Kikaida

Voto dell'autore: 4/5
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“Switch on… 1, 2, 3!”

A fronte dell’insperato successo della prima serie di Kamen Rider e in pieno boom del tokusatsu (Spectreman, Return of Ultraman, Superhuman Barom-1) la Toei si trovò a dover produrre più serie di supereroi locali.
Da uno dei plot scartati di Kamen Rider nasce parte del concept di una nuova serie che dopo una plurima modifica di titolo (Android Bluered, Android K, Android Redblue, Android Zerodiver) diverrà Kikaida, fusione delle parole “kikai” (macchina) e “raida” (rider). Tra il reparto creativo c’era ancora un dubbio riguardo al nome ma dopo un test fatto su un target di bambini delle elementari si prese atto che Kikaida era il titolo più acclamato. Prendendo libero spunto da oggetti come Pinocchio (citato letteralmente nel successivo manga di Ishinomori), Astro-boy e Cyborg 009, debutta l’otto luglio 1972 nelle tv.
Ma visto che la Toei è come il maiale e non si butta via nulla, numerose parti di idee e sezioni scritte, poi scartate dalla serie, sono state prontamente riciclate nelle successiva serie di Kamen Rider (V3) e in Robot Detective specie le idee relative a poteri e armi interne al robot e utilizzabili in corso di serie.
Inizialmente sia la chitarra di Jiro che il flauto di Professor Jill avevano potenza balistica, elemento poi abbandonato.

La solita organizzazione criminale, Dark, capitanata dal Professor Jill, produce androidi dalla forma animale per seminare il caos tra l’umanità. Uno degli scienziati del gruppo, il dottor Komyoji però, pentito e timoroso dei piani di Jill crea di nascosto Kikaida, un androide atto a fermare i piani criminali della Dark. Ma viene scoperto prima di istallare nel cyborg un meccanismo della coscienza che ne limita le possibilità e che lo rendono vulnerabile alle note del flauto di Jill. Obiettivo di Jill, abbattere Kikaida e riprendere il suo piano criminale. Obiettivo di Kikaida, difendere il professore e i suoi figli e fermare il piano di Jill.

Kikaida è uno dei tokusatsu più deliranti e psychotronici sulla piazza; colori psichedelici, mostri gommosi e multicolor, effetti ottici frastornanti, effetti pittorici stile animazione (in una puntata l’attacco di alcuni corvi è risolto in formato animazione), fotografia sfacciatamente satura, deriva pop accecante.
Anche la presenza dell’eroe (e dell’antieroe) bicolor con calotta cranica trasparente che ne espone il cervello o gli ingranaggi che ne compongono quello elettronico è fonte di evidente suggestione. Il problema a monte è che le serie tokusatsu della TOEI del periodo (come quelle contemporanee d’altronde) produttivamente erano anni luce indietro rispetto alle omologhe della concorrenza, rappresentata in primis dalla Tsuburaya. Certo, nella casa di produzione degli effetti di Godzilla (e Ultraman) lavorava uno dei più grandi artisti della storia nel campo dell’effettistica. Qua invece troviamo delle creature goffe e storte con una resa quasi carnevalesca (che migliora leggermente nel proseguo della serie), e delle divise/tute/armature prive di un briciolo di credibilità; i cattivi sono gente in pigiama con un paio di protesi posticce in testa. Valutando poi l’ammiccamento eccessivo ad un target infantile (sia nella componente di bambini come attori che nella insopportabile spalla comica rappresentata da Hanpei Hattori figura di routine in tante serie toku e animate del periodo, qui inserita per donare una sorta di ancora catartica e comica di riferimento al pubblico più infantile e per far fronte alla concorrenza di uno show comico di un’altra rete televisiva) il tutto perde di mordente nonostante l’accenno non raro a elementi più perturbanti; smembramenti di robot, civili uccisi, qualche sequenza più dark, un paio di temi più maturi (su cui torneremo dopo).
E’ anche vero che a fronte della bassa resa produttiva le creature nemiche sono concettualmente parecchio deliranti. Di base sono plasmate sulla fattezze di animali e hanno nomi che uniscono quello del relativo animale ad un colore; Scorpion Brown, Blue Stag Beetle, Grasshopper Gray, Blue Electric Eel, Yellow Jaguar e così via.
Come forma e come poteri sono decisamente pittoresche e creative; Una rana che espelle sfere nere esplosive, un armadillo rosa che muta in donna, una spugna verde rotante. C’è anche una tragica vicenda di un formichiere androide che se ne va in giro con il figlio attrezzato di relativo panda di peluche protagonisti di una tragica vicenda famigliare quando una volta sconfitto il padre il figliolo diviene orfano e perisce in un inaspettato incidente.

Episodi autoconclusivi che seguono una vaga/vacua trama centrale specie nella fine, svolte narrative casuali, regia sconclusionata come tante serie del periodo girate in fretta per riempire i palinsesti. Kikaida non possiede assolutamente un reale valore qualitativo ma sicuramente è un oggetto fondamentale per il periodo e per quello che avverrà nell’immediato futuro. E’ un’opera colma di straordinarie invenzioni e di grandi momenti, irresistibili personaggi e una inusitata libertà produttiva. Il concept è vincente tale da renderlo un prodotto visivo ideale come retroproiezione da evento musicale, come un oggetto psychotronico, più che come serie in sé.
Detto questo va anche ammesso che Kikaida prende senso e probabilmente ha ottenuto lo status di culto quando decide di inserire la grande svolta narrativa interna. Avveniva spesso che serie così lunghe, della durata di un intero anno decidessero di introdurre qualcosa di macroscopico a serie inoltrata per risollevare l’interesse di fronte alla ripetitività del tutto (il robot umanoide in I-Zenborg ad esempio). In questo caso sono riusciti a compiere un’ottima combo toccando due dei “segreti” della sceneggiatura; il primo appunto l’introduzione del nuovo elemento di interesse. Il secondo avere introdotto un nuovo cattivo, estremamente carismatico e più interessante sia del villain principale che dello stesso eroe (un po’ come il Jack Moon del successivo Madan Senki Ryukendo), chiamato Hakaida. Scelta vincente che sarà ripetuta nella serie successiva fino a regalare al personaggio un film in solitaria diretto del re del genere Amemiya (il creatore di Garo, per intenderci) e intitolato Mechanical Violator Hakaider.
Androide maledetto e “leoniano” con il solo obiettivo di abbattere Kikaider, nel momento in cui altri porteranno a termine la missione si troverà in preda a crisi di identità e a riflessioni alla Blade Runner ante litteram. Probabilmente Hakaider è quel bonus e quell’elemento che ha chiuso la linearità di un progetto donandogli un non indifferente plusvalore qualitativo e iconico, all’unanimità acclamato come uno dei migliori villain della storia del tokusatsu. Hakaider nasce quando un canale concorrente mandava in contemporanea Lion Maru, serie che era decollata nel momento in cui era stato introdotto un altro personaggio particolarmente carismatico, Tiger Jo. Ecco che viene abbandonata così l’idea di un robot gigante e adottata quella di Hakaider, personaggio che sfuggirà di mano a tutti sorpassandoli in successo e carisma,

Affiancato da un manga di Ishinomori che aveva anche partecipato a tutta la fase creativa Kikaida fu un buon successo a cui seguirono serie TV animate, OAV, e un reboot nel 2014. Una settimana dopo la fine dello show iniziò la serie successiva Kikaida 01. La serie ebbe una particolare fortuna nelle Hawaii ed è grazie a questo successo che nel nuovo secolo sono state restaurate e ristampate in DVD le due serie che hanno donato la possibilità agli spettatori di fruire dell’intera saga con filologia e rispetto della dignità dell’opera.
Kikaida ha avuto anche una piccola visibilità nelle sale cinematografiche con un’episodio inedito e fuori continuity girato con parti in 3D. 33 minuti di interazione con lo spettatore, con tanto di Jill che parla ai bambini spettatori e voci di bambini che rispondono, 20 Destructoid resuscitati e dei pannelli che segnalano quando indossare gli occhialini. L’episodio è oggi reperibile nel nono DVD della già citata serie ristampata dalla JN Productions Inc.

 

Jiro, la forma umana del protagonista e Kikaida.

 

Il Professor Jill e Hakaida

  

Foto varie della serie

Kikaida nei media, gadget, manga, DVD

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