Guida Strategica a Pechino


Approccio.

Come atterrando ad Hong Kong il primo impatto demotivante era con il caldo e l’umidità a livelli di guardia, così a Pechino, appena scesi dall’aereo ci si trova faccia a faccia con il tasso allarmante di smog; un odore intenso di pneumatico bruciato invade l’aria e soffoca le narici provocando panico in un viaggiatore specie se proveniente da zone lontane dalle grandi città. Ci vogliono circa tre giorni prima che il corpo si abitui e smetta di avvertirne l’odore. Nel caso di una gita fuori porta, però, al ritorno si dovrà subire di nuovo lo stesso nefasto effetto. Quando esso sarà ormai “invisibile” all’olfatto, il viaggiatore ne troverà prova nel momento di soffiarsi il naso, o nel prodursi lento e inesorabile di catarro che fa si che ovunque e con frequenza ritmica e ciclica si odi all’orizzonte il suono secco di locali che scatarrano in giro come nulla fosse. E dire che il 98% dei mezzi a due ruote che abbiamo visto erano elettrici e anche il traffico non è dissimile da una capitale europea. Probabilmente sono le industrie. La pelle nel frattempo si secca un po’ e i tubi di burro cacao si svuotano celermente nell’arduo tentativo si soccorrere l’aridità delle labbra, a loro volta bruciate dall’assunzione dei deliziosi cibi speziati locali o della zona dello Sichuan. Citato in testa il peggio passiamo alle infinite meraviglie di questa grande città indimenticabile.

In prima persona.

Arriviamo a Pechino a metà marzo del 2012. L’enorme massa nevosa italica si è già disciolta e le temperature sono salite. A Pechino invece è ancora fresco. La fortuna ci porterà a fruire in 15 giorni di un grande ventaglio di possibilità meteorologiche. Arriviamo con un cielo cupo, poi godiamo di un forte sole, segue una nevicata fitta notturna giusto in tempo per imbiancarci la grande muraglia e il Tempio del Cielo, poi un vento che agita gli alberi. La gamma di foto scattate sembra provenire quindi da un soggiorno di quasi sei mesi vista la varietà. Marzo però offre uno spettacolo di una Pechino tesa e pronta ad esplodere. Migliaia di radici nei laghi pronte a rilasciare piante di loto, alberi marroni e secchi ad un passo dalla fioritura. Pochi mesi dopo a stordire ancora di più ci penserà la potenza della natura ad accostarsi a quella dell’ingegno architettonico umano. Torneremo in un periodo più caldo.

Urban.

Pechino è un’incredibile esperienza urbana che viaggia ad almeno tre marce diverse. Dimenticate chi vi dice trattarsi di una città ormai occidentale e del tutto moderna; si, si è sicuramente occidentalizzata ma resta un’entità che vive di contrasti e contraddizioni. Quelle prettamente urbane ad esempio che alternano i poveri, enormi e stupendi hutong ai grattacieli pittoreschi (come l’architettura “impossibile” da illusione ottica o meglio da anello di Mobius del nuovo CCTV Building, il palazzo della TV di stato), le case tradizionali ai casermoni di stampo sovietico, capolavori di architettura lignea come Il Tempio del Cielo agli avveniristici spazi della zona olimpionica, fino allo stile berlinese del 798, la grande città degli artisti ottenuta tramite riconversione di poli industriali abbandonati. Il nuovo avanza e inonda tutto ma la tradizione resta; sembra quasi che una parte di Cina produca meraviglie che i cinesi vedono come elementi di (auto)interesse turistico più che come oggetti di cui fruire, troppo “avanti”(?) per i loro interessi. Tutto il quartiere olimpionico è un’opera di grandezza monumentale quanto Piazza Tienanmen, invasa di turisti cinesi, ma che emana un’aura quasi di abbandono, pur nella cura e nella brillante manutenzione. Capita così di quartiere in quartiere di fruire di diverse e ogni volta stimolanti porzioni di tessuto architettonico e urbano. Oltretutto la città vive di localizzazioni di interesse e di temi; ci sono gli hutong che sono e restano gli hutong ma spesso con intere vie o zone dedicate a “cose” o “arti”. Liulichang (a sud), la “via della cultura”, ad esempio, interamente composta di negozi di pennelli, timbri, china, carta. Xinjiekou, al nord (vicino alla Torre del Tamburo e a quella della Campana) viuzza di negozietti economici molto stimolanti, tra stampe, blocchi e quaderni e molti regalini da fare. La via vicino al Tempio dei Lama, interamente dedicata agli oggetti sacri e agli indovini. E poi i quartieri, quello universitario a nord ovest che merita una visita, quello finanziario a ovest, quello olimpionico a nord, quello artistico a nord est, quello dello sballo e dei party ad est. Pechino nel 2008 in tempo di Olimpiadi aveva 3 linee di metropolitana. Nel 2012 ne ha tredici in cui sembra sempre l’ora di punta, stipe fino all’inverosimile ma economiche (un paio di cent ovunque si vada) e quindi ideali per muoversi (le mappe sono gratuite e reperibili in loco).
Un bagno pubblico ogni 50 metri circa (bagno pubblico nel vero senso della parola, negli hutong sono fruiti dagli abitanti), un poliziotto ogni 40 metri, un cestino della spazzatura ogni pochi metri. In questo Pechino è efficientissima. Parlavamo dei bagni. Negli hutong il sistema idraulico casalingo è problematico e i condomini fruiscono dei bagni pubblici; per questo capiterà di vederli in pigiama, o bambini correre con la carta igienica in mano nelle ore più improbabili.
Nelle zone meno lussuose, ma non solo, Pechino conserva ancora un vecchio e poco performante sistema idraulico. Il che fa si che venga caldamente consigliato di non gettare la carta igienica (che spesso non è presente) nel WC per non causarne l’intasatura. Dove allora? Nel cestino. Che fortunatamente viene pulito e cambiato frequentemente.


Social.

Salta subito all’occhio l’estrema solarità, pacatezza e calore della popolazione locale. Basta fermarsi un secondo per strada o estrarre una cartina perché qualcuno venga subito spontaneamente in vostro aiuto. L’occidentale è ancora visto come entità “strana” tant’è che molte persone, giovani o meno giovani vorranno farsi le foto con voi. Tutti vi guarderanno con curiosità, tutti vi sorrideranno e anche l’uomo con la faccia più burbera si scioglierà in un caloroso sorriso se gliene donerete uno. A metà strada tra efficacia e cazzonaggine il pechinese è molto italico per certi atteggiamenti; l’attraversamento pedonale selvaggio o l’assenza di file sensate in metropolitana ne sono le espressioni più vivaci. Sembra sempre di vedere una popolazione di adorabili perdigiorno, come nei cantieri in cui decine di operai sembrano osservarne pacati uno solo che lavora; la rapidità ed efficacia dei lavori però ne sono la prova contraria e mostra una sorta di riflesso della loro attitudine a tavola, in cui mangiano moltissimo con un’apparente calma innata ma finendo le pietanze in un battibaleno. L’idea immediata è di una popolazione molto solare e disponibile, molto gentile e libera. Tranne negli affari commerciali. Per comprare ogni cosa bisogna trattare estenuantemente e il tentativo di tenere alto il profitto è sempre presente, ovviamente, specie (solo?) con lo straniero. Tranne nelle solite eccezioni in cui un commerciante ci ha fatto uno sconto spontaneamente senza che chiedessimo nulla. Il tutto sui prezzi di oggetti solitamente bassissimi. Sorridete a tutti e vi sentirete rinati, anni luce dalla gente perennemente ingrigita del nostro paese.


Costo della vita.

Basso. Molto basso. 2 Yuan (€0,254) per la metro ovunque voi andiate, con un paio di euro (anche di notte) coi Taxi vi fate decine di minuti di corsa e con un 4-5€ nel ristorante giusto (che non è un pessimo ristorante ma un ristorante popolare dove sarete l’attrazione e vi metteranno nei tavoli davanti la vetrina) farete una cena memorabile dalla quale non uscirete con residui di fame. 15€ circa per l’ostello dove abbiamo dormito. In uno stupendo hutong centrale (vicinissimo al Tempio della Dagoba Bianca), camera con bagno e 3 letti, una bella terrazza, riscaldamento, connessione internet gratuita. Certo, si arriva a spendere di più per servizi maggiori ma se si vuole spendere poco e ci si adatta, il costo della vita è bassissimo. Anche per le cose più elementari, come acqua o sigarette (per fare un esempio) raramente spenderete due volte la stessa cifra visto che ogni venditore fa un prezzo e ogni volta toccherebbe trattare per pochi centesimi. Per bibite e affini se non volete perdere tempo potete fruirne dai distributori nelle varie stazioni delle metro.

Comprare e l’arte del mercante.

Un incubo. L’incubo peggiore è che è proprio dell’attitudine pechinese trattare su tutto, dall’acqua, alle sigarette fino a qualunque altra cosa. Che può anche rivelarsi un’attitudine divertente (abbiamo perso un’oretta in un grattacielo/mercato per comprare una valigia nuova, trattando con una giovanissima peperina locale). Ma il fatto di doverlo fare sempre dopo un po’ diventerà il vostro incubo peggiore, soprattutto per la perdita di tempo anche per pochi spicci di valore della merce. Partono da cifre incredibilmente alte, più del doppio di come andrà a finire. Difficilissima trattare adeguatamente con i tassisti abusivi ma non sono cattivi, anzi si sono rivelati come tutti, persone squisite. Ma per attitudine trattano tantissimo. Dopo lo smog è l’incubo peggiore di Pechino. Oltre ai piazzisti in giro e alle mongole della Grande Muraglia che si impongono come guida.


 

L’occidentale.

Come ad Hong Kong, non pervenuto. Non vedrete mai occidentali in giro, da nessuna parte, tant’è che tutti vi vedranno come special guest, si vorranno fare foto con voi fermandovi per strada e vi sorrideranno. Dove trovate gli occidentali? Solo nella zona dei pub e delle discoteche all’occidentale, o in zone dal sospetto alone di “prostituzione”.

Sicurezza e pulizia.

Sicurezza si, oltre ogni più rosea previsione. Avrebbero potuto derubarci più volte e portarsi a casa un bel po’ di attrezzatura fotografica professionale. Non l’hanno fatto. In un caso corrispettivo italico non sarebbe andata così. Poliziotti ad ogni angolo di strada, giorno e notte sempre relativo relax, caos solo nella zona delle discoteche fino a tarda notte. Ma anche in disco sono estremamente onesti. Pulizia; se siete patologici dell’igiene fino al maniacale va bene ma dovete puntare a locali meno tipici, a ristoranti più lussuosi e a alberghi più costosi. Se volete vivere davvero una cultura e non vi fate problemi troverete ostelli con camerette private (singole, doppie, triple…) con bagno ma non tirate a lucido, o ristoranti più grossolani ma pieni di calore umano. Dipende solo da voi.

Lingua.

Solito discorso. Il cinese è la lingua più parlata al mondo non l’inglese. E qua si parla cinese. Ovunque. Avrete qualche rudimento di lingue anglofone negli ostelli, alberghi e zone più turistiche, ma saranno rare. E’ un problema? No, non è un problema, si vive uguale e si riesce a farsi capire in modi più o meno pittoreschi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Tutte le foto sono di Senesi Michele e Samuele Bianchi © PALONERO

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