Maria Roberta Novielli


Docente e storico del cinema giapponese

Maria Roberta Novielli, specializzata in Cinema presso la Nihon University di Tokyo, insegna discipline legate al cinema e alla letteratura giapponese, oltre che ai processi multimediali asiatici, presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. È curatrice del sito AsiaMedia. Ha collaborato a varie attività cinematografiche presso festival internazionali (Venezia, Tokyo, Locarno, tra gli altri), dove in molti casi ha organizzato rassegne filmiche. Tra le sue pubblicazioni principali, le monografie Storia del Cinema Giapponese (Marsilio, 2001), Metamorfosi. Schegge di Violenza nel Nuovo Cinema Giapponese (Epika, 2010), Lo Schermo Scritto (Cafoscarina, 2012), Kawase Naomi. I Film, il Cinema (Torino,  Effatà, vol. 1). Da quattro anni dirige Il Ca’Foscari Short Film Festival, il primo festival cinematografico in Europa interamente ideato, organizzato e gestito da un’Università; vedrà dal 18 al 21 marzo 2015 la sua quinta edizione all’Auditorium Santa Margherita.

Asian Feast: Insigniti di medaglia dal presidente Napolitano, per meriti artistici e culturali del Ca’Foscari Short Film Festival, manifestazione organizzata dai giovani per i giovani. Ca’ Foscari è ”un paese per giovani”, finalmente! Cosa ci vuol dire a tal proposito?

Maria Roberta Novielli: Il nostro Short è un’esperienza unica, non solo per gli studenti (quest’anno oltre 200) che vi lavorano, ma soprattutto per me e per i miei colleghi che mi aiutano nel coordinamento, perché  possiamo trarre una linfa vitale ininterrotta dall’energia e dall’inventiva dei giovani autori. Nell’insieme un’esperienza didatticamente importantissima, dato che si lavora “sul campo “ mentre si apprendono le tecniche di ogni componente dell’evento (preparazione del catalogo, sottotitolatura, realizzazione di video, organizzazione logistica, ufficio stampa, oltre alla preselezione degli stessi titoli del concorso internazionale), riuscendo quindi anche a misurarsi in un contesto collettivo. L’insieme di programmi speciali, ogni anno numerosissimi, che fungono da corollario al concorso principale, permette inoltre di attraversare il cinema in ogni sua fase storica e di intersezione con altri media.

AF: Può introdurci alla retrospettiva dedicata all’animazione sperimentale della giapponese Yusaki Fusako?

MRN: Yusaki Fusako è un’artista straordinaria e la sua produzione è stata pionieristica nell’ambito della clay animation. Ha la rara capacità di annullare il confine tra ciò che è destinato a un pubblico infantile e quanto viene amato da quello adulto. In Italia alcune generazioni la ricordano per i suoi spot girati tra gli anni ’60 e ’70 per la Fernet Branca, mentre per i più giovani è soprattutto l’animatrice di plastilina del contenitore RAI L’Albero Azzurro. Allo Short Film Festival 2015 viene celebrata tutta la sua meraviglia, anche i suoi cortometraggi (vere e proprie chicche animate) ed estratti da tutte le sue diverse produzioni: spot pubblicitari, serie televisive, film didattici, e così via. Averla con noi nel corso delle proiezioni sarà di sicuro uno dei momenti più magici delle quattro giornate.

 AF: Visibilità dei cortometraggi: pensate di poter permettere lo streaming sul sito del festival di qualche corto delle passate edizioni? Avete un canale YouTube?

MRN: Abbiamo un canale YouTube, ma potremo offrire solo le interviste ai registi e qualche particolare momento dedicato agli ospiti, mentre per i film siamo ovviamente limitati dai diritti di ciascuna produzione.

AF: Docente universitaria e studiosa affermata, ha dimostrato di saper valorizzare e coinvolgere gli studenti e i giovani, i quali le sono molto grati per aver “scoperto” tra gli altri Tsukamoto Shin’ya. Com’è  la situazione in Giappone, nei festival ci sono aperture alle novità e alle sperimentazioni?
MRN: Il Giappone è un paese da sempre attento alle sperimentazioni, anche se a volte gli autori più indipendenti devono adattarsi a circuiti di distribuzione “di fortuna”. Non bisogna dimenticare che la più grande svolta cinematografica nipponica, quella attuata da grandi nomi come Oshima e Imamura, di fatto abbia in un primo periodo contato sullo stesso tipo di ingranaggio distributivo. Oggi con il web è tutto più semplice e molti autori riescono ad auto-promuoversi con più facilità, al punto che sono i grandi circuiti a proporsi con piattaforme-contenitori per presentarne i titoli.

AF: In Italia è solo da poco che si comincia ad aver stima dei bloggers e fiducia nei contenuti in rete. Di lei non si può dire che demonizzi il web (dirige Asiamedia). A  proposito di Tsukamoto Shin’ya, ho letto sul web recensioni ben documentate, profonde su Nobi (Fires on the Plain (野火, Nobi), suo  ultimo film presentato alla Mostra di Venezia 2014, mentre sulla carta stampata critici paludati lo hanno recensito frettolosamente, anche in modo un po’ superficiale. Il web supera dunque la stampa ufficiale in quanto ad accuratezza e approfondimento?

MRN: Entrambi, il web e la carta stampata hanno pro e contro. Nel primo caso chiunque può recensire un film, a volte con molta approssimazione o con troppa passione “otaku”, a volte con estrema competenza. Nel secondo, viceversa, la scrittura è dominio di pochi, e spesso si tratta di critici che prediligono lo stampo classico della cinematografia nipponica.

AF: A Venezia nel 2006 ho assistito alla proiezione di Mushishi (蟲師, Bugmaster) di Otomo Katsuhiro: ne rimasi ammaliata, ma molti critici (era una proiezione riservata alla stampa) fuggivano alla chetichella per altri …lidi.  In Italia non è mai uscito il dvd, e neanche di Kotoko di Tsukamoto e di tanti altri. Quanti film che il pubblico italiano che non riesce a frequentare i festival è costretto a perdersi?  Anche leggendo i suoi libri, come Lo Schermo Scritto. Letteratura e Cinema in Giappone, scritto insieme a Paola Scrolavezza, scopriamo capolavori introvabili. Cosa pensa di questo problema?

MRN: Di Mushishi ricordo la reazione, avevo moderato io la sua conferenza stampa alla Mostra del Cinema e ricordo ancora che dal pubblico c’erano state pochissime domande. Mi viene da dire, ovviamente con ironia, che questo accade spesso quando il film non è compreso. In Italia pochi distributori puntano all’acquisizione di titoli giapponesi, e in alcuni casi quelli acquistati vengono “congelati” per anni. Si perde quindi moltissimo, spingendo per forza di cosa a usufruire di canali web, spesso non legali.

AF: Ci può narrare qualcosa  della gestazione di Animerama, il suo libro di storia dell’animazione giapponese (quasi cento anni di cinema d’animazione giapponese tra mainstream e produzioni sperimentali), uscito a fine febbraio, da noi recensito?

MRN: Vorrei dire soprattutto che mi ci sono voluti tre anni per scriverlo, data la mole di film e di informazioni, e che quindi ho vissuto a lungo un’esperienza di immersione che definirei bellissima. L’animazione è un’arte totale, ingiustamente ritenuta per un pubblico infantile, e  in Giappone ha acquistato una perfezione rara nel mercato internazionale. Confesso di essere stata aiutata in molti casi dagli stessi animatori che spesso mi hanno dato indicazioni preziose, oltre a permettermi di utilizzare le loro splendide immagini. Conoscere “dal vero” gli autori permette di avvicinare anche gli ambienti che li hanno ispirati e da cui non si può prescindere per valutarne l’opera.
AF: “L’ontogenesi ricapitola la filogenesi”: in Animerama ha citato questo processo embrionale a proposito della storia dell’animazione. In senso lato si può dire che anche la storia del cinema sia spesso un ricapitolazione di creature filmiche che si evolvono da un regista all’altro?

MRN: In alcuni casi sì, in altri decisamente no. La “citazione” (per dirla eufemisticamente) è una caratteristica consolidata e amata dall’antichità nella cultura giapponese, ma in ogni ambito capita di vedere stravolgere i codici con un colpo di spugna. Si pensi a Kuri Yoji, per esempio, che ha strappato violentemente ogni sostrato culturale nipponico, rifiutando al contempo quelli occidentali, per creare una forma d’arte assolutamente autonoma.

AF: Ha già in cantiere nuovi libri?

MRN: In questo momento raccolgo informazioni per due progetti: uno riguarda la video-arte giapponese, l’altro è collegato a un mio corso universitario, cioè Sociologia dei processi culturali e comunicativi in Asia Orientale. In entrambi i casi si tratta di lavori trasversali su differenti ambiti artistici.

AF: L’incontro con Ōshima è stato per lei folgorante, come un innamoramento; ci sono stati altri autori che l’hanno così emozionata?

MRN: Moltissimi, per esempio Kon Satoshi (anche di lui avevo moderato la conferenza stampa veneziana per Paprika), un uomo di rara intelligenza e con una passione per il cinema senza eguali. Ma anche Wakamatsu Koji, il vero rivoluzionario del cinema nipponico, e Fukasaku Kinji, padre di ogni serio action. Ci sono tanti altri autori a cui devo molto, impossibile citarli tutti.

AF: L’impero del Dissenso, è il titolo di un suo saggio su Ōshima. Pensa che ci sia ancora oggi un dissenso?

MRN: Nobi – Fuochi sulla Pianura di Tsukamoto è una voce del dissenso odierno, un film anti-militarista realizzato in un momento di pericolosa tendenza nazionalista dell’Arcipelago.

AF: A distanza di quattro anni (2011) dal terremoto e dallo tsunami, secondo lei è sceso il silenzio sulle regioni del Tōhoku?

MRN: Credo che ci siano invece molte voci che si riferiscono alla tragedia di Fukushima, soprattutto in ambito documentario. E’ in parte caduto quel tabù che imponeva una sorta di silenzio su questioni analoghe, anche perché le dirette streaming di quanto accade non permettono più di insabbiare davvero le dinamiche di questi eventi.

CONDIVIDI: