Shougeki Gouraigan

Voto dell'autore: 3/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [4,00/5: 2 voti]

Appena terminata la messa in onda di Garo: Yami o Terasu Mono, la terza serie della franchise da cui Amemiya si era temporaneamente allontanato, la slot del palinsesto di TV Tokyo viene occupata da questo Shougeki Gouraigan. Che cos’è? E’ nientemeno che la miniserie a cui si era applicato proprio Amemiya mentre era in vacanza da Garo.
E in quanto tokusatsu e vista la continuità, vanno comunque fatti dei paragoni. Gouraigan alla fine ha un’estetica alla Garo e fa tesoro dei buoni livelli tecnici (nel wirewok come nell’effettistica) della terza serie, oltre ad ampliarne ancora di più l’aspetto irriverente e sboccato con una pletora di nudi, ammiccamenti e battute a sfondo sessuale. D’altronde la maggioranza dei personaggi femminili sono in realtà pornostar riconvertite al ruolo con una simpatia e una disincantata partecipazione.
L’unico elemento portante aggiunto è una dose personalmente anche eccessiva e fuori luogo di comicità spesso oltre i limiti della sopportabilità.
Ne esce l’ennesimo oggetto scombussolato che alterna senza soluzione di continuità commedia, azione, fantasy, melodramma, sesso, nudi, fantascienza, epica in una serie vistosamente inferiore al corrispettivo di Garo almeno a livello qualitativo e che con la quarta serie ha in comune il fatto di avere un certo odore di brodo allungato.

Una nave spaziale, Bunba, guidata da Gou, trasporta galeotti nello spazio quando l’apparizione di un ciclopico mostro provoca la fuga di alcuni di essi. Il più potente di questi e sorta di nemesi di Gou, chiama all’appello 1000 soldati alieni che in 100 giorni giungeranno sulla terra per distruggerla. Gou allora decide di adunare 4 galeotti scappati sul pianeta per preparare un piano di difesa. Scoprirà sulla terra la presenza di creature -sia amiche che nemiche- invisibili agli occhi degli umani che qui vivono e interagiscono con loro e sarà aiutato da Kai Hitomi, ragazzina terrestre col potere di riuscire a vedere la loro vera forma.

Amemiya dirige una sorta di anomalo corrispettivo dei super sentai, vicino per molti versi all’estetica del venefico Kamen Rider Den-O a partire dagli Imajin che qua diventano similissimi Hikaribito entrambi di derivazione da character design classici sullo stile degli oni. Quindi cinque eroi colorati che rivendicano l’origine sul finale quando mutano in una vera e propria forma con avveniristica tuta colorata alla guida di un robot gigante. Se ancora il dubbio dovesse sussistere a spingere su questa linea è una puntata omaggio proprio all’universo dei super sentai che ne ricalca tutte le marche semantiche classiche. E inoltre tutti gli scontri si spostano in una sorta di pittoresca dimensione parallela digitale come negli altri tokusatsu il più delle volte traslavano senza motivo all’interno della solita cava di pietra. Peccato che il tutto sia meno riuscito e qualitativamente rilevante rispetto ad un Akibaranger. Dopo le prime cinque puntate di reclutamento degli eroi infatti la serie inizia a girare a vuoto all’infinito fino all’atteso confronto finale che non chiude nemmeno tutto il preventivato ma si lascia in parte aperto ad un eventuale sequel.
Detto questo va preso atto comunque dell’ottimo lavoro di character design su tutti gli attori e personaggi e l’allegria nel vedere più o meno note attrici di cinema per adulti infilate in una sorta di surreale commedia per ragazzotti.
Il cast è come spesso avviene nelle opere di Amemiya dato in pasto a degli uomini poco convincenti e fuori ruolo mentre sono sempre le donne a fare la differenza macroscopica. In una puntata appare anche in cameo Mika Hijii co-protagonista delle prime due serie di Garo in cui interpretava una pittrice; qui afferra un pennello lo agita con lo stesso movimento di quello usato dalla sacerdotesse dell’altra serie salvo poi fermarsi spaesata domandandosi cosa diamine stesse facendo.
Shougeki Gouraigan è quindi un buon riempitivo tra una serie e l’altra di Garo che ha dalla sua pregi quali la buone coreografie marziali, l’effettistica, il character design, una dignitosissima messa in scena, l’alto tasso di inventiva e un’abbondanza di sequenze pruriginose. La penality da pagare è il lato comico che non funziona quasi mai e che quindi lo allontana dai livelli qualitativi della serie “sorella”.

 

I protagonisti

I nemici

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