Ryoo Seung-wan


Introduzione

Attualmente, il cinema sud-coreano sta attraversando un periodo fulgido della propria storia, non a caso nel 1999 con Shiri (opera scritta e diretta da Kang Je-gyo) entra risolutamente ed energicamente nella sua terza età dell’oro (la prima è fra il 1926 e il 1938, la seconda tra 1955 e il 1969).
Gli anni 2000 segnano una svolta importante per il mercato locale, in particolar modo grazie al sostegno economico di diverse aziende private: Samsung, Hyundai, Lg. Inoltre il nuovo governo di Kim Young-san decreta una serie di provvedimenti a favore della settima arte, nello specifico effettua un certo numero di sgravi fiscali e di facilitazioni per gli investitori oltre a numerose riforme tra cui l’abolizione dell’ente ministeriale della censura, nel 1999, sostituito dal Korean Rating Board.
Tramite robusti investimenti da parte delle aziende precedentemente elencate, è stato possibile produrre e realizzare diversi titoli ad alto budget, amati dal pubblico locale e soprattutto in grado di attirare l’attenzione della critica occidentale; tra i film più riusciti troviamo JSA: Joint Security Area (2000) di Park Chan-wook oppure The Host (2006) di Bong Joon-ho.
In questo periodo, da molti critici ribattezzato come la “stagione dei blockbuster “ (in Corea questo termine non si riferisce tanto ai film campioni d’incassi bensì ad opere ad alto budget che aspirano al primato nel box office ma non sempre riescono a raggiungere tale traguardo; eclatante l’esempio di Resurrection of the Little Match Girl (2002) diretto da Jang Sun-woo, opera costata oltre 20 milioni di dollari ma che incassò poco più di 3 milioni), si assiste alla nascita e formazione di una seconda New Wave, costituita da giovani registi (molti dei quali dei veri e propri cinefili) che si distaccano dal realismo e dall’intensità politica che ha caratterizzato la generazione precedente. Tra gli autori più importanti della prima New Wave troviamo, ad esempio, Jang Sun-woo o Park Kwang-su, entrambi cineasti estremamente attenti e critici verso la realtà politico-sociale del proprio paese.
Nonostante un minor piglio autoriale rispetto al recente passato, i nomi emersi e formatisi durante i primi anni 2000, non hanno realizzato esclusivamente opere su commissione, quindi film dal basso valore artistico, bensì sono riusciti ad amalgamare con ottimi risultati cinema d’autore, cinema popolare e di genere.
Tra i registi più interessanti e talentuosi dell’attuale panorama cinematografico coreano, oltre ai “classici” nomi noti (Park Chan-wook, Hong Sang-soo, Bong Joon-ho, Kim Ki-duk, Kim Jee-woon…) merita di essere menzionato Ryoo Seung-wan.

 

 

Ryoo Seung-wan e suo fratello, l'attore Ryoio Seung-bum

Ryoo Seung-wan e suo fratello, l’attore Ryoo Seung-bum.

Cenni biografici e influenze artistiche

Ryoo Seung-wan nasce a Onyang (una piccola città del Chungcheang meridionale) nel 1973; ha vissuto un’infanzia alquanto travagliata a causa della perdita di entrambi i genitori, nel periodo in cui il futuro regista frequentava la scuola media.
Nel 1992 abbandona definitivamente gli studi per dedicarsi all’attività lavorativa, in particolare modo troverà diversi impieghi occasionali (operaio edile, istruttore di guida, inserviente), tutte attività utili a mantenere la propria famiglia (sua fratello più piccolo Ryoo Seung-bum del 1980) e soprattutto a cullare il suo sogno “proibito”: diventare un regista.
Nonostante le varie difficoltà ed ostacoli che la vita gli ha posto, fin da ragazzo Ryoo Seung-wan ha dimostrato un’elevata predisposizione per la settima arte, soprattutto verso i gonfupian hongkonghesi firmati Shaw Brothers. Inoltre conoscerà e stringerà una forte amicizia con un giovane regista di nome Park Chan-wook, che da li a breve diventerà una delle figure più importanti del nuovo cinema coreano.
Ryoon Seung-wan parteciperà, in veste di attore, in due film scritti e diretti dall’amico: Mr. Vendetta del 2002 e Lady Vendetta del 2005, ossia il primo e l’ultimo capitolo della cosiddetta “trilogia della vendetta”, un trittico di elevata fattura in grado di rendere famoso in tutto il mondo il nome del suo autore.
La poetica di Ryoo Seung-wan è caratterizzata da uno stile unico e personale, tuttavia risulta evidente l’influenza del cinema d’azione hongkonghese; fin da piccolo, oltre ai grandi classici degli Shaw Brothers è rimasto affascinato ed attratto da diverse pellicole realizzate dalla Golden Harvest, specialmente quelle con Jackie Chan protagonista (rimarrà talmente ammaliato da quel cinema a tal punto da prendere lezioni private di taekwondo e comprare una telecamera da 8 millimetri, con la quale inizia a realizzare piccoli cortometraggi in salsa marziale).
L’azione, specialmente all’inizio della carriera, ha sempre occupato un ruolo importante nel suo cinema, per questo motivo i suoi film sono costantemente scanditi da un ritmo veloce, dinamico e realistico.
Oltre a dedicare massima attenzione alle sequenze action, l’autore sud-coreano è contraddistinto da una capacità di scrittura approfonditamente efficace, in cui effettua una cura maniacale sul background dei protagonisti, con un occhio di riguardo verso i vari villain, personaggi sempre riusciti e interessanti.

 

Un esordio folgorante

Nel 2000, dopo aver collaborato in veste di assistente alla regia per alcune produzioni locali, finalmente esordisce con il primo lungometraggio, Die Bad.
È un progetto sperimentale; inizialmente l’autore aveva scelto di realizzare una serie di cortometraggi distinti ma in seguito decise di unirli, formando quindi un film a episodi; sono 4 storie originali, che si focalizzano sul percorso di auto-distruzione e conseguente discesa agli inferi di un giovane sud-coreano.
Die Bad è un film realizzato con un budget davvero esiguo (il montaggio, ad esempio, è alquanto grezzo e poco curato), tuttavia è possibile identificare un preciso linguaggio che da li a breve caratterizzerà la carriera del regista; Die Bad è un prodotto molto vicino al cinema di genere e alle sue derive pulp dove risulta evidente una raffigurazione della violenza tremendamente ed eccessivamente brutale.
La regia è molto ricca, nello specifico meritano di essere menzionate l’obliqua dall’alto sul volto ormai privo di vita di Hyunsung (atto conclusivo del primo episodio Rumble) e la scena di conversazione iniziale del secondo episodio, Nightmare: la sequenza si apre con un campo totale che mostra la famiglia del protagonista seduta a tavola, apparentemente unita. Poco dopo il regista utilizzerà un piano sequenza con panoramica a schiaffo sul personaggio parlante e lo spettatore assisterà alla disgregazione del nucleo familiare; soluzioni stilistiche elaborate ma ben gestite che dimostrano il talento dell’esordiente Ryoo Seung-wan.
Nel 2002  ritorna ad indossare i panni del regista e sceneggiatore per No Blood No Tears; molti critici locali lo considerano il vero esordio vista la natura sperimentale del precedente prodotto.
A soli 29 anni, Ryoo Seung-wan tira fuori dal cilindro un pulp-noir solido, quadrato ed alquanto originale; in questo progetto il giovane regista decide di inserire parametri già intravisti in Die Bad, per lui particolarmente importanti e che contraddistingueranno la carriera futura (in particolar modo fino al 2008); si parte dal classico omaggio al cinema di Hong Kong per passare ad  una rappresentazione della violenza estremamente efferata, alternata a brevi sequenze comiche e surreali (ad esempio la scena con protagonisti “l’unione handicappati democratici”).
Il regista propone una narrazione a più livelli, a tal proposito fin dalle prime battute è possibile assistere a diversi salti temporali; la sceneggiatura è curatissima, i personaggi sono tutti ben caratterizzati, in particolar modo la storia è alquanto originale e si focalizza su due donne apparentemente normali, costrette ad affrontare situazioni più grandi di loro.
La regia è di livello, contraddistinta da soluzioni stilistiche ardite e ben gestite: fast-motion, freeze-frame, movimenti selettivi, estensivi e zoomate improvvise si amalgamano alla perfezione.

 

Consacrazione e affermazione internazionale

Ryoo Seung-wan è un regista particolarmente attivo, come dimostra la sua tabella di marcia con in media un film l’anno; dal 2002 al 2005 realizza altri 3 lungometraggi, tra cui meritano di essere menzionati il wuxupian urbano Arahan (un atto di riverenza nei confronti della tecnica del wirework e del cinema di Hong Kong in generale) ed il dramma sportivo Crying Fist (privilegiando l’estetica del pugilato), in entrambi i film –come spesso accade- il protagonista è Ryoo Seung-bum, fratello minore del regista.
Tuttavia il primo grande successo, non soltanto in patria ma estero arriva nel 2006 con The City of Violence, presentato –nella sezione fuori concorso mezzanotte- alla 63° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Con questo film Ryoo Seung-wan (in veste di produttore, sceneggiatore, regista ed attore, il tutto per limitare i costi) rende omaggio in primis –ormai consuetudine- al cinema di Hong Hong degli anni 70, più precisamente alle pellicole dello studio dei fratelli Shaw con un occhio di riguardo per Chang Cheh e John Woo (v. profilo dentro AsianFeast.org); lo si può intuire dal forte legame di fratellanza e amicizia tra i protagonisti, elementi imprescindibili  sia per Chang sia per Woo.
Le citazioni però non si fermano ad Hong Kong; in una scena Tae-Su e Seok-Hwan (interpretati rispettivamente da Jung Doo-hong e dallo stesso Ryoo Seung-wan)  affrontano contemporaneamente diverse gang, tutte caratterizzate da divise appariscenti; qui il richiamo a I Guerrieri della Notte (1979) di Walter Hill è palese mentre nel finale il regista cita addirittura Quentin Tarantino (in patria l’autore sud-coreano è stato più volte paragonato al cineasta americano)  ed il suo Kill Bill vol.1 del 2003.
Da un punto di vista tecnico la regia è come sempre di alta classe, ed è possibile intuirlo fin dalla ripresa iniziale: tramite un piano sequenza con macchia a spalla, viene ripreso un tremendo pestaggio posto in fuori campo d’impronta (elementi presenti fuori campo che possono essere percepiti dallo spettatore grazie ad impronte come ombre, specchi, etc…).
Il film è estremamente facinoroso ed il regista opta nuovamente  per una rappresentazione della violenza molto carnale e fisica che si ricollega ad esempio al The Blade di Tsui Hark (influenza che tornerà in Dachimawa Lee); in aggiunta troviamo delle improvvise esplosioni di aggressività, tra cui impossibile non segnalare l’ira furiosa di Pil-Ho (Lee Beom-Soo) che colpisce mortalmente il suo socio con una specie di mazza, chiaro omaggio a Gli Intoccabili di Brian de Palma (nello specifico si collega al brutale omicidio commesso da  Al Capone/Robert De Niro ai danni di un suo sottoposto, il tutto unito ad uno straordinario monologo dove si utilizza il baseball come metafora).

 

Maturazione definitiva

Il 2010 è un anno particolarmente importante per la carriera del fiorente autore sud-coreano, periodo che combacia con l’uscita nelle sale cinematografiche di The Unjust; il film in esame ha letteralmente sorpreso tutti, vincendo un numero spropositato di premi locali (Director’s Cut Award alla miglior regia, Seul Art and Culture Award alla miglior regia, Blu Dragon Film Awards per la migliore regia e sceneggiatura) e ottenendo molta risonanza a livello internazionale.
Ryoo Seugn-wan con questo The Unjust inizia un percorso di maturazione non tanto stilistica (già dall’esordio aveva dimostrato una tecnica non indifferente) bensì contenutistica; il film è un’aspra denuncia della corruzione del sistema giudiziario del paese.
Essenzialmente la pellicola dovrebbe focalizzarsi sulla ricerca di un pericolosissimo serial killer che stupra e uccide ragazzine, tuttavia la polizia locale dopo aver ucciso un sospettato per mantenere alto l’onore e l’immagine di fronte ai media decide di trovare un falso colpevole; a questo punto la ricerca dell’identità del vero maniaco (motore di partenza del film) viene accantonata e lo spettatore assiste ad un particolare caso di MacGuffin Hitchcockiano.
The Unjust è un thriller cupo, ombroso, inganni e corruzione sono ormai routine in questa nuova Sud-Corea democratica (fino agli anni 80 la Corea del Sud era contraddistinta da una forma di potere autocratico); la trama è davvero densa e articolata ed il regista è bravo a controllare i tantissimi personaggi in scena.
La regia è solidissima e senza sbavature, nelle scene più importanti Ryoo Seung-wan dimostra tutta la sua abilità con la macchina da presa, scegliendo sempre il movimento corretto, il tutto risultando funzionale al contesto.
Nel 2013 ricalca il successo precedente con The Berline File, uno spy-thriller ambientato a Berlino che vede coinvolti agenti governativi Nord-coreani, Sud-coreani, Cia e Mossad.
L’autore scrive e dirige un prodotto solido e quadrato, proponendo allo spettatore una trama complessa, intrigante e ben sviluppata dove doppi giochi e tradimenti sono all’ordine del giorno.
La regia è caratterizzata da lenti movimenti di macchina utili ad enfatizzare una tensione crescente; soluzioni stilistiche che si alternano a sequenze action decisamente più adrenaliniche, scandite da un ritmo veloce, dinamico e realistico (nonostante un finale leggermente eccessivo in cui il regista si serve, caso molto raro, dell’aiuto della CGI).
Nel 2015 con Veteran (terzo maggiore incasso della storia del cinema Sud-Coreano), l’autore accantona lo spirito anarchico e critico intravisto nelle sue ultime produzioni (ad esempio The Unjust) a favore di un tono più scanzonato.
Ryoo Seung-wan adotta uno stile minimale, con una regia classica, sobria e meno elaborata rispetto al recente passato (No Blood No Tears, The City of Violence), inoltre ritroviamo quell’attitudine di scrittura notevolmente incisiva, elemento imprescindibile per il regista.

 

Progetti Futuri

Il nome di Ryoo Seung-wan ormai è noto non soltanto in patria ma in tutto il mondo, le sue opere sono abitualmente presentate nei più importanti festival internazionali come Cannes, Venezia o Berlino. L’autore Sud-coreano è contraddistinto da un’elevata dose di poliedricità, non ama star fermo e lo conferma la sua ricca agenda, in particolar modo ha già firmato per la realizzazione di altri tre film: due sequel (The Berline File II e Veteran II, previsti per il 2017/18), ed un progetto inedito: a breve si dedicherà al suo primo film bellico, Gun-ham-du (titolo provvisorio).
Ryoo Seung-wan è un regista di talento che non smette mai di stupire e nella sua ricca filmografia si contano già diverse chicche, veri e propri cult che lo spettatore difficilmente dimenticherà.

 

 

FILMOGRAFIA (lungometraggi come regista)

Die Bad, 2000
No Blood No Tears, 2002
Arahan, 2004
Crying Fist, 2005
If You Were Me 2 (segmento: Hey, Man), 2005
The City of Violence, 2006
Dachimawa Lee, 2008
The Unjust, 2010
The Berline File, 2013
Veteran, 2015

 

 

Le foto del regista sono di ©AsianFeast.org, scattate da Senesi Michele al Far East Film Festival di Udine

CONDIVIDI: