare le sue malefatte dando allo spettatore quanto promesso dal titolo. Un anno dopo le vicende del palazzo, il mondo è dominato da uno degli inquilini, che da buon tiranno è solito organizzare arene di gladiatori in cui sono finiti gli altri due sopravvissuti del temibile stabile: Andy On e Jessica C. Un’altra mezzora di personaggi inutili si trascina stancamente tra un incontro e l’altro senza aggiungere praticamente nulla se non la sensazione di aver sbagliato decisamente film questa sera. Almeno l’umorismo becero della prima sezione scompare del tutto e si accumulano altre scene drammatiche con gente morsa mugolante di dolore per lutti e sacrifici assortiti, ma in definitiva l’unica certezza che ci consegna Joe Chien è che non ci cascheremo una terza volta nell’errore di vedere un suo film dell’orrore.

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