Maanaadu

Voto dell'autore: 4/5

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All'uscita del trailer, il pubblico della rete, mai pago di polemiche pretestuose, accusò il film di copiare Tenet di Nolan. Nulla di più distante. Anche perché lo stesso regista cita testualmente come lontane ispirazioni Ricomincio da Capo (Harold Ramis, 1993) e Prospettive di un Delitto (Pete Travis, 2008). Ma dentro al film stesso sono citati numerosi titoli: Happy Death Day part 1, Happy Death Day part 2, Edge of Tomorrow, Russian Doll, il coreano A Day e si, anche Tenet, anche se non ci sono somiglianze esplicite. Semplicemente siamo di fronte ad un film basato sui loop temporali, tema abbastanza inedito nel cinema indiano e tamil non fosse per il film Jango (Mano Karthikeyan) uscito appena un mese prima.

Il film mette in scena il ripetersi di una medesima giornata nella seguente dinamica: Il protagonista, Abdul Khaliq (Silambarasan) sale su un aereo e conosce una ragazza (Kalyani Priyadarshan) che sta andando al suo stesso matrimonio. In realtà lui insieme a degli amici che lo attendono all'aeroporto di arrivo, devono rapire la sposa, consenziente, per riunirla con un caro amico innamorato. Una volta effettuato il rapimento con successo, durante la fuga il gruppo investe un uomo in fuga. Mentre si apprestano a fornire il primo soccorso, giunge una macchina della polizia che porta il gruppo in un casolare e obbliga il protagonista a recarsi ad un comizio e a sparare al candidato. Ucciso il candidato, la polizia abbatterà il protagonista, accusato dai media di essere un terrorista musulmano, scatenando così degli scontri di piazza di matrice religiosa. Il protagonista si sveglia di soprassalto in aereo e da qui riparte il racconto, con lui unico cosciente di essere finito in un loop temporale grazie a dei dettagli anomali che si ripetono ogni volta (esattamente come in Final Destination, film non citato da nessuno, invece).

“Ci sono tonnellate di film del genere, ma nessuno di questi film ha elaborato il perché tutto ciò accada all'eroe” dice lo stesso protagonista, ricevendo una vaga teoria di congiunzione e unione di diverse religioni in fase di nascita.

La cosa più interessante invece è la seconda parte. Perché se la prima, è un continuo aggiungere indizi e il tendere del protagonista, oltre che a non morire, anche a scongiurare l'attentato omicida, nella seconda lo stesso poliziotto assassino (S. J. Suryah) finisce nel loop, cosciente, risvegliandosi ogni volta in cui il protagonista muore. La sua missione è far si che l'attentato avvenga con successo senza che l'altro muoia. Da qui quindi una continua sequela di strategie contro il tempo per cercare di evitare l'altro, per scongiurare l'attentato, per non morire, per sconfiggere gli avversari tentando strade diverse ogni volta, con decine e decine di decessi e “rinascite”. 

Con una buona produzione ma che ha dovuto lottare contro tutti i limiti del Covid, il film è stato alla fine girato in poco più di due mesi anziché gli 85 previsti. Il risultato è un prodotto esteticamente poco elegante ma di un nitido intrattenimento con delle ricche scenografie costruite realmente, sequenze d'azione buffe e a tratti scombinate a cui fanno da contraltare quelle automobilistiche meno esaltanti. Accolto bene dal pubblico e dalla critica locale è un titolo che può altamente intrattenere un pubblico internazionale grazie al suo ritmo, a temi universali e a un buon clima di tensione misto a media ironia.