Babymetal live (Estragon – Bologna, 5 giugno 2015)


Il concerto non sarà più alle 21.00, come annunciato, ma alle 20.00. Il che fa venire in mente che le bimbe debbano andare a dormire presto. Avviene così che dagli oblò dell’Estragon di Bologna, sede del concerto e unica data italiana per le Babymetal, entri tanto di quel sole da illuminare a giorno l’interno, effetto che andrà a scemare lentamente in favore delle luci del palco, con il calare del sole. Sembrava di stare a Londra. E non è cosa bella. Nonostante tutto si uscirà dal club che è praticamente ancora giorno e inoltre come se fossimo stati in una sauna visto che il locale era mutato nel frattempo in una infernale fornace. Fuori, ad attendere il pubblico un piadinaro e diversi bancarellari di t-shirt tarocche che vanno letteralmente a ruba nonostante il prezzo onesto (per gli standard giapponesi) delle originali (30€). Inaspettato.
Lo show dura un’ora, con ingresso finale per un paio di bis.
Concerto divertentissimo che lascia a bocca aperta come avviene spesso durante gli show delle idol. Ma a fare la sua buona parte è anche il pubblico maleassortito.
Estragon affollato da una moltitudo di esseri indicativamente così suddivisi: metallari divertiti, un 18% circa. Fanno tutte le cose infantili che fanno agli altri concerti incluso il vorticione spazzatutto, il pogo e l’headbanging. Sono pochi in effetti ma gli altri metallari sono troppo impegnati a stare a casa a battere i piedini su Facebook perché delle bambine di 10 anni cantano “dammi la cioccolata!” anziché andare a bruciare chiese. E’ un po’ come se un rapper militante si fosse incazzato con il Jordy di Dur dur d’être bébé! perché non andava a tirare molotov agli sbirri. Ci mancava che andassero a bucargli il pallone. E’ più preoccupante forse l’assenza totale di curiosità verso una cosa nuova che sta ancora mutando e cercando una forma.
Il resto erano disadattati di varia risma, anziani monolitici ma esaltati (che sono i più filologici nell’ambiente, in realtà), coppie allegre, famiglie cinesi con bambini, molti giapponesi, tanti nerd vari nippofili, cosplay e un fiume di ragazze gothic lolita con un 40 kg di troppo rispetto all’abito che indossano. Tutto ciò detto senza alcuna ombra di polemica visto che ci includiamo nel blocco descritto. Anche per i kg in più.
Lo show in sé è di straordinario intrattenimento, si resta con un sorriso ebete in faccia per l’intera ora, il pubblico si esalta, in molti conoscono i testi giapponesi. Nella prima parte la resa audio non è ancora ottimale con dei disequilibri alle voci, ma il tutto viene risolto nella seconda che appare cristallina e perfettamente equilibrata.
Da una parte c’è la conferma di tutto ciò che di buono e divertente c’è nell’universo idol; energia inesauribile delle ragazze quasi impressionante, coreografie cristalline e perfette, entusiasmo e divertimento ludico, contagioso e solare, rarissimo. Dall’altra, andando più sul tecnico si resta sorpresi di come la fusione tra j-pop e metal non sia in realtà una fusione ma ci sia una cesura a volte fin troppo marcata e questo venga rivendicato apertamente. Appare ancora più lapalissiano nello show dal vivo, ben più ruvido e aggressivo rispetto alla versione da studio. Più volte si ha come l’impressione che due cd diversi siano mandati in contemporanea tante sono le differenze di storia, umori e stile. O come si alternino senza soluzione di continuità elementi diametralmente opposti tra loro; davanti le ragazze fanno il loro show j-pop, dietro di loro una band imbruttita, truccata e incazzata mena sonorità metal. Tant’è che spesso gli uni lasciano spazio agli altri; ogni due o tre pezzi delle ragazze, la band si regala un brano da sola, strumentale, e anche la leader, Su-metal, lascia il palco alle due colleghe Yuimetal e Moametal in alcune tracce.

Piaccia o meno non tutto è così facile da penetrare. Il successo sicuramente arriva dalla componente metal, decisamente più nota e accessibile in occidente (e fa quasi ridere che sia più commerciale e comprensibile la parte metal del pop) e la repulsione da quella j-pop. Perché, ahimè, il j-pop (o comunque una grossa parte di esso, in questo caso ancora “old school”) è sezione di un insieme più grande di oggetti tipicamente giapponesi che sono base culturale e di estremo successo in patria ma di difficile comprensione e accesso in occidente. Il fatto è che sono vicini a cose ben note, ma lontanissimi nella filosofia che li sottende. Pensiamo agli yakuza eiga famigliari e contemplativi, al j-pop e all’universo tokusatsu, solo per citarne tre. Impossibile e incosciente svilirli come materiale di bassa qualità privo di interesse. Anche perché al suo interno sono presenti capolavori indiscussi. Si esula dalla componente esclusivamente musicale (probabilmente è qui il problema per molti), e si entra in un qualcosa di più grosso, in un progetto ben più complesso. Anche perché nessuno credo possa mai avere ipotizzato che delle bambine di dieci anni si mettessero spontaneamente in sala prove a comporre musica metal fusa al j-pop. Vero? Almeno questo diteci che era chiaro.
C’è come in tutto il genere un grande produttore e una grande storia trasversale ad altre arti e c’è una filosofia e un progetto complesso costruito intorno e in attuale fermento e sviluppo. In questo l’esistenza stessa delle Babymetal ha una portata quasi rivoluzionaria in entrambi i generi che affrontano. Ogni volta che abbiamo assistito ad un live di qualche idol è stato come aver letto in un solo momento cinque libri di storia e cultura giapponese. E’ illuminante.
Le Babymetal hanno ovviamente ripercorso l’intera discografia vista l’esilità della stessa, supportate da brevi e buffe sezioni video e voci off. La band grazie a questa commistione e apertura verso l’occidente è riuscita, dopo Kyary Pamyu Pamyu a divenire un caso musicale anche in questa parte del mondo, riuscendo tutto sommato a custodire in sé il senso più personale, intimo e culturalmente rilevante del genere.
In un pugno di anni sono riuscite a suonare a fianco di band del calibro di Deftones, Carcass e Iron Maiden (Sonisphere Festival 2014), Avenged Sevenfold e Megadeth (Summer Sonic 2014) e contemporaneamente ad aprire cinque concerti di Lady Gaga.
Un evento imperdibile come molti di quelli j-pop; non si sa mai se si avrà di nuovo la possibilità di potere assistere a show del genere se non si viaggia spesso verso il Giappone. Anche perché presto le Babymetal non saranno più “baby”. E quindi il produttore dovrà scegliere l’azione da intraprendere tra le tante percorse nella storia del j-pop. O una totalmente nuova.

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