Anno Hideaki & Higuchi Shinji: Tokusatsu


Hideaki Anno + Studio GhibliTokyo, 5 Ottobre 2012, è uno degli ultimi giorni per approfittare di una mostra unica. Al Museo d’Arte Contemporanea della capitale nipponica è infatti di scena tanta polverosa memorabilia che viene fuori dagli archivi della fantascienza locale, insomma tutto quello che cade sotto quel termine Tokusatsu, letteralmente effetti speciali, che scalda il cuore dei bambini giapponesi da oltre un lustro. Alcuni di quei bambini poi devono essersi fatti decisamente grandi a giudicare dai tanti adulti che popolano la fila che si attorciglia due, tre volte su se stessa prima di permetterci l’ingresso. I tre gaijin in fila destano anche qualche sguardo curioso, ma certe volte i Giapponesi sembrano ingenuamente ignorare che vi possano essere altri bambini cresciuti coi sogni di distruzione di Godzilla.

Il gigante della Toho non è l’unico protagonista della mostra. Ovviamente grande spazio è dato anche alle altre creazioni di casa Tsuburaya, ma anche a prodotti come quelli della P Productions che per strani giochi di distribuzione sono più famosi in Italia dell’ultrauomo come Ultralion (Kaiketsu Lion Maru) o Spectreman. Una galleria di costumi che dal vivo restituiscono davvero la sensazione del giocattolo, per cui merito di quei creatori di sogni l’averci incantato per anni davanti agli schermi. La mostra è stata allestita sotto la guida attenta di due appassionati come Anno Hideaki e Higuchi Shinji. Il primo creatore di leggende come Neon Genesis Evangelion, il secondo suo collaboratore storico da una vita, fondatore assieme al primo del nucleo embrionale di quella che sarebbe stata la Gainax e soprattutto mago degli effetti speciali. Suoi sono infatti quelli del più recente dei Gamera che guarda caso ha una bella postazione trionfale all’interno della mostra.

Di Anno e Higuchi è anche l’idea di realizzare un corto a cui assistere alla fine del percorso che si snoda in varie sale del museo. E il colpo di genio è proprio quello di portare in questa fabbrica di sogni un altro grande dell’immaginario giapponese, sua maestà Hayao Miyazaki. Proprio Nausicaä della valle del vento, una delle sue opere più personali, tale da averlo spinto a realizzare persino uno dei suoi rari manga è alla base della storia di God Warrior Attacks Tokyo. I dei guerrieri della storia cartacea, invadono Tokyo e come tutti gli altri kaiju della tradizione regalano distruzione. Giusto una voce fuori campo ad accompagnare i pochi minuti di devastazione, poca narrazione, ma è tutto quanto da mozzare il fiato.

 

L’emozione è davvero palpabile tra gli spettatori di tutte le fasce di età che si raggruppano nella piccola e buia sala in cui viene proiettato. I due mostri sacri si sono superati e dopo questa visione si svela chiaramente e con tanto stupore il filo invisibile che unisce i colossi di Neon Genesis Evangelion ai Dei della distruzione di Miyazaki, che chi scrive non aveva mai notato. E’ come se tutto questo immaginario fantascientifico fosse un flusso continuo tra diversi autori, diversi creatori, diversi amanti della stessa materia. Qualcosa all’apparenza impenetrabile per noi occidentali, che in parte spiega quegli sguardi curiosi verso gli stranieri in fila. Atterrisce vedere il magnifico risultato raggiunto da Higuchi e Anno, poi svelato dai making of disseminati nelle ultime sale dell’esposizione. L’impressione che si trattasse in certi punti di computer grafica è dissipata dalle prove oggettive che si hanno davanti agli occhi. A parte gli sfondi e la color correction è tutto dannatamente vero, tutto realizzato da sapienti mani d’artigiano. Dai grattacieli distrutti dal gigante che semina distruzione, dall’esplosione nucleare realizzata da batuffoli di ovatta con luci strategiche ad illuminarla fino ad un cagnolino giocattolo, talmente goffo da sembrare in video una brutta creazione in CGI, ma in realtà beffa orchestrata dei realizzatori ai danni degli spettatori. Vederlo esposto nel materiale di scena, alto qualche decina di centimetri, restituisce la magnificenza della loro bravura.

Giocando Anno e Higuchi creano cose immaginifiche, degne di stare di fianco a sforzi di portata maggiore che vediamo ogni giorno compiuti nelle multimiliardarie produzioni occidentali. Spazzano via, da soli e in pochi minuti, ogni dubbio sul fatto che il genere dei tokusatsu sia finito. C’è ancora tanto da elaborare, c’è la possibilità di portarlo a vette mai viste e, perché no, rivoluzionarlo a questo punto. Sarebbe davvero un delitto lasciare interrotta questa operazione, ferma lì a quei pochi minuti di corto, perché è proprio come se tutti quei pezzi di storia della creatività nipponica disseminati per le sale confluissero lì dentro.

Della mostra esiste anche un catalogo onnicomprensivo di tutti gli oggetti esposti con allegato un libricino più piccolo con dentro i dettagli sulla realizzazione del corto.

Nota: Alla mostra non era possibile fare foto e video, ma gli amici di SciFi Japan e Gaijin Channel ci hanno concesso l’utilizzo del loro video. Alcune delle poche foto strappate con la forza che sono nell’articolo sono state fornite dal nostro eroico bootlegger di fiducia Domenica Uncut.

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