Too Cool to Kill

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Il difetto maggiore di Too Cool to Kill è di essere un remake di un film giapponese del 2008, The Magic Hour di Kōki Mitani.

A differenza del titolo anglofono del film cinese che punta più l'attenzione sul tema del gangsterismo, l'originale Giapponese fin dal titolo faceva riferimento al cinema e -di rimbalzo- al metacinema; "the magic hour", anche nota come la "golden hour" è quella frazione di tempo prima del tramonto o subito dopo l'alba in cui la luce assume un'aura "magica" ed è più morbida e dorata, frammento di tempo particolarmente amato dai fotografi. Un titolo che in un certo verso era complementare all'”effetto notte” di Truffaut.

Non fosse per questa “penalità”, il film di esordio di Xing Wenxiong (già co-sceneggiatore di My People, My Homeland) si rivelerebbe una simpatica sorpresa, andandosi ad infilare nelle zone della commedia popolare cinese di polso, quella che anche quando tocca livelli grossolani, grazie a budget e sensibilità, riesce ad offrire buoni titoli di successo come i Detective Chinatown o i vari Lost in Thailand e compagnia. Film popolari, ben prodotti, coinvolgenti, intelligenti e divertenti.

Tant'è che il film ha trionfato durante il capodanno cinese 2022 subito dietro a Battle at Lake Changjin II diventando uno dei maggiori incassi dell'anno.

Un regista e una star hanno seri problemi con una gang il cui boss ha subito un attentato da parte di un killer potente e “invisibile”. La coppia, per sopravvivere, deve consegnare loro quest'ultimo. Disperati consegnano invece alla gang un attore fallito e petulante, spacciandolo per il killer; convincono al contempo quest'ultimo di essere parte di un film con cineprese celate ovunque perennemente attivate. Gli effetti e le reazioni saranno esilaranti.

E' un mastodontico omaggio al cinema, con un inizio quasi "timburtoniano" nel delineare il set dove il film si svolge, una strana penisoletta circolare pittoresca. Cita poi il grande cinema di Stephen Chow, quello di Chow Yun-fat e quello del resto del mondo (memorabile la sequenza ispirata a Cantando Sotto la Pioggia).

Il protagonista, interpretato da Wei Xiang (Hi, Mom) ha la faccia tragica dei migliori comici, si abbandona ad una comicità grossolana e demente, salvo poi riuscire anche a commuovere quando si eleva di sottofondo una canzone dell'hongkonghese Sam Hui (天才白痴夢, già contenuta nel film The Last Message di Michael Hui) come colonna sonora.

Finale rivelatore metafilmico incantevole e bonus durante i titoli di coda.

Un film a tratti apertamente "demenziale" ma che colpevolmente (?) diverte e funziona, più sentito e onesto di altri titoli simili ma diversi, anche di maggiore successo come il già citato Hi, Mom.