Inferno of Torture

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Inferno of TortureSolo l’anno prima di questo Inferno of Torture, Ishii Teruo abbandonava i sentieri degli Yakuza Eiga e dei film sulle prigioni che gli avevano dato grossi successi, per ambientare i suoi film all’epoca dello shogunato Tokugawa.  Dal prodigo di nudi Tokugawa Onna Keizu virò nel giro di pochi mesi all’ultraviolenza de I Piaceri della Tortura. Questo film è a tutti gli effetti considerabile il primo di una intera genia di eroguro a base di torture che avrebbero fatto la storia e da apripista per il resto del pianeta, vista anche la massiva distribuzione internazionale di questi prodotti, ma mentre I Piaceri della Tortura arrivò in Italia e se ne conserva diversa documentazione, per Inferno of Torture è più difficile tracciare la storia. Dovrebbe essere stato distribuito con l’improbabile titolo I Segreti della Casa delle Torture e successivamente rititolato I Piaceri Sessuali nella Casa delle Torture, come testimoniato dall’esistenza di alcune fotobuste d’epoca con i soliti nomi pseudo-anglofoni al posto dei nomi giapponesi per attirare sprovveduti.

Ed è un peccato lo abbiano probabilmente visto in pochi ed in questa maniera, poiché si tratta di una dei migliori prodotti del regista, che è sempre bene ricordare, all’epoca viaggiava su una media di cinque film all’anno per la Toei. Come noto, vista la produzione industriale di pellicole in quegli anni, venivano seguite semplice regole come la ripetizione di schemi noti e la frammentazione dei film in microstorie per compattare il lavoro in sceneggiatura. Questo film non fa eccezione ed è diviso in due parti che narrano la storia di due donne diverse. Nella prima parte la protagonista è la sfortunata Katayama Yumiko (Yumi), che è costretta dai debiti ad entrare nell’orribile casa delle torture, mascherata da casa per Geisha, gestita dagli orribili e perversi Tanaka Haruo e Fujimoto Mieko. La seconda parte vede invece protagonista Tachibana Masumi (Osuzu), ma ad unire il suo destino a quello della precedente donna è lo stesso tatuatore interpretato da Yoshida Teruo. Proprio questo attore, feticcio in quegli anni per il cinema di Ishii, è il protagonista. Dapprima coinvolto in una gara per diventare il miglior tatuatore contro l’antagonista Koike Asao, si ritroverà a tatuare proprio la Katayama, per poi essere accusato ingiustamente di omicidio e venire allontanato da Osuzu, l’amata figlia del suo maestro.

Si respira l’aria di classico imprescindibile ovunque nella pellicola. Fa certo strano dirlo di un film di un artigiano come Ishii, ma la verità è che fu capace di definire stili e fare storia del cinema grazie a questi film. Certamente Inferno of Torture è una delle cose più riuscite da questo punto di vista, senza un pezzo fuori posto, con tutti i ruoli calibrati a dovere e una compiutezza unica nel genere. Difficile anche da paragonare ai già citati altri film sullo stesso genere a base di violenza, sesso e torture visto che la violenza è talmente parossistica e stilizzata con colori accesi più vaghe tendenze pop. Da una parte infatti vi è infatti la pura volontà voyeuristica che lo accomuna forse ai  più truci episodi del genere, ma dall’altro una estesa ricerca del dettaglio artistico. E se proprio si vuole individuare una matrice autoriale per il cinema del regista è proprio in questi film che lo si deve fare, perché è qui che spinge sulle sue intuizioni, come nel lungo inseguimento fatto di camera a mano in un mercato durante la fuga di Osuzu, oppure nel finale con vaghi sentori psichedelici, che ricorda in buona parte momenti del più celebrato, ma non certo superiore, L’Orrore degli Uomini Deformi. Non bisogna insomma correre il rischio di confondere questo gran film con prodotti di pessimi fattura creati all’unico scopo di far cassa sulle umane bassezze.

Galleria di posters e fotobuste italiane.

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