Wang Bing


wang bing

Regista

Abbiamo intervistato il regista nel 2012 nel corso della Mostra del Cinema di Venezia in cui portava l’intenso Three Sisters dopo lo straordinario The Ditch di appena due anni prima. Con il nuovo film avrebbe poi vinto la sezione Orizzonti.

 

Asian Feast: Com’è nata l’idea per Three Sisters? Come mai dopo The Ditch, che era un film vero e proprio, è tornato a fare un documentario?

Wang Bing: È andata così. Uno dei miei migliori amici aveva scritto un libro che mi piaceva molto. Parlava della storia di una famiglia che viveva nello Yunnan. Il mio amico stesso era dello Yunnan. Dopo che lui è morto dodici anni fa, ho deciso nel 2009 di andare nello Yunnan a trovare la sua famiglia. Mentre ero di ritorno verso casa ho incontrato queste tre sorelline che vediamo nel film e loro mi hanno accolto nella loro casa. Ho potuto così vedere le condizioni in cui vivevano e la loro povertà e decisi che ne avrei fatto un film. E così è andata. Nel 2011 ho deciso di iniziare le riprese.

AF: Il film è presentato come un documentario, ma il suo stile è molto personale. Per esempio nella scena finale in cui le ragazzine si avviano verso l’orizzonte c’è sembrato che il confine tra documentario e film svanisca, che il distacco oggettivo lasci spazio a qualcosa di più soggettivo. È così?

WB: I documentari, secondo me, per loro stessa natura devono essere oggettivi. L’oggettività, tuttavia, non esiste. C’è sempre, anche nella scelta dei soggetti da riprendere, una parte di soggettività che emerge. Ecco, questo è quello che vedo nel mio documentario: un documentario oggettivo che riflette scelte soggettive.

AF: Three Sisters non sembra avere né un inizio né una fine precisi. Inizia con le ragazzine, nel mezzo della loro vita, e finisce allo stesso modo, senza qualcosa che indichi dove inizia e dove finisca il documentario.

WB: (ride) Secondo me la vita è così, l’ho fatto quasi senza intenzione. Non c’è un vero e proprio inizio e una vera e propria fine. Volevo che Three Sisters fosse uno spaccato di vita quotidiana, quindi non c’è e non ci può essere un inizio che sia tale e una fine che sia tale.

AF: Con The Ditch abbiamo potuto notare quella che è una sorta di rivoluzione del linguaggio cinematografico. Manca la divisione in atti, sembra mancare una sceneggiatura ben definita, una caratterizzazione dei personaggi. Tutto si riconduce al suo stile documentaristico. Può spiegarci come è arrivato a questo modo di girare? In futuro, tornerà a girare ancora film che non siano documentari?

WB: Quello che sto facendo al momento è un altro documentario, quindi ancora per un po’ intendo girare con questo formato. Sto anche lavorando ad una fiction, ma lo stile con cui mi sto approcciando alla regia è diverso da The Ditch. Credo che The Ditch rimarrà un episodio isolato, almeno per adesso.

AF: Nell’arco della sua carriera lei sembra averci mostrato una faccia della Cina che è quella che non ci vogliono far vedere, o almeno quella che non viene percepita da noi in Occidente, in un certo senso nascosta. Vuoi la Cina rurale piuttosto che quella industriale, vuoi gli effetti del capitalismo. È sua intenzione mostrarci questo lato della sua patria?

WB: In verità non è mai stata mia intenzione mostrare al mondo, e all’Occidente in particolare, la Cina che voi non vedete. Scelgo di trattare nei miei film quello che più mi tocca da vicino, quello che stimola le mie emozioni in modo da tale da spingermi a lavorare. È vero che si vede una Cina che non sempre è conosciuta nei miei documentari, ma è solo un caso.

AF: Che ne pensa del cinema cinese contemporaneo? La nostra percezione è che sia fortemente diviso in due parti: da un lato cinema indipendente, coraggioso, a basso budget, con autori molto forti apprezzati più all’estero che in patria; dall’altro lato ci sono invece produzioni costosissime, con cast ricco di nomi famosi, non sempre riuscite, che però il pubblico cinese sembra gradire. Che difficoltà, economiche o meno, si trova ad affronatare un regista di cinema indipendente cinese?

WB: In effetti è esattamente così, due filoni di cinema differente. I film ad alto budget sono spesso anche finanziati dal governo cinese. Poi ci sono quelli indipendenti, dove il regista mostra quello che sente più vicino. Questi film non sono supportati dal governo. Non solo non vengono finanziati, ma non vengono proprio pubblicizzati.

 

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