Glory to the Filmmaker!

Voto dell'autore: 3/5
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Glory to the Filmmaker!“Un mio solo film ha avuto un grosso successo di pubblico. Potrei fare un sequel. Ma no, non avrebbe senso”. Una frase del genere si erge ad entr’acte del film. Raggiunto il successo, dopo una carriera varia e complessa, il regista si analizza e autodistrugge in Takeshis’. Poi si rigenera, o meglio tenta di rigenerarsi. Ma si autodistrugge di nuovo. Solo libertà e coerenza (e incoscienza) possono essere le parole che sottendono un’opera del genere volutamente perdente, sconfitta, suicida. E’ semplice e vistosamente superficiale la prima metà del film quando Kitano, con il pretesto di cercare nuovi stimoli per la propria carriera futura ci mostra tutti i generi locali filtrati attraverso la propria poetica e sensibilità (e va ammesso, con uno stile invidiabile). Ma è un giochino fine a sé stesso, nulla più. Tant’è che questo pretesto si dissolve in breve seguendo una seconda storia più ampia ma non meno lacerante, in un eterno autoannientamento, in una corsa verso il nulla che però porta a Getting Any?, il suo film nostalgico autorivendicante del 1995.
E’ un film perturbante Kantoku – Banzai!, non è allettante, non è accattivante, né conciliante. E’ ironico, ma pregno di un’ironia amara, ibridata ad una tagliente e talvolta sciocca, propria del vecchio Kitano. Se non si conoscesse l’autore, e non si sapesse quanto ogni dettaglio del suo cinema necessiti di tanta energia, consapevolezza e attenzione maniacale, l’opera sarebbe un puro fallimento artistico. Un giudizio ragionato sul film si potrà (forse) razionalizzare solo in futuro e relativamente al contesto dell’intera opera dell’autore.
Per adesso questo è un film che non può piacere. E non deve piacere. Altrimenti Kitano avrebbe fallito. Un orribile, ingestibile, insostenibile capolavoro (probabilmente).

Nota: il film successivo, Achilles and the Tortoise, avrebbe poi chiuso degnamente questa trilogia donandogli una compiutezza esemplare.

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