Diario di Viaggio – Hong Kong 2004


Diario_Hong Kong_04_coverSABATO 12 GIUGNO

h. 14:30
La Hong Kong post sars, all’uscita dell’aeroporto di Chek Lap Kok, mi accoglie con una scampata multa di 1500 HK $ (circa 150 Euro): tanto puo’ costare un mozzicone di sigaretta gettato distrattamente a terra. Anche sputare, gettare cartacce e avanzi di cibo per strada, praticamente tutto quanto rientra nella consuetudine degli honkonghesi, viene scoraggiato da misure severissime. Hong Kong non e’ mai stata tanto pulita.

h. 17:00

Prima destinazione: Shaukeiwan, isola di Hong Kong, complesso popolare di Ming Wah Dai Ha. Odore d’incenso che brucia sulla soglia delle migliaia di abitazioni in onore dei parenti morti, sfrigolio di innumerevoli wok e l’inconfondibile “clatter-clatter” del mah jong. Sono ospite al quindicesimo piano, interno 1562, con altri quattro della famiglia Kwok. 30 metri quadrati con vista su una sopraelevata, un gruppo di grattacieli scrostati, ed un pezzo di baia. Dall’altro lato della baia, Kowloon, che insieme a Hong Kong Island costituisce il cuore della citta’. Il quartiere di Shaukeiwan ospitava fino ad un paio di decenni fa baraccopoli abusive e boat people; ora e’ uno dei pochi quartieri popolari rimasti nell’isola, occupata in gran parte da attivita’ finanziarie e commercali. A Shaukeiwan circolano pochi occidentali, e praticamente nessuno parla inglese, neanche al Seven Eleven.

h. 20:00

Finalmente la mia prima cena cantonese a casa Kwok, a base di pollo, maiale, frutti di mare, verdure, e pietanze di origine piu’ o meno vegetale, essicate e reidratate, molto amate dai palati locali. Rientrano in questa categoria anche le popolari meduse tagliate a striscioline e servite come dim sum. Nel caso specifico si tratta di una radice fibrosa e sfilacciosa immersa in una salsa fluida. La cosa ha un aspetto peloso, tipo una capigliatura dopo uno shampoo, prima del risciacquo. Tra tutte queste meraviglie, una salsa a base di zenzero molto buona e semplicissima da preparare. Vi si intingono i gamberoni cotti al vapore, o -suppongo- altri frutti di mare. Si prepara mischiando zenzero fresco tritato, aglio tritato, aceto di riso, un cucchiaino di zucchero, e aggiungendo un filo di olio bollente a fine preparazione. Si mescola ancora e si lascia raffreddare.

h. 22:00

Raggiungiamo Causeway Bay con il mezzo piu’ economico e divertente: il vecchio tram su rotaie, affettuosamante chiamato Ting Ting dagli honkonghesi. L’unico mezzo di trasporto locale non dotato di aria condizionata, solo 2 HK $ (circa 20 centesimi) per tutte le destinazioni. Vi e’ una sola linea che attraversa tutta l’isola, partendo proprio da Shaukeiwan. Causeway Bay, a mezz’ora di tram, e’ l’area piu’ affollata dell’isola, densa di negozi, centri commerciali, ristoranti e locali vari, e dove l’inquinamento e’ perennemente sopra il livello di allarme. I due flussi di persone che si muovono compatte in due direzioni opposte, dall’alto del secondo piano del Ting Ting, fanno impressione. La nostra meta e’ uno dei tanti bar in uno dei diversi mostri architettonici che nascondono all’interno ogni sorta di attivita’: alberghi, karaoke, cinema, ristoranti, tutti impilati uno sull’altro, invisibli dall’esterno. Il bar Shelter e’ al ventisettesimo piano e si raggiunge con l’ascensore, che si apre direttamente al suo interno. Il locale appartiene alla fascia un po’ piu’ raffinata dei bar abitualmente frequentati dai giovani cinesi, in genere amanti del cantopop a tutto volume e del rumorosissimo gioco coi dadi. Qui una birra in bottiglia (cinese, giapponese o europea) costa almeno 48 $ (quasi 5 euro) ma la vista degli altri grattacieli dalle grandi vetrate compensa il piccolo salasso.

h. 24:00

Sul grande schermo di Times Square (siamo sempre a Hong Kong), punto nevralgico di Causeway Bay comincia l’Euro Go Go Goal, evento speciale che seguira’ gli europei di calcio. La gente comincia ad accalcarsi, mentre mi allontano verso la fermata del Ting Ting. L’Euro Go Go Goal sara’ difficile da evitare nei giorni a venire.

 

DOMENICA 13 GIUGNO

Big Wave Bay – h. 15:00

Dopo una ventina di minuti sull’autobus, dopo curve, salite e discese, oltre i campi da golf e le residenze miliardarie, si arriva all’estremita’ inferiore dell’isola di Hong Kong. Gia’ alla discesa alla fermata dell’autobus l’odore dolciastro di crema solare spalmata su qualche centinaio di persone si fa sentire. Dall’ alto del sentiero che conduce alla spiaggia si ha un quadro completo della situazione: tutto lo spazio compreso tra l’inizio della striscia di sabbia e la rete di protezione anti-squalo e’ uniformemente occupato dai fanatici dell’abbronzatura e del surf.
Lo spazio personale e’ un concetto quasi totalmente estraneo ai cinesi in generale e agli honkonghesi in particolare, quindi invadere quello altrui con piu’ o meno violenza non e’ maleducazione. Cosi’ un quadratino di sabbia dove stendere un asciugamano si riesce a trovare Mi guardo intorno per osservare un po’ la fauna locale.
Gli honkonghesi si muovono sempre in gruppi o in coppia, o peggio in gruppi formati da coppie. Non sono quasi mai soli, e se lo sono staranno urlando al cellulare con chiunque debbano incontrare di li’ a poco. Noto un numero sorprendente di tatuaggi su gambe, braccia e dorsi intorno a me, soprattutto draghi e serpenti. Vanno molto anche le capigliature afro stile anni settanta, soprattutto tra i ragazzi. Ovunque spuntano tavole da surf, radioline -cosa staranno ascoltando?- e misteriose merendine gommose che tutti sembrano avere portato con se’.

Ming Wah Dai Ha, Shaukeiwan – h. 24:00

Non vedo l’ora di andare a dormire. Qui nell’interno 1562 del blocco B siamo organizzati cosi: circa 30 metri quadrati divisi per cinque persone; due vani ricavati dall’unica stanza, separati tra loro da armadi e tavole di compensato; la lavatrice e un altro armadio stipano il balconcino, da cui si accede al bagno. Nel primo vano, il piu’ grande, con letto matrimoniale e porta a soffietto, ci stanno i signori Kwok. Nel secondo ci stanno 2 lettini separati da uno spazio di mezzo metro. In uno di questi, libero dalla sera fino alle 9-10 del mattino, ci sta uno dei figli Kwok. Dalla mattina fino alla sera e’ occupato dal suo legittimo proprietario, un altro Kowk che lavora nella HK police e fortunatamente fa il turno di notte. Io in quanto ospite mi sono aggiudicata l’altro lettino, libero 24 ore su 24.

MARTEDI 15 GIUGNO

Jusco Tai Koo – h. 16:00

Tra i tanti ipermercati giapponesi a Hong Kong, Jusco e’ il mio preferito. Vi si trovano, come in ogni mall asiatico che si rispetti, bar, caffe’, cinema e ristoranti, oltre al supermercato vero e proprio. Jusco non e’ ne’ spettacolare ne’ particolarmente grande, ma vi si trovano un sacco di cose inutili a prezzi molto convenienti.
Passare un intero pomeriggio all’interno di un centro commerciale non e’ inusuale da queste parti, soprattuto quando si soffoca dal caldo umido dell’estate honkonghese. Questa volta tralascio lo shopping e mi siedo in un caffe’, dove ho intenzione di approfittare dell’aria condizionata fino a serata. Voglio provare una specialita’ di cui ho molto sentito parlare: il “soda float”. Dopo pochi minuti il cameriere mi porta un gelato alla vaniglia in un bicchierone, su cui viene immediatamante versata una lattina di coca cola. Al contatto con l’anidride carbonica la crema gelato produce una schiuma gassosa che con un fshhh straripa dal bicchiere, e a questo punto si puo’ mangiare con il cucchiaino o sorbire con la cannuccia. Scopriro’ in seguito che la paternita’ di questa aberrazione alimentare e’ contesa tra Hong Kong, Australia e Stati uniti. Arridatece il gelato fritto!

Kowloon – h. 24:30

Il programma per la serata si prospetta terrificante: il Flamingo Bar di Kowloon. Un ascensore che puzza di vomito, pilotato da un omino grigiastro seduto su uno sgabello, arranca fino al quinto piano. Neon blu e rosa e lucine ad intermittenza, sul tavolino salatini verdognoli che odorano di cibo per pesci rossi. Mi aspetta la visione coatta dell’Euro Go Go Goal in quattro megaschermi con commento in cantonese, il volume al limite della violenza acustica. Giocano Repubblica Ceca e Latvia. Intanto le aziende di Hong Kong prevedono un picco di assenze per malattia, considerato che le partite andranno in onda dopo la mezzanotte, almeno secondo quanto riportato dal South China Morning Post. Per quanto mi riguarda preferirei andare in ufficio piuttosto che passare tutta la serata qui, circondata da gruppuscoli di impiegati mezzi sbronzi, in camicia e cravatta allentata che sbraitano chissa’ cosa.

(Foto di Laura Liverani)

 

VENERDI 18 GIUGNO

Tsim Sha Tsui, Kowloon – h. 17:00

Area di Kowloon densissima di bar e locali, karaoke, cinema, centri commerciali, ristoranti, stand che vendono noodles untissimi, illuminato da neon colorati giorno e notte, TST e’ forse la trappola per turisti piu’ grande del mondo.
Sulla Nathan Road il decadente complesso di Chunking Mansions, celebrato in Chunking Express di Wong Kar Wai, e’enorme. Difficile spiegare che cosa sia veramente un mostro metropolitano del genere, che potrebbe essere concepito solo a Hong Kong. Dall’esterno appare come un fatiscente condominio di vari blocchi, ma all’interno e’ un ipercubo labirintico in cui si ha la sensazione di poter perdere la strada per sempre. Citta’ nella citta’, vero e proprio ghetto per stranieri, popolato da viaggiatori squattrinati, immigrati clandestini in cerca di lavoro, spacciatori e massaggiatrici. Al suo interno gli spazi claustrofobici, molti dei quali mai baciati dalla luce del sole, sono articolati in piccoli alberghi e guest house, ristoranti indiani economici, negozietti a buon mercato che vendono di tutto.
Do’ un’occhiata in giro, e dopo aver respirato abbastanza aria viziata che sa di curry e di piscio, e dopo aver rifiutato qualche rolex falso, ritorno sulla Nathan Road per la mia vera missione: un’orgia consumistica di VCD e DVD.

L’ossessione honkonghese per tutto cio’ che e’ nuovo e recente ha indubbi risvolti positivi. Nei vari negozietti specializzati nella vendita di VCD e DVD il prezzo dei titoli che hanno almeno tre anni scendono a 10 -15 dollari (1 euro e mezzo circa), mentre per le novita’ i prezzi vanno dai 60 ai 100 dollari. Inutile crucciarsi se il prodotto sia piratato o meno: non vi e’ differenza percettibile, ne’ nella sostanza ne’ nel packaging. Se il prodotto e’ difettoso, lo si riporta indietro con lo scontrino per la sostituzione, originale o copia che sia. Intanto i prezzi stracciati hanno decretato la fine ingloriosa di Blockbuster, che almeno in questa parte del mondo ci ha lasciato, forse per sempre.

Causeway Bay – h. 22:30

Stasera sono coinvolta in uno spaccato di vita sociale honkonghese di cui farei volentieri a meno, ma visto che devo scrivere queste pagine mi rassegno, per onor di cronaca. L’appuntamento e’ davanti ad uno dei centri commerciali di Causeway Bay, destinazione un karaoke per una reunion di ex-compagni di classe.
Una tipica sessione di karaoke si svolge in modo completamente diverso dalla variante occidentale in cui ci si umilia piu’o meno ubriachi in pubblico. Qui viene privilegiata la dimensione privata, e i karaoke bar assomigliano piu’ ad albergi che locali. C’e’ una vera e propria reception, e da lunghi e stretti corridoi imbottiti si accede a decine di camere insonorizzate, che si affittano con prezzi che si aggirano intorno ai 1000 dollari per poche ore. La tariffa comprende spesso la cena e i salatini, ma esclude i drink. Un cameriere entrera’ ed uscira’ dalla stanza per le varie ordinazioni.
Ma che ci troveranno gli abitanti dell’Estremo Oriente, dalla Cina al Giappone a rinchiudersi tutti insieme in una stanza a cantare canzoni idiote e ad ubriacarsi, con l’aggravante di uno dispiego di tecnologia ben superiore all’utilizzo effettivo? Al terzo giro di tequila slammer smetto di farmi domande e quasi quasi trovo il karaoke divertente.

MERCOLEDI 23 GIUGNO

Wan Chai – h. 16:00

E’ possibile attraversare gran parte della Hong Kong Island camminando sospesi a qualche decina di metri da terra, senza mai scendere. Un sistema di scale mobili e passaggi sopraelevati collegano edifici pubblici e centri commerciali, articolati secondo livelli successivi su un asse verticale. Arrivata alla stazione di Wanchai, mi immetto su una di queste sopraelevate pedonali e seguo le indicazioni per il China Resource Building, dove devo richiedere un visto per la Cina. L’ufficio chiude tra un’ora.
Attraverso, osservandoli dall’alto, vari isolati di questo ex-quartiere popolare. Ovunque nightclub a hostess bar. A Wan Chai si trovano anche tra i bar e i pub piu’ movimentati dell’ Island, dove hanno trovato successo le cosiddette filipino band, che suonano cover di rock and roll di fronte a piccole folle di ubriachi britannici e hostess thailandesi. E’ ancora presto, ma gia’ si vedono alcuni inglesi sudati alla prese con le prime pinte e alcune mamasan asiatiche ciondolare fuori dai locali.
Proseguo attraverso un enorme edificio con una hall circolare, e dopo un po’ ritrovo la strada verso l’ufficio dei visti, attraverso un centro commerciale su sette livelli, dove mi perdo a curiosare in giro.

Mid Levels, Central – h. 17:30

L’ufficio dei visti ormai e’ chiuso e vi rinuncio. Dal momento che sono vicino a Central decido di visitare una conoscenza che abita nei Mid Levels, una zona residenziale abitata in gran parte da gweilos (gli occidentali, in slang hongkonghese). Appartamenti, caffe’, ristorantini e negozi d’artigianato si snodano su strade che si inerpicano e poi scendono lungo la collina. Se non fosse per il caldo che ammazza, parrebbe quasi di essere a San Francisco. Qui pero’ le salite sono rese piu’praticabili da uno dei sistemi di trasporto pubblici piu’ geniali del mondo: una scala mobile che sale per chilometri fino in cima alla collina. Ci si piazza comodi comodi con un gomito appoggiato sul corrimano e si guarda la citta’ scorrere di fianco a noi. Per tornare indietro, si possono scegliere gli scalini di pietra che scorrono paralleli alla scala mobile, oppure si aspetta che il Mid Levels Escalator vada in senso inverso, dalle 8 alle 10 del mattino, per scendere insieme ai pendolari.
La mia amica vive in una minuscola stanzetta al quarto piano, proprio di fianco all’Escalator, e divide l’appartamento con un’altra expat di origine britannica. Si sta preparando per la sua apparizione bisettimanale alla TVB Pearl (ore 19.55, previsioni del tempo) pescando vestiti e scarpe dai mucchi sparsi sul pavimento.
C’e’ giusto il tempo per un caffe’(quello piu’ popolare a Hong kong e’ un beverone di caffe’ ghiacciato, latte e zucchero); uscite di casa riprendiamo l’escalator e dopo pochi minuti saltiamo giu’ in corrispondenza di uno dei cafes europei delle stradine laterali.

 

LUNEDI 28 GIUGNO

Hung Hom Station, Kowloon – h. 15:00.

Ottenuto finalmente il visto per la Cina, sono in partenza per Shanghai con il treno diretto. L’arrivo e’ previsto per domani pomeriggio. Ho prenotato al CTS (China Travel Service) la cuccetta detta hard sleeper, ossia la piu’ economica, l’ultima in alto, su cui dovro’ arrampicarmi evitando di pestare le teste degli altri passeggeri. Non c’e’ una scaletta, ma solo un minuscolo predellino da cui bisogna trovare sufficiente forza propulsiva per raggiungere la cuccetta. La maggior parte della gente intorno a me parla mandarino; molte donne portano l’inequivocabile gambaletto color carne alla caviglia con i sandali di plastica. Mi rassegno a piu’ di venti ore di viaggio. Dal finestrino le colline dei New Territories hanno lasciato il posto agli orrendi replicanti architettonici di Shenzhen, Las Vegas d’oriente, esperimento neoliberista di Deng sospesa tra la SAR di Hong Kong e la Cina vera e propria.

(Foto di Laura Liverani)

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