Rico Maria Ilarde


Ilarde2Regista

Rico Maria Ilarde è un giovane regista cha abbiamo molto a cuore. Indipendente, ha sempre realizzato un cinema di genere filippino particolarmente personale e competitivo seppur fatto con budget molto bassi. Dopo la partecipazione ad uno degli episodi dell’epocale saga horror di Shake, Rattle & Roll riesce a passare a produzioni più ricche. Sua la regia di film del calibro di Woman of Mud, Altar, Beneath the Cogon, Villa EstrellaPridyider. Abbiamo intervistato Ilarde nel corso dell’8° Far East Film Festival di Udine 2006.

 

Asian Feast: Vorremmo iniziare da una domanda sui personaggi dei film. Abbiamo notato che sia in Beneath the Cogon che nel precedente Woman of Mud vi è una contrapposizione tra l’eroe femminile e la creatura, il personaggio cattivo. E’ solito creare film su questo schema o non c’è alcuna relazione tra i due film?

Rico Maria Ilarde: Personalmente ne sono attratto, non so se sia conscio o inconscio da parte mia. Mi piacciono personaggi che stanno attraversando un duro momento della loro vita, ma in qualche modo mantengono la loro umanità, i loro valori, qualsiasi essi siano. Mi piace che i miei personaggi principali siano luce nell’oscurità che è il mondo. Sai, è un posto oscuro il mondo. Cerco di rendere questo. Tutto qua. Certo, alla fine ammazzano altra gente o altro, magari per difesa personale, ma sono attratto da persone che in qualche modo sono innocenti nel cuore.

AF: Per quanto riguarda il trucco delle creature, che si vedono sia in Beneath the Cogon che in Aquarium, questo è stato curato dallo stesso artista o da due diversi?

RMI: Ho lavorato con due diversi artisti. Cogon aveva bisogno di maggiore attenzione in termini di effetti speciali. Ho usato lo stesso effettista di Woman of Mud, che è un vero professionista. Conosce molte leggende del settore: Dick Smith, Stan Winston e Rick Baker. Si chiama Rene Abelardo. Per Aquarium invece avevamo un budget talmente piccolo che ho dovuto usare il mio project designer Fritz Silorio che è un ragazzo di gran talento. E’ uno scultore, un falegname, un progettista e adesso ha anche questo altro talento che sono gli effetti speciali prostetici. Tipicamente è un production designer, ma davvero avevo pochi soldi di budget per gli effetti speciali di Aquarium.

AF: Ma il design delle creature è stato curato da lei tramite sketch o direttamente dall’artista?

RMI: Ho fatto qualche cambiamento. Un sacco di volte hai problemi in termini economici ovvero mancanza di denaro. A volte vuoi che il design vada in una certa maniera, ma un sacco di cose vanno in un’altra maniera. Collaboro con loro, ma a volte vengono fuori alcune delle loro idee personali. Il design cambia improvvisamente. In Cogon, anche se sto per rivelarti il finale, è uno spoiler, originariamente la creatura era più snella, ma era così difficile modellare il materiale sulla persona ed è finita con l’essere così com’è. Praticamente una creatura quasi obesa.

AF: Per la storia di Cogon ha preso ispirazioni da libri, racconti o si tratta di un soggetto originale?

RMI: Mi sono immerso in tanti film e tanti fumetti, ma non posso dire di essere un gran lettore. Per descrivere il film quando incontro la gente, sono solito parlare della storia di Beneath the Cogon come Jim Thompson, lo scrittore di racconti pulp, che incontra H.P. Lovecraft. E’ questa la maniera in cui me lo rivendo.

AF: Perché ha scelto di girare un corto come Aquarium? O meglio, che tipo di progetto è questa antologia da cui è tratto?

RMI: Avevo realizzato Cogon e questo ricevette un premio al Rojo Sangre Festival di Buenos Aires. Per questo finii sui giornali e il mio vecchio produttore, quello di Woman of Mud, Mother Lily (ndt: soprannome con cui è nota la produttrice Lily Monteverde) si sentì all’improvviso ispirata dall’ingaggiarmi di nuovo. L’ho preso come un film importante per la mia carriera. Devi sapere che questa antologia è il franchise numero uno per i film horror nelle Filippine. Si chiama Shake, Rattle & Roll. Sarebbe stato programmato nel Metro Manila Film Festival, che è un festival che si svolge durante il Natale che è il periodo in cui i film incassano più soldi per i produttori. Quindi l’ho preso come un film da carriera e ho detto “Sì, farò il mio episodio”. Il budget per le Filippine non è così alto, ma ho considerato l’opportunità di raggiungere un maggiore pubblico, perché tanta gente mi ha definito come una sorta di regista di culto. E questa era un’occasione per avere più spettatori.

AF: Quindi è stato scritto da qualcun altro.

RMI: Avevano già una sceneggiatura che lessi e non c’era alcuna maniera che la potessi realizzare con quel budget, così dovetti riscriverla un po’ e poi alla fine Mother Lily mise nel cast questi nuovi attori come Ogie Alcasid che ha la parte del marito che è quasi una grande star nelle Filippine. Originariamente era un marito che tradiva la moglie, ma Ogie Alcasid ha una certa immagine. E’ attualmente spostato con una regina di bellezza australiana e al contrario di tutti i pettegolezzi che lo vogliono infedele verso la moglie, che recita anch’essa nel film, ha un matrimonio veramente solido. Quindi ha una certa immagine da proteggere nelle Filippine. Non avremmo potuto renderlo come questo marito vile e cattivo. Dovemmo riscrivere velocemente in una settimana, dare più importanza al ruolo e liberarci del tradimento. Mi dissi: “Come possiamo giocarcela con un po’ di suspense? La tradisce o non la tradisce la moglie? Come possiamo gestirla senza rovinare l’immagine di Ogie?”

AF: Circa gli attori, è stato lei a sceglierli in Cogon e Aquarium?

RMI: Per Aquarium è stato definitivamente il produttore a prendere gli attori. Per Cogon originariamente avevamo in mente alcune persone. Sai, per ogni progetto di film hai una lista di persone che vuoi usare. C’era Carlos Morales, l’attore di Woman of Mud, ma non era disponibile perché era in una fase di allenamento per una gara di body building (ndt: ride). E’ immenso lui. Così eravamo alla ricerca di qualcuno finché il regista Erik Matti propose: “Hey, ho appena lavorato con Yul Servo, perché non gli fai una chiamata?” “Ma sa maneggiare una pistola? Sa fare un po’ di arti marziali?” “Non so” mi disse. Non lo avevo mai visto in un ruolo d’azione, ma perché non provare. Parlammo col manager di Yul, negoziamo il prezzo e riuscimmo ad averlo. Con Julia Clarete fu Mammu Chua, il mio co-produttore assieme a Roger Garcia, a decidere. Conosceva già i precedenti lavori di Julia. La voleva sin dall’inizio, ma io non ero troppo familiare con i suoi lavori sebbene fosse una buona attrice. Ero preoccupato all’inizio, perché il film aveva alcune scene molto sexy e originariamente stavamo pensando di inserire qualche nudità con un po’ di esposizione dei seni. E sai, quando ho incontrato Julia, lei era veramente naturale, veramente bella, ma non esattamente così prosperosa. Così ero decisamente preoccupato, ma quando poi ho capito che era una attrice naturale, ha il dono della recitazione, mi son detto: “Che cavolo”. Intendo dire la sensualità non dipende da quello. Così l’abbiamo usata e siamo veramente felici.

AF: Siamo rimasti veramente impressionati dall’attore bambino in Aquarium. Aveva già recitato prima o si tratta del suo primo film?

RMI: Paul Salas, il ragazzino che volevamo portare anche a questo festival, ha fatto prevalentemente ruoli in TV. Originariamente lo stavamo considerando nel cast, perché ciò che mi piace di lui è che era –come dire- “bonito”, cioè carino. Però aveva un grosso problema con l’acqua quando abbiamo fatto l’audizione. Così mi dissi “no, non possiamo prendere un ragazzo che ha questo problema a stare in un serbatoio d’acqua.” Così cercammo altri ragazzini, ma nessuno era così affascinante, così carino come lui. Decidemmo di fare una seconda audizione. Il suo problema era sparito, gli demmo un muta da indossare sotto i vestiti e quindi iniziammo a girare, ma era così difficile tenerlo sotto controllo perché nuotava in ogni direzione. Sì, sono molto felice che abbiamo scelto Paul Salas.

Ilarde1AF: Vorremmo fare una domanda generale sullo stato del cinema filippino. Lo scorso anno Joyce Bernal ci disse che la situazione era critica, perché vi erano tanti problemi in sede di produzione. E’ ancora così o le cose stanno cambiando?

RMI: C’è ancora una certa tendenza a fare scelte commerciali nel mercato filippino. La situazione è ancora brutta come negli anni precedenti, ma adesso i filmmakers indipendenti sono un po’ avvantaggiati dal possedere la tecnologia digitale come nel caso di Beneath the Cogon. Non sarei mai stato prodotto da un produttore “mainstream”, perché ci sono delle barriere, è un prodotto decisamente strano. Abbiamo avuto finanziamenti da un sacco di gente diversa indipendentemente, altrimenti non lo avrei mai fatto. E poi ha vinto anche all’estero. Effettivamente non dobbiamo più aspettare che loro diano la “luce verde” per il nostro progetto, che il nostro progetto sia tirato su dagli studios. Ci ha dato una certa capacità economica. Se vogliamo farlo combattiamo, graffiamo e troviamo una maniera per realizzarlo. In questo senso è diverso ora. Avrai sentito di altri film. Prendi per esempio The Blossoming of Maximo Oliveros (ndt: regia di Auraeus Solito), Masahista (ndt: regia di Brillante Mendoza). Sono film gay e molti non vogliono essere associati a film gay. Li tiro fuori perché anche loro sono stati girati nella stessa maniera. Eravamo la stessa gente che era infelice per il sistema. Le sceneggiature non potevano mai essere approvate, così quel che è accaduto è che ci siamo comportati tutti nella stessa maniera. Non lo abbiamo fatto all’unisono, tutti separamente, ma nella stessa maniera abbiamo agito sul finanziamento e lo shooting. Quest’anno è stato veramente divertente. Tutti i film filippini che hanno fatto rumore all’estero sono stati finanziati indipendentemente. Sono così cinico nel dirlo perché ci sono stato dentro per tanto tempo, ma penso che sia alquanto strano ed entusiasmante allo stesso tempo.

AF: E per quanto riguarda il rapporto con la TV? Nella maggior parte dei paesi ormai la gran parte della produzione è televisiva, questo accade anche nelle Filippine?

RMI: Sì. C’è molto più denaro disponibile in TV. Molti meno film vengono fatti. La gente scarica film da Internet e ci sono tanti film pirata in giro. E si tratta di film eccellenti disponibili per quello che è il prezzo di un biglietto del cinema, che a volte è anche più costoso del DVD pirata. Così, ci sono più disponibilità economiche in TV, ma la TV filippina è una vera e propria industria. Ti chiede di girare veramente in fretta. Ti fa diventare più vecchio e non è piacevole. Sebbene vi siano tanti denari coinvolti, lo paghi in termini di stress che è incredibilmente pesante sulla tua condizione fisica. Si dice infatti che sei destinato all’infarto se ti metti a lavorare per la TV.

AF: Cogon è stato girato in formato DV? 

RMI: Sì, Mini-DV.

AF: E Aquarium?

RMI: HD. Aquarium è girato in HD. La stessa camera che è stata usata per il nuovo episodio di Star Wars. Non proprio l’ultimo, ma il primo della nuova trilogia. La stessa camera. Sono veramente soddisfatto dal risultato. Lo abbiamo girato così e poi è stata realizzato il 35 mm per i festival.

AF: Quali sono i suoi progetti futuri?

RMI: Sto ancora valutando se voglia o no fare TV. Poi anche se voglio evitare di fare due film horror allo stesso tempo, se do uno sguardo al prossimo anno mi rendo conto che forse ne farò due, l’uno in prossimità dell’altro. Sai, ho bisogno di lavorare. Uno è per la compagnia di produzione di Erik Matti, si intitola Kulam che significa “maleficio”. Sono eccitato dalla cosa perché lui e il suo partner Ron Monteverde hanno tirato su questa compagnia chiamata Reality Entertainment che è già la co-produttrice di Aquarium assieme a Mother Lily. E’ eccitante perché Erik Matti è anche lui un regista. E’ stato all’estero in tutti i festival, così spero che eventualmente avrà la forza per influenzare le decisioni sui film da produrre nelle Filippine. I produttori attuali, soprattutto la vecchia generazione, sono coloro che detengono il mercato e sono ancora lì a fare film. Hanno una mentalità veramente ristretta. Se per esempio venisse qualcuno come il regista di Pulse, Kiyoshi Kurosawa, non ci sarebbe alcun modo per fargli fare un film nelle Filippine. Non otterresti mai il finanziamento. Film eccellenti, certo, ma considerati un insuccesso commerciarle dai grandi produttori. E’ così difficile fare qualcosa di originale nelle Filippine.

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