Stray Cat Rock: Delinquent Girl Boss

Voto dell'autore: 4/5

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Primo capitolo (di cinque) di una serie cinematografica della Nikkatsu che si ispirava alla serie Delinquent Boss (Furyo Bancho, 16 episodi) della TOEI che a sua volta si ispirava al Wild Angels (1966) di Roger Corman.

Questo primo episodio, rispetto ad altri è a dir poco esaltante, un’opera assolutamente straordinaria che –visto anche l’anno- lo rende un prodotto pionieristico di assoluto valore (molto dell’universo "pinky violence" sarebbe arrivato solo negli anni successivi).

Alla regia Hasebe Yasuharu, che ottimizza la propria mano dall’estetica di chiara matrice fumettistica, aumenta il rigore rispetto al precedente pop Black Tight Killers, rendendo ogni inquadratura una sorta di versione dal vivo di una tavola di un manga; a dir poco incredibile la resa visiva, ancor più pensando al periodo di produzione così lontano dall’avvento del montaggio non lineare digitale. Il film è infatti un florilegio di continue invenzioni visive, trovate, grandi fette di cinema alto, regalate allo spettatore senza spocchia e con tellurica forza sessualmente cinematografica.

Quando il regista non inventa o non regala qualche sguardo ardito o posizione anomala della macchina da presa (lode all’operatore che si muove come un giocoliere senza mai perdere il soggetto inquadrato anche nelle peggiori situazioni movimentate) si lascia andare a un gusto pittorico e compostissimo dell’inquadratura, adorabile, fotografico.

La Meiko Kaji, futura reginetta di Lady Snowblood o Female Prisoner Scorpio in questo film è posta in ombra dalla strabordante "maschiaccia" Wada Akiko a cui il regista regala dei  primi piani di straordinaria intensità; ogni suo piano stretto durante le corse in moto è un puro piacere. L’attrice, dotata di un impressionante carisma, è anche una famosa cantante dalla voce mascolina e star a tutto tondo che recentemente è anche divenuta doppiatrice ufficiale per il Giappone di Marge dei Simpsons.

Il film è praticamente tutto in mano a lei, sorta di cowgirl urbana che se ne va dalla città nello stesso modo in cui era arrivata. Nel mezzo le "gattine", banda di ragazze armate che strisciano nei bassifondi di una città alternativa scontrandosi tra loro e combattendo contro dei violenti gangster che hanno avuto la cattiva idea di colpirle uccidendo persone a loro care.

Una fotografia varia e invasiva, sempre utilizzata in modalità creativa e anti naturalistica, e uno straordinario tappeto sonoro (il pezzo che apre e chiude il film ricorda poi la main theme di Cutie Honey) sono l’ennesimo elemento che completa questo ghiottissimo film.

Come sempre suggeriamo ai fans di Quentin Tarantino e affini, di recuperare i classici che da questi registi sono saccheggiati; ne vale la pena, spesso più del film saccheggiante. E questo titolo è abbondantemente uno di quei classici. Imperdibile.