Dead Floor

Voto dell'autore: 3/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [4,00/5: 1 voti]

Dead FloorLantai 13 non è un semplice film di genere. Il buon Helfi Kardit a differenza dei suoi conterranei che buttano fuori film a nastro continuo, sceglie la via della ricercatezza e dell’atmosfera. E’ meraviglioso in questo senso notare come tutto l’oriente cinematografico sia ossessionato dal rivestire di sovrannaturale gli oggetti o luoghi della quotidianità ed analizzarli di conseguenza. Certamente l’idea dell’ufficio stregato non è qui che viene utilizzata per la prima volta, così come l’idea del tredicesimo piano che non dovrebbe esistere, ma sul quale puntualmente vi si spalancano le porte dell’ascensore. Quello però che colpisce del film di Kardit è proprio la profondità che viene data alla descrizione dell’ambiente d’ufficio.

Per una volta ci si può dimenticare dei gruppi di studenti e seguiamo le vicende di Luna, una viziata benestante indonesiana che viene spinta dal ragazzo a trovarsi un lavoro. Effettivamente un lavoro da segretaria sembra servire ad essa stessa come momento di affrancamento sociale e di indipendenza. Peccato che sin dal primo istante in cui mette piede nell’edificio della Imperindo venga portata al tredicesimo piano da Laras per un colloquio di lavoro. Successivamente scoprirà che Laras non lavora da molto tempo nell’edificio e che il tredicesimo piano addirittura non esiste.

Il film a questo punto assume davvero una strana forma. Non segue i soliti binari sceneggiativi con la tipica derelitta da film occidentale a cui nessuno crede. Tutti i personaggi infatti sembrano anime inquiete che hanno a che fare con presenze sovrannaturali all’interno dell’edificio della corporation. Nessuno escluso: dal capo alla segretaria del capo, fino alle semplici impiegate, passando per il fidanzato di Luna che indaga sull’ufficio. La cifra stilistica è quella dei fratelli Pang. Ottimo senso dell’inquadratura e ritmo blando e straniante con occhio molto attento al fattore estetico e alla resa visiva patinata, finanche glamour. Insomma un’ulteriore conferma di come il cinema dei due fratelli thailandesi sia stato molto più influente nel sud est asiatico di quanto lo sia stata la new wave del cinema horror giapponese. In tutto ciò si inseriscono anche le non velate critiche al sistema consumistico delle grandi aziende, allo sfruttamento del lavoro e alla poca attenzione volta ai propri impiegati, usati e consumati in maniera disumana per i propri interessi. Alla luce di questo davvero un’opera notevole, vittima solamente di un cinema che dovrebbe essere più libero di colpire allo stomaco, ma è evidentemente limitato nell’espressione dall’ambiente in cui matura. Il film è anche circolato brevemente con il titolo di Dead Floor grazie all’Insomnifest, un piccolo festival molto attento al cinema indonesiano, che già aveva dato buon risalto alla saga dei Pocong (rititolati Shrouded per il mercato americano). Purtroppo questi film non hanno trovato alcuna distribuzione nonostante questo. C’è bisogno davvero di un grosso titolo dall’Indonesia per aprirsi a questo fiume in piena di produzioni che vengono fatte da quelle parti. Helfi Kardit è certamente uno dei registi indiziati per tirar fuori un buon film.

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