Kim Jee-woon


Regista

Abbiamo intervistato Kim Jee-woon nel corso di una discussione fiume tenuta all’undicesimo Far East Film Festival di Udine, dove presentava il suo Il Buono il Matto il Cattivo, finalmente edito anche in Italia. Il regista era ugualmente noto per l’esordio The Quiet Family, per The Foul King, per Two Sisters e A Bitterswet Life.

 

Asian Feast: Il cinema di Sergio Leone l’ha particolarmente influenzata nella genesi di questo film (Il Buono il Matto il Cattivo)?

Kim Jee-woon: Quando ero bambino per la prima volta ho avuto modo di avvicinarmi all’opera di Sergio Leone. Ero giovane, ma già allora pensai che in futuro avrei voluto realizzare un film simile ai suoi. Pensai al suo modo di raccontare la storia e il suo modo di presentare i problemi della società del paese. Vi ho trovato molti spunti e ho voluto realizzare un film che raccontasse anche questi problemi.
Secondo il mio parere i film western americani si sono limitati a presentare soltanto il valore dell’eroismo, un valore – diciamo – che si può definire anche un po’ superficiale; però nell’opera di Sergio Leone trovai molta profondità e anche molti elementi rivoluzionari, se si possono definire tali, che rappresentavano la società.
Ritengo che C’era una Volta il West e C’era una Volta in America siano capolavori nel rappresentare i problemi di quell’epoca.
Ma la cosa che mi colpì di più nei film di Sergio Leone non è la semplice rappresentazione della società, del problema politico, ma il suo modo di esprimersi, il suo modo di raccontarla. Era un modo molto differente rispetto al classico film di questo tipo.
Trovo “leggendario” il suo uso delle inquadrature in primo piano e anche l’andamento molto lento che crea sempre una misteriosa tensione che trascina il pubblico. Per questo nel mio film ho voluto inserire questi elementi propri di Sergio Leone. Come però avrete visto ieri (nella proiezione al Far East Film Festival di Udine) mi sono reso conto un’altra volta che c’è molta strada da fare per raggiungere il suo livello.
Ho subito l’influenza della sua opera, del suo modo di realizzare i film, ma oltre a questo ho inserito anche l’emozione e l’azione tipicamente dinamica del mio paese. Come vi avevo accennato anche ieri nell’incontro, senza i film italiani la storia del cinema internazionale avrebbe avuto un vuoto e qualcosa sarebbe mancato successivamente.

AF: Il suo film evidentemente riprende Sergio Leone in elementi molto precisi: le inquadrature ravvicinate, primissimi piani degli occhi nel duello a tre, ma vi è anche un richiamo ai momenti musicali del suo cinema con ricorso a strumentazioni poco tradizionali quali il fischio e la tromba. Sembra poi che ci sia anche un omaggio più allargato al western americano e  a certi suoi autori. In particolare la magnifica sequenza finale di inseguimento dei vari cavalieri sul fuggiasco che sembra uno stupendo rifacimento di Ombre Rosse (NdA: Stagecoach) di John Ford. Volevamo quindi sapere se lei ha voluto rendere esplicito omaggio ad altri autori del western o anche ad altri generi cinematografici. Ci è sembrato di ritrovare anche un richiamo al cinema di Hong Kong in un’altra bellissima sequenza: quella del combattimento nel villaggio con le sparatorie aeree. 

KJW: E’ vero che ho voluto inserire tanti elementi di Sergio Leone, ma contemporaneamente ho provato a trasformarlo anche in una cosa tipicamente coreana. Sono quindi presenti anche vari elementi che si vedono in altri film di altri autori. Definisco questo film “kimchi” come un piatto tipico coreano molto noto.  Come ha notato in quella scena del villaggio per le sparatorie mi sono ispirato all’azione tipica dei film di Jackie Chan. Un critico cinematografico coreano ha anche detto che guardando la scena della casa piena di fantasmi si è rammentato in qualche modo di Blade Runner. Poi un altro critico francese addirittura ha detto che gli sembra di vedere uno Star Wars in versione western, ma personalmente ritengo che Star Wars di suo abbia qualcosa a che fare con il western. Nell’ultima scena in cui tutti si rincorrono con i cavalli mi sono ispirato a Mad Max. E’ stata una ripresa improvvisata al momento, si può certamente dire che non sia una cosa intelligente da fare, ma è stata fatta così come veniva in quel momento. E’ poi vero che ora molti cineasti usano questi effetti speciali, ma in quei film manca qualcosa che renda forte i film come accadeva per l’appunto nei film di una volta dove non venivano affatto usati effetti speciali.
Infatti questo è il motivo per cui tutto lo staff era molto preoccupato quando ho proposto che nell’ultima scena facessimo tutto senza una lista delle scene, senza un copione preciso, tutto così come veniva. Davvero. Eravamo tutti molto preoccupati. Non a caso questa è stata una delle scene dove  abbiamo lavorato con più fatica e ci sono stati anche tanti sacrifici da parte dello staff. E tutto quanto non sarebbe stato possibile se non ci fosse stato un entusiasmo forte da parte nostra. Questo ultimo combattimento tra i tre protagonisti è un omaggio diretto a Sergio Leone.

AF: Siamo curiosi di sapere se esiste veramente questo paesaggio o se l’ha ricostruito virtualmente. Le location del film dove si trovano?

KJW: Il posto esiste nella realtà. E’ in Cina, vicino alla Manciuria, proprio là dove inizia il confine del deserto ed infatti c’era durante le riprese un forte vento di sabbia che ha reso molto difficoltoso la realizzazione del film. Riprendere con le macchine queste scene dove i cavalli corrono a velocità altissima lì sul deserto era una cosa impossibile. Infatti abbiamo dovuto costruire una strada nuova dove potessero muoversi le macchine che riprendevano queste scene. Forse avremmo potuto pensare ad un’altra soluzione, forse siamo stati un po’ grezzi, ma è stata una bella esperienza. Poi molti collaboratori, molte persone che hanno lavorato cavalcando i cavalli hanno avuto problemi. Ci sono state tante cadute, ma invece di avere problemi di contusione, il problema maggiore era l’alta temperatura della sabbia che li scottava.
Sono molto felice di aver realizzato un film western e sono molto contento anche che la realizzazione di un western sia possibile nel nostro paese. In questa occasione voglio ringraziare tanto il maestro Sergio Leone che mi ha dato questa possibilità  di avvicinarmi al western.

AF: Abbiamo parlato di contaminazioni da cinema occidentale o da cinema asiatico nei precedenti film. Si è ispirato al cinema giapponese, all’action di Hong Kong, etc. Volevamo quindi sapere se avesse riferimenti nel cinema coreano, magari della generazione precedente.

KJW: A dire il vero sono stato sempre interessato ai film stranieri più di quelli asiatici. Però se devo citarne uno, ho adorato molto i  film del regista Kim Ki-young che tra l’altro dovrebbe essere stato in passato omaggiato qui in Italia a Firenze. (NdA: Crediamo si riferisca a Kim Ki-young omaggiato qualche anno fa a Firenze. La traduttrice fa un po’ di confusione dicendo “invitato” a Udine, ma la correggono con Firenze. Difficile anche che sia stato invitato visto che è morto).
Fino ad ora ho realizzato tutti i film ispirandomi a qualche genere oppure a qualche autore che mi ha colpito, però in futuro mi piacerebbe realizzare un film che vada lontano da questo, che possa essere più originale. Ero molto interessato ai film anche stranieri proprio perché scegliendo il genere ho potuto scegliere anche i temi adatti a questo genere di film. Questa è una cosa che trovavo molto divertente.
Posso dire che fino ad adesso mi sono concentrato a lavorare con il genere del film, ma d’ora in poi vorrei superare questo limite e farvi vedere qualcos’altro di più particolare. E per questo personalmente sono anche molto curioso di vedere come sarà il mio prossimo film.

AF:  L’ultima scena è stata girata con grande spontaneità, quasi improvvisando, mentre non è stato così per le scene del treno dove chiaramente c’è stato un impiego di cose meravigliose a livello tecnico. Volevamo sapere se ha fatto uso di uno storyboard per le inquadrature e qual è stata in quella lunga sequenza la scena più complicata da realizzare.

KJW:  La prima difficoltà l’abbiamo trovata perché il treno correva e quindi riprendere le scene sul treno in movimento era un problema tenendo conto di dover riprendere non solo la parte interna del treno, ma anche quella di fuori. Poi come avete potuto notare il treno ha uno spazio limitato, molto stretto, e lì mostrare molte scene diverse non è stato affatto facile. In quella scena, che inizia con questo personaggio bizzarro che semplicemente sale sul treno per rubare oggetti vari e non pensa di partecipare a tutta la vicenda, la cosa più importante era introdurre gli altri personaggi; renderli dinamici, molto attivi. Su questo si era prevalentemente focalizzato in quella scena. Infatti preparando la sceneggiatura ho trovato molto interessante delineare cosa sarebbe successo in questo scontro dei tre personaggi più potenti in quell’epoca. E la scena iniziale è proprio così come doveva essere, come era descritta nella sceneggiatura iniziale. Era molto importante come rappresentare ed introdurre i personaggi all’inizio del film. Ad ogni modo era molto pericoloso riprendere queste scene dall’interno e dall’esterno del treno in totale contemporanea. Ed infatti è stato uno dei momenti più pericolosi durante la lavorazione. Siamo stati per questo costretti a riprendere alcune scene dell’interno del treno utilizzando alcuni set che avevamo costruito.

AF:  Questo film è un omaggio a Leone come è stato ampiamente detto, ma anche Quentin Tarantino ha spesso omaggiato Leone nei suoi film. Volevamo sapere cosa pensa del cinema di Quentin Tarantino.

KJW: Credo di essere un po’ più giovane di lui, quindi posso dire che siamo della stessa generazione ed anche per questo forse trovo i suoi film più familiari rispetto a quelli di Sergio Leone. Credo che come succede anche a me, lui non trovi difficoltà nell’introdurre nei suoi film i vari elementi di modernità come gli effetti speciali. Noi siamo della generazione di MTV. Queste tecnologie nuove presenti anche nei suoi film le trovo anche io molto familiari. Trovo molto divertente e apprezzo nei suoi film le battute straordinarie. Anche io in questo film ho cercato di rendere questo tipo di particolarità mettendo alcune battute molto originali. Questa è davvero una cosa che mi piace molto nei suoi film. Ripeto. Apprezzo molto il suo cinema e guardando alcune scene particolari riesco a capire bene o male come abbia potuto renderle, realizzarle. Però se vado a vedere i film dei grandi maestri ci sono scene di cui non mi spiego la realizzazione tecnica, come per l’appunto i film di Sergio Leone. Ecco mi rimane sempre un dilemma. E’ veramente misterioso, direi leggendario, questo modo di raccontare, come accade anche nei film dei fratelli Coen. Ancora non riesco a capire in determinate scene come abbiano potuto girarle. Vorrei capire. Vorrei veramente capire.

AF: Nel film presentato qui al Far East Film Festival pare che manchi una scena all’inizio tra il buono e l’esercito di liberazione.

KJW: Infatti manca questa scena perché ho dovuto, anche per problemi di tempo, cancellarne varie. Nella versione del dvd coreano c’è tutto. Ho dovuto tagliare addirittura 50 minuti di scene. Ho sentito dire che anche per C’era una Volta il West di Sergio Leone la versione iniziale fosse di tre ore e mezza, poi furono avanzate questioni dalla casa di distribuzione e anche lui dovette eliminare una scena che durava più di 15 minuti. Infatti per spiegare meglio tutta la storia e rendere tutti i dettagli, il film sarebbe dovuto durare quasi tre ore, ma non mi sento al livello del maestro Sergio Leone e quindi  non avrei neanche potuto fare una cosa del genere. Così mi accontento. Questa versione del film –diciamo- volevo che richiamasse un concerto rock che avesse un ritmo molto accelerato, molto veloce. Ecco. Questo volevo ottenere.

AF: C’è un momento in cui Chang Yi (il cattivo) osserva con entusiasmo un mondo che non gli appartiene al cinema. Che significato ha questa scena? 

KJW:  Il film che guarda al cinema è interpretato da Clark Gable. Mi par di ricordare che si chiami Accadde una Notte (NdA: It Happened One Night) o qualcosa del genere. Non c’è interesse da parte di Chang Yi perché non si tratta di un mondo in cui vorrebbe entrare, ma era semplicemente una scena in cui dei poliziotti inseguono il personaggio. Ed in quel momento anche Chang Yi vuole inseguire il matto. Chang Yi è un personaggio cattivo, questo sì, però non volevo renderlo un “semplice” cattivo, piuttosto uno che partecipasse alla vita sociale e si godesse anche la cultura. Come quel particolare personaggio di Robert De Niro che ammira l’opera nonostante il suo ambiente.

AF: Prima citava il rock e vorremmo ritornare sulla musica. Nel film c’è una grossa varietà: si spazia da Moonlight Serenade dagli anni ’30 fino a Don’t Let Me Be Misunderstood dei ‘60. C’è una somma di diversi stili musicali, così come una mescolanza di epoche diverse. Ci sono combattimenti con coltelli, ma anche con fucili e cannoni e lo sfondo della rivoluzione come nei film di Leone. Ci dice qualcosa su questa idea di opera “complessiva”?

KJW:  Posso dire che si tratta comunque di una cosa spontanea che è tipica di questa generazione in cui viviamo. Ne abbiamo parlato anche quando abbiamo discusso di Quentin Tarantino. Questa fusione, questo mescolare –ribadisco-  lo accetto, non ho questo rifiuto verso il mescolare cose diverse. E’ una cosa che nasce spontaneamente. Si tratta di un film dove iniziano a correre dall’inizio fino alla fine e quindi l’inserimento di musiche adatte era un elemento molto importante. Mi sono molto raccomandato al direttore delle musiche. Far comprare i diritti di queste musiche è stato molto costoso da parte nostra. E’ stato anche uno dei momenti più difficili nella realizzazione. Visto che il costo era troppo alto all’inizio abbiamo pensato di sostituirle, ma alla fine queste non stavano bene con il film e quindi abbiamo dovuto spendere.

AF: Abbiamo notato che uno degli elementi più importanti del film è l’ironia. Potrebbe dirci se a suo parere viene dall’influenza dei western o è un elemento tipicamente orientale?

KJW: Certamente nel film c’è anche dell’ironia, ma esso è generalmente incentrato sulla nostra vita. Con Il Buono Il Matto Il Cattivo ho voluto raccontare come è fatta, che non si svolge mai come abbiamo previsto, che c’è sempre qualcosa che non va. La vita è piena di sorprese, quindi ne ho voluto parlare utilizzando il senso dell’umorismo coreano. Nella vita vorremmo sempre raggiungere un certo obiettivo, ma non è facile raggiungerlo. Questo perché ci sono degli ostacoli che ci limitano e tutto questo avete avuto modo di vederlo nel film. Tutti i personaggi hanno la loro forza. Tutti hanno reso possibile la storia. Tutti hanno inseguito per tutta la durata del film, però quando si ritrovano tutti nel punto in cui credevano di trovare il tesoro, questo non esiste, ma trovano questo petrolio che non possono certo portar via con sé. E la vita a mio parere è così: desideriamo una cosa e la inseguiamo, però alla fine non è detto che si tratti di quello che effettivamente desideravamo. La morale di questo film è questa. Non credo che si tratti di un fallimento poiché non hanno trovato il tesoro, ma piuttosto hanno capito tutti la difficoltà della vita. Amo molto questo detto coreano che recita: “E’ la strada sbagliata che crea una nuova mappa”. Il senso è che anche una intuizione sbagliata porta alla creazione di un nuovo cammino. In questo film è la mappa a creare la confusione e alla fine non c’era il tesoro. Possiamo per dire che nonostante i tre protagonisti abbiano intrapreso la strada sbagliata, alla fine hanno capito l’errore ed hanno imparato la morale della vita a mio parere.

AF: La maggior parte dei momenti di commedia vengono dal personaggio di Song Kang-ho. E’ esattamente come aveva chiesto di farlo? Il personaggio era già tale in sceneggiatura o c’è stato un grosso contributo dell’attore? 

KJW:  (dribbla la domanda) Se questo film fosse stato realizzato solo con questi due personaggi (il buono e il cattivo) sarebbe stato molto noioso, mentre inserendo questo terzo personaggio strano e misterioso il film diventa più interessante, più eccitante. Ritengo comunque che questo personaggio sia quello che rassomigli di più ad un personaggio reale.

 

Foto del regista:

Tutte le foto sono di Marco Tregambi ©AsianFeast.org/PALONERO
Adattamento: Paolo Simeone.

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