Kim Dong-ho


Kim Dong-hoDirettore del Pusan International Film Festival.

 

Laureato in legge all'Università di Seul nel 1961, Kim Dong-ho lo stesso anno entrò a far parte del Ministero della Cultura e dell'Informazione. Dal 1973 all''80 è stato Direttore Generale dell'Ufficio per la Cultura, dell'Ufficio per le Pubbliche Relazioni, dell'Ufficio per la Cultura Internazionale, MUCI. Nel 1988 ha guidato la Commissione per la Promozione del Cinema Coreano (KMPPC) ricoprendo poi la carica di vice Ministro per gli Affari Culturali nei primi anni novanta. Fra le altre cose, è stato Presidente del Centro per le Arti di Seul e amministratore delegato di un canale televisivo via cavo a sfondo educativo, MyTV. Da dieci anni organizza il Festival Internazionale di Pusan, la cui scorsa edizione (7-15 ottobre 2004) ha ospitato 5 638 ospiti e 292 film da 63 paesi diversi in 17 sale (10 643 posti a sedere per un totale di 166 164 spettatori).

 

Asian Feast: Lei ha diretto tutte le edizioni del PIFF, è stato Presidente della KMPPC e anche vice Ministro. Ci può illustrare a grandi linee le tappe della Sua carriera?

Kim Dong-ho: Sono più di dieci anni che svolgo l'incarico di direttore del Festival internazionale di Pusan. Dal 1962 al '92 ho lavorato come Segretario del Ministro della Cultura come vice Ministro. Dopodiché sono stato Presidente della Commissione per la Promozione del Cinema Coreano, responsabile, fra le altre cose di un grande villaggio a Seul con cinema, teatri ecc. Nel '96 ho creato il Pusan International Film Festival, di cui sono tutt'ora il presidente.

AF: Chi è incaricato di passare in rassegna e selezionare tutti i film che partecipano al Festival?

KDH: Sono quattro i nostri programmatori. Uno si occupa dei film asiatici, un altro di quelli occidentali, un terzo delle produzioni coreane e il quarto dei medi e cortometraggi. Queste quattro persone lavorano insieme e scelgono tutti i film. Io sono fuori da questo compito.

AF: Come vengono scelte le retrospettive del Festival e con che criterio?

KDH:La prima prerogativa è che devono essere costituite da film non commerciali. Poi questi possono anche avere un tema in comune o meno, ma devono avere un certo valore.

AF: Quanto è importante nell'ambito del Festival di Pusan la dimensione della piattaforma di mercato (accordi per i finanziamenti, acquisti internazionali ecc...)?

KDH: 63 paesi e 262 film hanno partecipato alla scorsa edizione del PIFF. Soprattutto per i film asiatici questa è una vetrina importante, per ottenere visibilità e per dimostrare la propria validità. C'è poi il Pusan Promotion Plan, un progetto di finanziamento attivo dal '98, che organizza incontri tra registi e produttori, molto importante per la ricerca di fondi. Funziona soprattutto come dialogo fra investitori di diversi paesi, per dare luogo a collaborazioni internazionali. Ad esempio, ci ha procurato molta soddisfazione The Circle, un film iraniano del 2000 (di Jafar Panahi, ndr), finanziato proprio grazie al PPP, che ha vinto svariati premi a livello mondiale, fra i quali il prestigioso Leone d'Oro al Festival di Venezia. Un altro ottimo risultato è stato il film del cinese Wang Xiaoshuai, Beijing Bicycle, premiato al Festival di Berlino. Sono tante le testimonianze dell'importante carattere internazionele del PIFF, come tanti sono i paesi che ogni anno chiedono di essere scelti a partecipare al Festival e ottenere così una possibilità, una rappresentanza nel mercato e, in futuro, un gancio per i finanziamenti.

AF: In cosa consiste nel dettaglio il Pusan Promotion Plan? Soltanto in incontri tra produttori o comprende anche una forma di finanziamento, magari erogato dallo Stato?

Traduttrice: E' un'organizzazione di incontri a livello mondiale tra produttori, investitori ecc.

AF: E' in questo modo che si procura ad artisti emergenti la possibilità di lavorare con budget più consistenti per il loro esordio?

KDH: Esatto. Io in prima persona cerco di promuovere il cinema coreano. Dal Festival sono usciti tanti giovani registi.

AF: Il PIFF è sicuramente la più grossa e la più importante manifestazione cinematografica dell'intera Asia. Quali sono state le soddisfazioni e quali le difficoltà che ha incontrato in dieci anni di esperienza?

KDH: Le difficoltà, è presto detto, sono quelle economiche. il mio primo compito consiste infatti nel trovare gli sponsor, cosa molto faticosa sulla quale anche per quest'anno sono già al lavoro. La mia grande soddisfazione, invece, è quella di vedere, in questo Festival che ho creato, accanto alla presenza asiatica, anche una folta rappresentanza occidentale.

AF: Nel 2003 si sono create le condizioni adatte per poter proiettare all'interno del Festival alcuni film nordcoreani, mentre nel 2004 non è più stata concessa l'autorizzazione. Perché e quali sono le previsioni per il prossimo anno?

KDH: Fin dalla prima edizione del PIFF ho lavorato per ottenere la presenza di film della Corea del Nord e, finalmente, nel 2003 sono riuscito a portarne otto a Pusan. Purtroppo nel 2004 c'è stata un'ulteriore chiusura tra i governi del Sud e del Nord e il dialogo si è fatto difficile. Riguardo alla prossima edizione, proprio qualche giorno fa stavo tentando un colloquio con i rappresentanti, ma purtroppo è ancora tutto da vedere e l'esito dipenderà anche dalla situazione tra i due governi.

AF: Quali iniziative sono previste per i festeggiamenti del decennale del Festival?

KDH: Una cosa molto importante, nelle mie previsioni, per quanto riguarda i film asiatici, è che i film invitati saranno tantissimi, da più di trenta paesi. Oltre a ciò abbiamo creato una nuova Accademia per la formazione di nuovi attori e registi sulla quale stiamo lavorando duramente e si vedranno, spero, i risultati attraverso tanti nuovi cortometraggi.

AF: Quali sono i film che consiglierebbe a chi volesse vedere il meglio della produzione coreana?

KDH: Proprio qui a Udine, proporrei Peppermint Candy, anche perché è stato prodotto dal lavoro del Festival di Pusan e diretto egregiamente dal regista Lee Chang-dong.

AF: L'alta qualità del recente cinema sudcoreano ha fatto guadagnare alla nazione un prestigio di carattere mondiale. Quali sono, a Suo parere, i film recenti che hanno contribuito a questo processo?

KDH: Attualmente ci sono tanti giovani registi, trentenni, quarantenni, che lavorano molto bene e i film sono qualitativamente validi, in generale, distinguendosi per il soggetto, le inquadrature, ecc. Non saprei indicarne uno in particolare, ma per quanto riguarda l'Europa nord-orientale va molto bene il regista Kim Ki-duk. In Francia, invece, prediligono Hong Sang-soo. E, ancora soprattutto in Francia, amano un regista storicamente molto importante: Chun Young-jin.

AF: Preferisce i film più impegnati e artistici o quelli più commerciali e fruibili?

KDH: Anche se non nego che mi piaccia guardare i film commerciali, nell'organizzare il Festival cerco di valorizzare le produzioni artistiche. Comunque, ripeto, non spetta a me selezionare i film, quindi i miei gusti non sono così influenti...

AF: Le piace il Festival di Udine? Che differenze ha notato rispetto al Suo?

KDH: Ho trovato le persone molto amichevoli e gentili. È una manifestazione piccola, ben organizzata, che funziona davvero bene.

AF: La ringraziamo per la Sua disponibilità e tanti auguri per la prossima edizione del PIFF.

 

Foto di Marco Tregambi: