La Miniguida delle Tokyo Dolores ad Harajuku


TD @ HarajukuFa un notevole caldo a Tokyo anche se siamo a Ottobre, per questo c’è tanta gente per le strade espulsa in fretta dalle innumerevoli uscite della metro. L’appuntamento nel pomeriggio è con delle care amiche di Asian Feast, quelle tre ragazze abituate a fare spettacoli imprevedibili e acrobatici arrampicandosi su per i pali, care ormai a molti spettatori italiani: le Tokyo Dolores. Cay, Aloe, Jill ci aspettano all’uscita Omotesando della fermata di Harajuku della Yamanote Line per guidarci nel piccolo ma denso quartiere di Harajuku. Si parte da lì, dove a pochi passi c’è l’ingresso del parco Yoyogi, posto strategico dove non solo si può andare ad ammirare il bel tempio Meiji-Jingū, ma in cui si possono spendere ore ad ammirare gente dedita ad attività che vanno dal comprensibile al meno comprensibile: equilibristi, gruppi amatoriali di idol che provano le coreografie, finanche addestratori di cani skater. Quello che ci interessa però è buttarci in mezzo alla gente e raggiungere subito Takeshita Street. Incredibile come in una via così stretta possano radunarsi talmente tante persone in un giorno di sole e come il colpo d’occhio, già notevolmente policromo ovunque si passeggi a Tokyo, raggiunga in questo piccola porzione di città livelli inattesi, quasi stordenti per un povero occhio poco allenato di un europeo.

E` qui che si radunano al passeggio gli adolescenti, ma non solo loro, che cercano di canalizzare tutta la loro creatività, la loro personalità, le loro ansie adottando stili, mode, vestiari che variano dall’estremo allo stravagante con una cura del dettaglio e dell’estetica che raggiunge quasi il parossismo in certi casi. Nulla viene lasciato al caso in questo microuniverso in cui l’aspetto è oggettivazione dei propri sentimenti. Cay stessa ci spiega che vestirsi è qualcosa di terribilmente intimo soprattutto per le ragazze, un modo di comunicare con l’esterno in una società che ha l’opposto problema endemicamente scolpito nella proprio cultura. L’incomunicabilità è insomma risolta dai ragazzi con questo gioco di segni e simboli, soprattutto in quell’età delicata, o in questi tempi moderni se si preferisce, in cui se ne sente più l’esigenza.

Questa è insomma la vita di tutti i giorni a Takeshita Street tra negozi di gadget, di vestiario usa e getta e dolciumi. La mania per i prodotti di pasticceria raggiunge livelli assurdi. Le ragazze ci assicurano che è molto popolare fermarsi alla creperia Angel’s Heart da queste parti, che offre gusti assurdi compreso quello all’insalata mista che decide di mangiare Jill, così come sobbarcarsi ore di fila per dare un morso ad un pancake da Eggs and Things, Pancake Days o Sunday Jam. Usciti da Takeshita street e dal reticolo di strade secondarie si arriva là dove ci sono i negozi importanti. Pare che il tentativo occidentale di impiantare catene come Forever 21 o H&M abbia funzionato ben poco da queste parti e il punto di riferimento vero rimanga il mega agglomerato di negozi che si erge su più piani e prende il nome di Laforet. Cay ci guida all’ultimo piano sotto il livello della strada dove ci sono praticamente tutti i negozi che determinano lo stile delle ragazze di Harajuku. Ci assicura che un paio di anni fa c’erano solo articoli per Gothic Lolita, mentre adesso sono sensibilmente diminuiti e sono stati quasi del tutto soppiantati dei nuovi stili Dolly Kei e Fairy Kei. Le commesse di questo piano sono quasi sempre vestite a tema a seconda del settore di appartenenza e sono le prime rappresentanti dello stile d’appartenenza che commerciano. Intorno a Laforet altri negozi colossali si allineano sulla via che ci porterebbe verso il cuore della poco più convenzionale Shibuya. L’ultima visita è al negozio culto di questa parte di città quel 6% Doki Doki dove persino le commesse sono delle piccole star. Aperto a metà dei ’90 dai fashion designer Sebastian Masuda e Emiko Saito il negozio è il vero punto di riferimento per il già citato stile delle Fairy Kei che non a caso vede nell’esplosione del nuovo fenomeno della musica pop Kyary Pamyu Pamyu il suo zenit assoluto grazie proprio all’art direction di Masuda.

Il bilancio finale è quello di aver camminato per un attimo sulla fertile superficie in cui la cultura pop giapponese germoglia e matura. Le stesse Tokyo Dolores sono in parte frutto di questa aria particolare, di questa voglia di comunicare tramite la pop art, coniugando estetica e ammiccamenti kawaii, le proprie idee e passioni. Il primo spettacolo che mostrarono in Italia si chiamava non a caso Fate: The Harajuku Girls. Nell’idea originale della fondatrice Cay vi era proprio la volontà di far conoscere al di fuori di queste strade il principio generatore, lo spirito vero di questi movimenti sotterranei della cultura giovanile giapponese che arrivano dalle parti nostre solo dopo essere stati filtrati, se non fortemente travisati dai media che non ne riescono spesso a cogliere l’essenza intima. Un po’ come accade con le ragazze occidentali, che spesso capita di incontrare da queste parti, decisamente aliene all’ambiente e a dirla tutta un po’ goffe seppur imbracate nei loro vestiti sgargianti per mimetizzarsi, nel momento in cui vedi sfrecciare al loro fianco in tutta naturalezza le loro originali controparti orientali. E Probabilmente questo sintetizza bene la nostra escursione ad Harajuku, piccolo universo che affascina, ma talmente difficile da penetrare, per cui ringraziamo le ragazze di averci dato la possibilità di sbirciare dentro per una volta.

Concludiamo l’articolo con un saluto personalizzato rivoltoci dalle ragazze e la loro speranza di tornare presto. Asian Feast sta lavorando per poterle portare in Europa presto, per ogni informazione al riguardo non esitate a contattarci qui o sul nostro Facebook.

 

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