Lau Ching-Wan


Attore

 

Lido di Venezia, terrazza dello spazio Lancia. Abbiamo intervistato l’attore nel corso della 68° Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia (2011). Lau Ching-wan è un bravo attore con un’ottima carriera alle spalle. Ha recitato in molti film, lasciando la sua vistosa impronta in alcuni dei classici dell’ex colonia inglese, da A Hero Never Dies (1998) a Black Mask (1996), da Executioners (1993) a The Great Magician (2012). Ha avuto un innegabile rapporto privilegiato con il regista Johnnie To apparendo in molti dei suoi film. Con lui infatti era al Lido per presentare la nuova opera, Life without Principle

Asian Feast: Life without Principle è un film che parla fondamentalmente della crisi economico-finanziaria. Che influenza ha avuto questa crisi sul cinema di Hong Kong?

Lau Ching-Wan: In realtà, già prima della crisi economica, il cinema di Hong Kong era entrato in una fase calante. Direi quindi che l’influenza della crisi sul cinema nel mio paese non è stata molto grande. Tuttavia è nei periodi di crisi che nuove tendenze e idee hanno terreno più fertile per svilupparsi. Dobbiamo guardare al futuro.

AF: La mancanza di principi, cui il titolo internazionale del film sembra riferirsi, è secondo lei un parto della crisi economica? Life without Principle è un film che parla anche di una crisi morale, di valori?

LCW: Il film parla della natura dell’uomo, che si misura nelle situazioni di tutti i giorni. Per esempio, una volta si poteva risparmiare qualcosa e metterlo in banca perché fruttasse anche qualche soldo in interessi. Oggi se si risparmia e si mettono soldi in banca, tocca pagare per farlo: commissioni, tasse, percentuali. Se vuoi guadagnare qualcosa, devi rischiare. E le banche ti spingono a partecipare al gioco, al loro gioco. Il film parla appunto di come le persone possano finire intrappolate in questo gioco finanziario. Sul resto devo ammettere che mi dispiace, ma non ho ancora visto il film tutto intero (la proiezione con l’attore sarebbe stata la sera stessa del giorno dell’intervista NdR) e mi è difficile parlare degli altri personaggi (tutti ridono). Parlando di Panther, il mio personaggio, non credo che per lui si tratti di un problema di valori o morale.

AF: Una domanda sul finale, che riguarda il suo personaggio. Panther se ne va con la borsa dei soldi e lo vediamo così, senza sapere che ci farà. Vorrei chiederle cosa pensa – personalmente – dunque al di là delle indicazioni di sceneggiatura e regista – che Panther farà con quei soldi? Ripagherà il debito del compagno? Li terrà per se?

LCW: Di sicuro non pagherà nessun debito con quei soldi (sorride). Ma in realtà credo che Panther stesso sia il primo a non sapere che farci con tutti quei soldi, perché è un personaggio semplice che non è abituato ad avere a disposizione tanti soldi. Probabilmente si accontenterà di togliersi qualche sfizio, come comprarsi un sigaro costoso e gustarselo in santa pace.

AF: Nel contesto della crisi finanziaria mondiale, giudica che le banche si comportino male?

LCW: Non credo che si possa parlare di comportarsi bene o male da parte delle banche. Credo sia un fatto naturale, che sia l’economia a funzionare così; che l’obiettivo sia guadagnare, insomma. Il problema casomai è il modo, il metodo, e cioè quando per guadagnare si spingono le persone a firmare per investimenti che non sanno in realtà quanti rischi implichino.

AF: Crede che sia giusto che il cinema parli della realtà, della contemporaneità, e magari anche prefiggersi di cercare di cambiarla o è un concetto di altri tempi, fuori moda?

LCW: Non è cosa di altri tempi, e anzi sono d’accordo che il cinema debba parlare della realtà che lo circonda, e farlo con un linguaggio che lo renda accessibile al pubblico. Penso che il linguaggio dell’economia sia un linguaggio globale, e che quindi sia adatto a parlare a un pubblico più largo possibile di questi che sono problemi attualissimi, in una prospettiva di globalizzazione che avvicina anche i problemi delle persone che vivono in parti diverse del mondo.

AF: Si può dire che il suo personaggio, Panther, sia un personaggio romantico, forse l’ultimo dei personaggi romantici che hanno caratterizzato il cinema di Johnnie To e la sua collaborazione con lui (a partire da A Hero Never Dies e fino ad ora, NdR). Questo lato romantico e nostalgico è qualcosa che viene di più dal regista o da lei come attore?

LCW: Credo che il personaggio di Panther abbia due padri, che il regista e io abbiamo creato insieme. L’idea iniziale del personaggio è di Johnnie e il mio lavoro è stato più un lavoro di aggiustamento, di messa a suo agio del personaggio nei panni di Lau Ching-Wan. Forse, in questo senso, appartiene più a Johnnie che a me, ma è comunque qualcosa che abbiamo sviluppato insieme, on stage e non sulla carta.


Tutte le foto sono sopra sono di Senesi Michele ©PALONERO, mentre quelle nella colonna laterale sono di Samuele Bianchi. Tutte le foto si possono trovare anche in alta qualità nel nostro canale Flickr.
Trovate dentro Asian Feast anche l’intervista a Johnnie To Kei-Fung relativa allo stesso film.

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