Nostalgia: la scoperta del cinema asiatico in Italia.


In occasione dell’uscita del libro Il Nuovo Cinema di Hong Kong, curato da Stefano Locati e Emanuele Sacchi e d’accordo con gli autori pubblichiamo una versione estesa del nostro breve contributo contenuto nel volume in questione, che oltre a parlare di un film in sè, come richiesto, narra anche e cerca di fare ordine -in maniera informale e romanzata, seguendo con nostalgia i ricordi- su cosa avvenne in Italia venti anni fa in un periodo di furiosi cambiamenti e di riscoperte cinefile. Il volume racconta il cinema dell’ex colonia inglese dopo il passaggio alla Cina, riparte da dove si erano fermati altri due testi pionieristici, ovvero quello del duo Nazzaro/Tagliacozzo e quello di Pezzotta e  contiene anche numerosi altri contributi di molti colleghi, ognuno legato con un velo di nostalgia ad un film dell’ex colonia inglese che l’ha particolarmente segnato. Non possiamo quindi fare altro che consigliarlo a scatola chiusa, lo troverete al Far East di Udine dove sarà presentato ufficialmente durante il panel del 28 aprile e quanto prima pubblicheremo anche una recensione più esaustiva. Nel frattempo spazio alla nostalgia con l’unico articolo contenuto in Asian Feast scritto in prima persona. Fa uno strano effetto:

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In parte il sottoscritto sapeva. L’impressione era che ci fosse qualcosa ma non si sapeva bene cosa. Forse eccezioni, forse casi estremi. Ancora eravamo alla scatola esterna. Erano i tempi del liceo. E va detto subito, con il risultato agghiacciante di passare per vetusto, che il cellulare era un oggetto che stava trovando diffusione popolare in quegli anni e che la rete ancora non era nulla di utilizzabile come lo intendiamo oggi. I siti che volevano apparire belli mettevano in testa dei video pesantissimi come intro (si, anche noi), successivamente vennero realizzati con un software apposito, Flash, ma pesavano ancora molto in virtù di linee internet a 56k. E la vita in provincia non facilitava l’accesso ai testi filmici. Prima fu probabilmente Rai3 con Fuori Orario (1988) a regalare qualche perla isolata; Tetsuo, qualche John Woo, qualche Kitano. Sembravano pezzi di un tutto. Poi fece il suo lavoro la tv a pagamento Tele+ (1990); ricordo un The Blade, The Rape of the Red Temple, Hong Kong Express, Terremoto nel Bronx. Si allargava il contesto. I titoli venivano visti come eccezioni, come oggetti unici, come lavori d’autore, come capolavori o contemporaneamente come oggetti trash (venivano inseriti classici di John Woo come Hard Boiled in una rassegna notturna denominata “trash” alla quarta “Festa di Cuore” a Montecchio Emilia nel 1994). Ma tramite rete iniziavamo a trovare mercatini dove appassionati e collezionisti dalle grandi città, facevano scambi di copie VHS (il DVD doveva ancora apparire, anche lui, si) il più delle volte di terza e quarta generazione con il risultato che il film fruito era più immaginato che realmente visto. Aggiungiamoci le copie cut, i sottotitoli spesso arbitrari tipicamente hongkonghesi, o l’assenza degli stessi e la confusione regnava sovrana frammista però all’esaltazione per la scoperta di un universo unico, innovativo, libero e mai visto prima. Dopo 18 anni di vita in cui si era stati obbligati a fruire solo dei soliti film del cinemino sotto casa o della videoteca (all’85% roba americana) si scopriva finalmente che un altro cinema era possibile. Nel 1990 esce anche la fanzine Drop Out che contiene tanti nomi del “giornalismo” dell’immediato futuro ma ha una reperibilità minuscola tanto che ci metterò mano solo molti anni dopo. Lo stesso anno esce in edicola anche la bella rivista a colori Nosferatu, ideata dalla stessa gente di Splatter e Mostri, qualche cosa, poco, in zona asiatica arriva ma irrilevante. Sempre nel 1990 esce la rivistina Dark Star ma lo spazio per l’Asia è irrisorio.

L’università e l’arrivo in città cambiò parzialmente le cose. Mentre i grandi nomi stavano affilando le penne per scrivere i primi testi organici sul cinema di Hong Kong, avevano già visto la luce il bel Fant’Asia (1994) testo che alimentava fantasie inenarrabili e Ombre Elettriche (a cui però metterò mano solo millenni dopo). Sempre quest’anno esordisce la rivista Nocturno ma dovrà passare del tempo prima che si dedichi anche al cinema asiatico.

Università, Bologna. Vagamente meglio. Qualcosa al cinema Lumière che però allora era molto avaro in zona asiatica, nulla al Dams, quasi nulla nelle varie retrospettive organizzate da circoli privati che toccavano solo autori già acclamati. Giusto le rassegne al Link che però presentavano quasi esclusivamente film estremi trattati a mò di fenomeno da baraccone; la cosa funzionava pure ed era abbastanza comune se guardiamo che un decennio dopo negli USA continuavano a pubblicare libri e fanzine il cui unico interesse era tenere la conta dei morti, dei colpi sparati o delle coreografie più funamboliche. L’universo filmico era alimentato intanto delle costosissime VHS inglesi import della “Made in Hong Kong”; non solo per i film ma per i trailer in testa su cui fantasticavamo per mesi fino all’eventuale conquista. E finalmente alcuni dei collezionisti avevano un volto e la rete ospitava i primi forum. E gli scambi aumentavano. E la visione si allargava. A Bologna c’era anche lo shop di Mondo Bizzarro poi fuggito a Roma. Qualche soddisfazione la dava. A Roma stavano avanti, avevano una nota videoteca cinese che portava i VCD di prima mano. Nel 1996 esce Hong Kong – Il Futuro del Cinema Abita Qui, una raccolta di saggi tematici; se melodramma e commedia ci allettavano ancora poco, se Wong Kar-wai, Woo e Storia di Fantasmi Cinesi (VHS italiana vista fino a logorarla) li conoscevamo, l’articolo del buon Pier Maria Bocchi sui CATIII apriva un nuovo portale di scoperte che facevano ingrassare a dismisura la nostra immaginazione.

Sempre nel ’96 esordisce la fanzine/rivista Amarcord che dedicherà buono spazio al cinema dell’Asia, con tono spesso giocoso; esperienza che durerà però solo 18 numeri.

Nel 1997 arriva finalmente Il Cinema di Hong Kong del duo Nazzaro / Tagliacozzo. Apriamo così la scatola e scopriamo questo cinema, ma quello che scopriamo è solo il coperchio di un’enorme pentolone da polenta. Ma lo sapremo solo dopo.

Nel 1998 esordisce l’Hong Kong Film di Udine, ovvero l’edizione zero del Far East Film Festival dedicata solo a classici del cinema dell’ex colonia inglese. Arrivo in loco avendo visto già un buon numero di titoli anche se spesso in edizioni pessime. Tra gli ospiti il regista Ringo Lam che andando sul palco inciampa nei cavi a terra e rischia di tirare giù l’intero impianto elettrico del Cinema Ferroviario. L’anno successivo nasce il Future Film Festival ed è un’altra buona boccata d’aria.

Nel 1999 esce Tutto il Cinema di Hong Kong di Alberto Pezzotta e per l’Ex Colonia abbiamo alla fine una ottima visione d’insieme del ventennio d’oro (1979-1999). Nel 1999 faccio anche la cazzata di andare al Festival del Cinema di Venezia in giornata (5 ore andata e 5 ritorno) per vedermi tre volte di seguito con manovre occulte e minacce alle maschere il film Bullet Ballet di Tsukamoto. Bisso l’anno successivo con trasferta giornaliera a Roma per doppietta di Time & Tide di Tsui Hark (dove, tra parentesi, incontro casualmente il collega Andrea Tagliacozzo esaltato dal film). Quest’anno parte il Far East Film Festival e sarà ogni anno fondamentale scoperta.

Da qui in poi è tutto più facile e meno suggestivo. Cominciano ad uscire libri, le riviste e i giornali si sentono ormai “costretti” a parlare di quel cinema di mezzo mondo e il film asiatico invade i Festival. Spuntano forum e siti in rete, alcuni di brevissima vita altri (pochi) attivi ancora oggi. Lo scambio di files e la pirateria web assumono contorni allarmanti e i film fino al giorno prima rarissimi appaiono alla distanza di un clic. Il lavoro dei fansubbers fa il resto per tutto il materiale (soprattutto giapponese) sprovvisto di sottotitoli anche in edizioni ufficiali. La new wave coreana prima e thailandese poi permette l’accesso al cinema dei rispettivi paesi e l’apertura degli archivi degli Shaw Brothers (si parla di circa 700 titoli di ogni genere) impongono la riscrittura in toto della storia del cinema. Nel 2004 apre il forum di Asian Feast subito mutato in portale. Otto anni dopo diventerà un daily.

Breve flashback e arriviamo al soggetto del pezzo.

Se è vero che dagli Usa nel 2000 arrivò uno dei testi fondamentali per lo studio del cinema di Hong Kong ovvero Planet Hong Kong di David Bordwell, mediamente da lì giungevano pile di spazzatura trasversale a libri, riviste e fanzine; testi che seppur suggestivi facevano più spesso confusione che chiarezza, perennemente permeati di esotismo e rilevanza critica nulla. In Europa tutto funzionava meglio tra Inghilterra e -soprattutto- Francia. Tant’è che in quest’ultimo paese sono state numerose le fanzine e riviste, anche da edicola, tematiche ad essere uscite negli anni; Asia Pulp (2006) e Mad Asia (2005) per le edicole, East Side Stories (1998), Ciné Asia Magazine (2002) con DVD allegato come fanzine, oltre agli speciali di volta in volta editati dai Cahiers du Cinema, da Mad Movies o Le Cinephage. Che poi tutte abbiano chiuso i battenti o quasi è un altro conto. Dalla Francia nel 1996 arrivò anche Irma Vep, nuovo film di Olivier Assayas (che cura la prefazione del libro di cui stiamo parlando), giornalista dei Cahiers du Cinema passato alla regia. Il film era un omaggio al cinema di Hong Kong e brillava di luce propria grazie alla straordinaria performance attoriale di Maggie Cheung, superstar da un buon decennio in patria con premi vinti in ogni dove ma mediamente sconosciuta ai più in occidente. All’interno del film, comunque, veniva mostrata una sequenza di un altro film di cui l’attrice era protagonista. E in questa sequenza combatteva contro un’altra guerriera in abiti pittoreschi. In questo caso a sconvolgere era sia il cosa che il come. Era tutto nuovo, era la fantasia al potere, era la tecnica padrona ed era tutto dannatamente realizzato a basso budget con risultati superiori ai corrispettivi degli alti budget. Fu folgorazione. Che film era mai quello? Come poteva essere possibile? Ripensato oggi con tutto quello che è poi avvenuto e che non basta un libro a raccontarlo, magari si potrebbe essere più tiepidi ma l’efficacia e il furore di quella sequenza è ancora oggi sorprendente; tagli di luce, fumo, accelerazioni, macro, compositing, controfigure, furore. E un’altra grande attrice, Anita Mui,  che per il sottoscritto, inconsapevolmente diventerà una sorta di cicerone alla scoperta del cinema dell’ex colonia, tirando la mano, passo dopo passo verso tanti classici che si chiamano Rouge, A Better Tomorrow III, Mr. Canton & Lady Rose, The Moon Warriors. Dentro anche Michelle Yeoh la reginetta nobile (spiccava sopra a decine di talentuose colleghe ma relegate ad un cinema meno ricercato) delle arti marziali locali. Al timone altri due nomi fondamentali, un Johnnie To ludico prima delle prove con il noir crepuscolare e Ching Siu-tung, il Re Mida delle coreografie marziali. Nomi, talenti, numeri, titoli, schegge che componevano un tutto. Ma a restare inciso nel cervello era come il film (assieme ad un pugno di altri titoli, più o meno riusciti, ma ottimi esempi/simbolo come Saviour of the Soul e Wicked City) fosse un perfetto paradigma del metodo e della rivoluzione tecnica che il cinema di Hong Kong intero stava esplorando, partendo dalla Film Workshop di Tsui Hark fino alla immediata potenza virale che avrebbe contaminato quello del resto del mondo. Un manuale di cinema in video, un testo di regia o meglio, di “costruzione/assemblaggio” cinematografico da trasmettere stile metodo Ludovico nelle scuole di cinema. Il film è Heroic Trio. Erano venti anni fa.

 

Editore: Bietti | Collana: Heterotopia 11 

Numero di pagine: 460 

Uscita: aprile 2014

 

CON I CONTRIBUTI DI: Sabrina Baracetti (Centro Espressioni Cinematografiche; direttore del Far East Film Festival di Udine), Paolo Bertolin (consulente per Corea del Sud e Sud-est asiatico della Mostra del cinema di Venezia, Delegato Asia Pacific per Nyon Visions du Réel), Pier Maria Bocchi (critico cinematografico e consulente del Torino Film Festival), Alessandro Borri (critico cinematografico), Matteo Botrugno e Daniele Coluccini (registi), Andrea Bruni (critico cinematografico), Ross Chen (creatore di Lovehkfilm.com), Esther M.K. Cheung (docente universitaria), Roberto Curti (critico cinematografico), Marco Dalla Gassa (ricercatore universitario), Luca Della Casa (Asian Coordinator del Future Film Festival di Bologna), David Desser (docente universitario), Matteo Di Giulio (scrittore e co-fondatore di Hong Kong Express), Paul Fonoroff (critico cinematografico), Andrea Fornasiero (autore per Rai 4), Roger Garcia (direttore Hong Kong International Film Festival e produttore indipendente), Leon Hunt (docente universitario), Law Kar (direttore dell’Hong Kong Film Archive), Ryan Law (creatore di Hkmdb.com), Leung Wing-fai (ricercatrice universitaria), Gina Marchetti (docente universitaria), Filippo Mazzarella (critico cinematografico), Raffaele Meale (critico cinematografico), Roy Menarini (docente universitario), Giona A. Nazzaro (critico cinematografico e selezionatore per Festival del Film di Roma, selezionatore per Nyon Visions du Réel), CorradoN Neri (ricercatore universitario), Alberto Pezzotta (critico cinematografico), Elena Pollacchi (docente universitaria), Leopoldo Santovincenzo (autore per Rai 4), Michele Senesi (creatore di Asianfeast.org), Alessandro Stellino (critico cinematografico), Lisa Odham Stokes (docente universitaria), Andrea Tagliacozzo (critico cinematografico), Carlo Tagliazucca (Programme Coordinator del Future Film Festival di Bologna), Dario Tomasi (docente universitario), Tony Williams (docente universitario), Esther C.M. Yau (docente universitaria), Winnie L.M. Yee (ricercatrice universitaria), Tim Youngs (critico cinematografico, selezionatore Hong Kong per Far East Film Festival di Udine).

Indice 

Prefazione. La sfera di cristallo
di Olivier Assayas

Introduzione

1. Le ceneri del tempo. Dalla paura dell’handover alle co-produzioni con la Cina

2. Film. Hong Kong colpo su colpo

3. Interviste. Voci di una città-cinema

4. Contributi. Memorie dal pre-handover

Glossario

Bibliografia

Filmografia ragionata

Indice dei film

Indice dei nomi

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