Joint Security Area: al confine tra le due Coree


La fascinazione per un paese arriva spesso dopo aver fatto un’abbuffata dei suoi film. Per me è stato così anche per la Corea del Sud e in particolare per la Joint Security Area. Dopo aver visto l’omonimo capolavoro di Park Chan-wook, ambientato proprio in quella striscia di terra che corre per tutto il confine tra Corea del Nord e Corea del Sud, ho sognato per anni di mettervi piede.

Perché mi sembrava un posto fuori dal tempo, dove tutto è sospeso, dove sembra non accadere mai niente. La JSA è il luogo, all’interno della Demilitarized Zone (ovvero l’area dove i due paesi non possono schierare armamenti pesanti), dove nel 1953 è stato firmato l’armistizio che ha posto fine alla Guerra di Corea e dove a tutt’oggi avvengono i colloqui tra i due paesi. Fondamentalmente però non è nulla: immaginate un rettangolo di terra attraversato dal confine tra le Coree, su cui sorgono alcune baracche e dove tutto il giorno soldati del sud (e militari delle Nazioni Unite e statunitensi) guardano verso la parte nord del paese, che si trova letteralmente ad un passo da loro. Dall’altra parte soldati del nord fanno la stessa identica cosa. Dentro le baracche ci sono tavoli e sedie per i colloqui e qualche soldato del sud. Al loro interno è possibile attraversare il confine e trovarsi, fisicamente, ma evidentemente non burocraticamente, in Corea del Nord.

Ma partiamo dall’inizio.

Non è possibile arrivare alla JSA senza un tour guidato. Noi dopo averne guardati alcuni abbiamo deciso di andare sul classico e andare con USO TOUR. Il costo è abbastanza alto (quasi 100.000 krw, pari a più di 80 euro) , ma non si può fare diversamente. Si parte dal centro di Seoul di mattina presto e con un’ora abbondante di autobus si raggiunge Camp Bonifas, di gestione statunitense, dove iniziano le prime formalità: controllo passaporti, briefing sulla sicurezza, e giro nel negozio di souvenir. Tutto molto yankee, purtroppo.
Finalmente si riparte: ancora pochi minuti di autobus e poi l’ingresso a piedi in un grande palazzo… attraversando il suo salone arriveremo dove ci ha già portato Park Chan-wook, nella JSA.

Quante volte avete visto un luogo in un film e poi dal vivo ne siete rimasti delusi, perché regista e montatore erano stato abili nel nasconderne i difetti e ad esaltarne i pregi? Ecco, per la Joint Security Area questo discorso non vale. Perché tutto è esattamente come è mostrato nel film. Anzi di più: perché il silenzio che regna nell’area enfatizza una sensazione di sospensione e tensione che si inizia a vivere sin da Camp Bonifas. La nostra guida, un militare statunitense, non è troppo simpatica quando ci racconta simpatici aneddoti di chiara matrice razzista: “lo vedete quel soldato del nord? Qui lo chiamiamo Rolex Bob, perché indossa un Rolex al polso. E quando cambia la guardia, anche il suo collega ha lo stesso Rolex al polso. Evidentemente se lo scambiano, perché nel nord non hanno i soldi per comprarsene uno a testa. Quell’orologio serve a fingere un benessere economico invece inesistente”.
Qualche decina di minuti per guardarsi intorno, fare foto (“non scattate foto verso il lato sud, non si può, fatele solo verso il nord”, ci ammonisce il nostro accompagnatore) e restare incantati da un luogo che non ha eguali nel mondo.

Abbiamo ancora tre tappe prima di tornare a Seoul, che si riveleranno però abbastanza inutili: una visita al Dora Observatory, un punto strategico dove soldati del sud scrutano che quei bricconi del nord non ne combino una delle loro. Si passa poi alla Dorasan Station, un luogo dall’alto valore simbolico e storico… ma pur sempre una stazione. Anzi, l’ultima stazione (a nord) della Corea del Sud, fino a qualche anno fa utilizzata per spostare merci e persone che ogni giorno arrivano al Sud per lavorare in una fabbrica ora dismessa.Per chiudere il Terzo Tunnel: ovvero un lungo tunnel che il nord ha costruito sotto la DMZ e fino al territorio del sud. Terribile dal punto di vista strategico e bellico, ma poco più che un lungo… tunnel.

Insomma, per quanto disturbante sia la prima tappa, quella alla JSA, tanto le altre sono inutili. Nel pomeriggio siamo tornati indietro, verso Seoul, con una promessa: torneremo nella DMZ, ma vorremmo farlo guardando le cose dall’altra parte, dalla Corea del Nord.

Per capire come abbiamo visto per la prima volta la Joint Security Area e paragonarla a quella delle foto dal vivo, non perdetevi il trailer del film di Park Chan-wook.

Se la Corea del Sud vi appassiona, su www.2backpack.it, abbiamo scritto tanto altro.

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