Quek Shio Chuan


Guang cortometraggio

Regista

Dopo il sorprendente Return to Murder presentato a Udine, la Malesia torna a stupire. Questa volta raccoglie meritatamente il primo premio alla sesta edizione del Festival Alto Vicentino del Cortometraggio con l’ottimo Guang. Lo stacco dal resto dei corti in concorso è netto, schiacciante. Il giovanissimo – appena ventisei anni – Quek Shio Chuan dirige con mano sicura, rivelandosi un talento da tenere d’occhio nella cerchia dei cineasti malesiani. Sembra avere quel guizzo giusto che gli permette di divincolarsi da compromessi e regole ben codificate, senza per questo trascurare il linguaggio cinematografico. Si nota fin dalle primissime inquadrature quanto gli è caro il tema dell’autismo. Guang infatti è il racconto, ispirato alla vita del regista e del fratello colpito dalla sindrome di Kanner, di un giovane autistico, Wen Guang. Wen è vittima della quotidianità che non lo capisce. Nessuno sa spiegarsi la costante ricerca del bicchiere mancante nella sua collezione. Per rendere palpabile e vero l’universo interiore del ragazzo, Quek impiega giochi di luce, colori e suoni che amplificano quelle che sono le percezioni del protagonista. Movimenti di camera morbidi, precisi, focalizzano gli oggetti che catturano l’attenzione di Wen. Echi e riverberi gli giungono filtrati, alterati. Quello che riesce a cogliere da tutto il complesso ambiente che lo circonda va a formare il suo mondo e quello di nessun altro. A Quek basta uno scambio di sguardi fra i due fratelli per delineare il rapporto che li lega. Senza banalizzare l’affetto fraterno né forzare la compassione dello spettatore, il regista restituisce l’impossibilità di scendere a patti con una situazione difficile da spiegare. Guang sfrutta benissimo il breve tempo a sua disposizione per dare un rapido ma lucido spaccato dell’autismo in Malesia. Quek però non cerca il dramma a tutti i costi, né si attiene particolarmente ad un realismo fedele. La storia che racconta pare una fiaba, il tono vaga indistintamente tra leggerezza e dolore. Questo conferisce al corto una profondità interessante e dimostra una capacità di indagine psicologica non indifferente. Particolari che ad una prima visione possono passare in secondo piano, arricchiscono vita ed esperienza di Wen. La sua passione per la musica, centrale nel corto come nella vita del regista, arriva dalle note della colonna sonora e dalle immagini nella camera di Wen. Quando è lui a suonare alla fine di Guang le note piano piano si fondono con quelle della colonna sonora, che le ingigantisce e le trasforma nell’esatta sensazione di gioia e pace che Wen sta provando in quell’esatto momento. Guang promette molto, moltissimo. È auspicabile attendersi grandi cose da Quek Shio Chuan.

 

AsianFeast: Lei è molto giovane, ci parli un po’ di come è nato Guang. Quanto c’è di autobiografico nella storia che racconta?

Quek Shio Chuan: Ho 26 anni quest’anno. Mio fratello maggiore, che ha 2 anni più di me, è autistico e noi due siamo cresciuti e abbiamo vissuto assieme fino ad oggi. Guang è liberamente basato su di lui. Mio fratello possiede il cosiddetto orecchio assoluto (la capacità di distinguere perfettamente le note con esattezza senza l’ausilio di strumenti, N.d.T.), e sa quindi distinguere i toni musicali con grande facilità.
Alcuni anni fa, mio fratello recuperò i tasti di un vecchio pianoforte rotto e usò dei cunei e del silicone sigillante per rendere i tasti utilizzabili. Ci riuscì, e da allora li suona in continuazione, sebbene questi non emettano alcun suono: lui è l’unico che riesce a sentire le note musicali uscire da quella tastiera. Sbalordito da questa situazione, gli ho chiesto come può divertirsi tanto a suonare un “pianoforte muto”. Mi ha risposto con ritrosia « io lo sento suonare nella mia testa ».
Inoltre, mio fratello fin da molto piccolo adora la matematica e al momento sta studiando per un Master’s Degree in scienze matematiche alla University of Malaya. Durante la sua carriera universitaria ha dovuto affrontare parecchi ostacoli per essere un ragazzo autistico. Tre tra le sue tre materie di indirizzo, come cultura malese e mussulmana che in Malesia sono obbligatorie, per lui erano particolarmente ostiche. È stato bocciato parecchie volte fino a riuscire a superarle a malapena.
Come ogni altra persona affetta da autismo, anche lui ha problemi a relazionarsi con chi lo circonda, per cui è riuscito a trovare lavoro solo in età più avanzata. Durante il master gli è stata data l’opportunità da parte dell’istituto di essere assunto come aiuto ricercatore part-time, con un salario da fame. Tuttavia, la vera svolta per lui è avvenuta nel novembre del 2011, quando è stato promosso docente presso la University of Malaya. Oggi insegna matematica, che è quello che più ama, con un salario dignitoso e ha anche la possibilità di condurre le sue ricerche per il Master.
L’idea per Guang si è formata combinando tutti questi fatti. La vera difficoltà è stata far provare almeno in minima parte come si può sentire una persona autistica, cosa significhi la gioia per lui/lei. E non sarebbe stato possibile farlo con un oggetto muto; da qui si è sviluppata l’idea di sostituire il pianoforte con dei bicchieri da vino.

AF: Com’è visto l’autismo nella società malese e/o cinese?

QSC: A giudicare dalle esperienze che ho avuto con mio fratello, posso tristemente affermare che la conoscenza di cosa sia e cosa implica l’autismo in Malesia sia molto scarsa. Da quando è piccolo, mio fratello si è sentito chiamare con nomignoli tipo “ritardato” o “strambo” e la gente si è spesso rifiutata di lavorare in gruppo con lui. Alcuni insegnanti alla scuola superiore volevano perfino lasciarlo a casa. Nella comunità cinese, d’altro canto, il termine “autistico” si traduce con “figlio delle stelle”, il che suggerisce che la persona sembra venire da un altro pianeta. Fortunatamente, le cose stanno gradualmente cambiando. Più passa il tempo e più le persone iniziano a capire cosa sia davvero l’autismo, o qualsiasi altra malattia mentale a dire la verità.

AF: In Guang ci sono alcuni interessanti giochi di luce colorata che alleggeriscono i toni della vicenda. Come le è venuta quest’idea? È collegato al titolo cinese ( 光guang = luce, luminoso)?

QSC: Il nome Wen Guang è composto di due sillabe, prese dai nomi dei miei due migliori amici che hanno avuto un ruolo fondamentale nella realizzazione di Guang. Il termine guang tuttavia significa anche “luminoso” in cinese. Il titolo è arrivato solo molto più tardi, a lavori completati. Quindi il titolo non ha influenzato i colori usati nel film. Abbiamo passato in rassegna parecchi titoli e alla fine abbiamo capito che Guang avrebbe detto tutto quanto c’era da dire, e si sarebbe anche adattato perfettamente al tono generale del corto. L’uso dei colori e della luce per enfatizzare i momenti di gioia nel film è un mio tocco del tutto personale. In effetti, molti miei collaboratori trovavano questo uso di colori brillanti, che ho deciso di mettere per enfatizzare i momenti di gioia di Guang quando questi riusciva a trovare il bicchiere giusto, “un po’ troppo”, e mi hanno chiesto più volte di ridimensionarne l’uso. Tuttavia, alla fine abbiamo deciso di mantenere questi colori, anche perché si adattavano perfettamente al titolo Guang = luce/luminoso. E’ molto difficile per gli spettatori sentire la gioia di una persona autistica. Ho deciso quindi di usare i colori dell’arcobaleno solo nei momenti passati di gioia per Guang, per enfatizzare il senso di emozione provato.

AF: Anche la musica gioca un ruolo molto importante nel suo corto. Un’altra sua passione?

QSC: Sia io che mio fratello abbiamo passato il livello 8 del ABRSM in pianoforte (esame di musica con riconoscimento internazionale, che prevede una scala di livelli da 1 a 8, N.d.T.) con ottimi voti ed ad un’età piuttosto precoce (io a 13 e mio fratello a 14 anni). Sebbene io poi non abbia continuato per quella strada, la formazione musicale ha svolto un ruolo fondamentale durante la mia adolescenza con mio fratello. Io e il produttore/co-scrittore abbiamo deciso fin dall’inizio che niente sarebbe stato più adatto a coronare la storia dell’Aria preferita da mio fratello, Nessun Dorma. Questa evoca infatti un’emozione trascendentale, più grande della vita stessa, e quindi perfetta per il finale. Se avete notato, anche Guang è un fan di musica classica. Nella sua camera si possono notare spartiti appesi alle pareti e vecchie cassette di Mozart e Tchaikovsky. Mia sorella minore (che quest’anno ha 22 anni) ha invece trovato la sua strada nella musica. Ha passato il livello 8 del ABRSM di pianoforte alla tenera età di 9 anni e il livello 8 di violino all’età di 15 anni. Attualmente sta studiando per conseguire una laurea in musica contemporanea, e anche lei ha avuto un ruolo fondamentale, componendo le musiche per i miei film. In Guang, ha anche dedicato un pezzo di valzer al nostro amato fratellone.

AF: Quando nasce la sua passione per il cinema? Ha studiato cinema?

QSC: Mi sono laureato alla Universiti Tunku Abdul Rahman con una laurea in scienze della comunicazione ad indirizzo radiotelevisivo nel 2009. Sono stato bocciato alla scuola superiore e i miei voti erano così scarsi che è stato impossibile per me iscrivermi al corso che avrei sognato, che all’epoca era architettura. A quel tempo passavo un sacco di tempo negli internet caffè a giocare ai videogiochi, per cui i miei mi diedero un ultimatum e m’imposero di rimettermi in riga. Iscrivendomi alla UTAR gli unici corsi a cui potevo accedere erano comunicazione radiotelevisiva, relazioni pubbliche, pubblicità e giornalismo. Ho scelto la prima senza pensarci due volte, ed è così che man mano è nata e si è alimentata la mia passione per il cinema. Da allora non mi sono mai guardato indietro.

AF: C’è qualche regista in particolare che l’ha influenzata?

QSC: Senza dubbio Christopher Nolan. Ha provato più e più volte di avere un tocco eccellente nel raccontare storie. Dai suoi primi film indipendenti ai colossal come la serie di Batman, mi lascia sempre incredulo come riesca a scavare nella psicologia intricata di tutti i personaggi in ognuno dei suoi film, rendendo tutto più chiaro e logico. Senza contare che secondo me è davvero geniale come sia riuscito a reinventare Batman a quel modo. Farò del mio meglio per seguire il suo esempio, specialmente nella costruzione dei personaggi.

AF: Quali saranno i suoi prossimi progetti? Pensa che lavorerà ad un lungometraggio?

QSC: Attualmente sto lavorando per la Reservoir Production, una casa di produzione di spot televisivi dove ho trovato affetto e comprensione da parte dei miei datori di lavoro. Credo che abbiano riconosciuto il mio potenziale e che stiano cercando di spronarmi al massimo da allora. L’obiettivo è di costruirmi una certa fama come regista di spot televisivi, per ora. Per quanto riguarda un lungometraggio, stiamo esplorando alcune possibilità, e siamo tutti davvero entusiasti all’idea di affrontare le sfide imposte dalla produzione di un lungometraggio. Al momento stiamo scrivendo la storia, e siamo già in trattativa con alcune grosse case di produzione qui in Malesia. Tuttavia mi piacerebbe un sacco poter dirigere un film in Europa un giorno. Quello è il mio vero sogno nel cassetto.

(traduzione dall’inglese di Giulia Brazzale)

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