Human Lanterns

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HumanLanterns_GoldenSwallow_SC36All’inizio degli anni ottanta la Shaw Brothers stava attraversando una profonda crisi; i giovani autori della new wave stavano stravolgendo il paesaggio cinematografico di Hong Kong e i gusti del pubblico stavano repentinamente cambiando.  Per contrastare la crescente emorragia di spettatori lo storico studio si gettò in progetti radicalmente diversi da quelli che lo avevano reso famoso: ecco così spuntare una trafila di horror come Black Magic  e The Boxer’s Omen conditi di dosi di sesso e violenza impensabili  fino a qualche anno prima.  In questo contesto nasce un film anomalo e ibrido come Human Lanterns.

Il Festival delle Lanterne che si tiene in un piccolo villaggio diviene l’ennesima arena per una rivalità di lunga data tra due maestri di kung fu, il Maestro Tan e il Maestro Lung. Deciso a vincere la competizione e umiliare il rivale, il Maestro Lung paga profumatamente Fang, uno spadaccino caduto in disgrazia, affinché costruisca per lui una magnifica lanterna. Quello che Lung non sa è che Fang utilizza un materiale davvero speciale per le sue lanterne, ovvero la pelle di giovani donne.

Se ad una prima occhiata l’impressione è quella di trovarsi di fronte ad un tipico wuxia targato Shaw Brothers, non passa molto tempo prima di accorgersi che le cose sono ben diverse dal solito: all’interno del variopinto mondo di spadaccini e dame,  il regista Sun Chung libera un animalesco maniaco che,  vestito con un grottesco costume, va a caccia delle sue vittime ghermendole a colpi di kung fu per poi macellarle in un sotterraneo in scene decisamente cruente ed esplicite. La figura del folle artigiano interpretato da Lo Lieh ( il primo e originale  maestro Pai Mei) spinge a tracciare paragoni con altre figure del cinema dell’orrore, in primis con la famiglia cannibale di Non Aprite Quella Porta, con cui condivide la passione per la tassidermia dei tessuti umani, ma soprattutto può essere visto come un prototipo del ristoratore-serial killer interpretato da Anthony Wong un decennio dopo nel leggendario The Untold Story.

Nonostante la componente horror sia preponderante, Human Lanterns è principalmente un wuxia: accanto al mistero delle donne scomparse corre parallelo il sub plot della rivalità tra i due maestri che si concretizza sullo schermo in duelli allo stato dell’arte che mescolano wire-work e combattimenti ravvicinati, a mani nude e  con un ampia varietà di armi. Anche sotto questo aspetto si avverte  un’atmosfera molto diversa: dove qualche anno prima vi erano eroi e codici d’onore, adesso vi sono personaggi vanesi e superbi, pronti ad approfittare di qualsiasi situazione pur di raggiungere i loro scopi. Una dissoluzione dei valori che tocca all’assassino mondare col sangue, in un meccanismo narrativo che si potrebbe accostare a quello degli slasher occidentali,  in cui il boogeyman di turno uccide teenager rei di “peccare”: si tratta tuttavia di una somiglianza solo superficiale visto che nel film di Sun Chung mancano gli impulsi puritani che animano i film in questione.

Film decisamente bizzarro, Human Lanterns può essere visto come un ideale ponte tra la produzione tradizionale della Shaw Brothers e quella serie di pellicole truculente e immaginifiche che iniziavano ad invadere il mercato in quel periodo. Nel suo mescolare anarchico di generi apparentemente distanti, volendo, si può già intravedere in nuce lo spirito che renderà grande il cinema di Hong Kong negli anni Ottanta.

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