The Monkey Goes West

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monkey goes westLo Scimmiotto (Viaggio in Occidente) è uno dei più noti testi cinesi anche in occidente, e la sua influenza sulla cultura popolare o meno è monumentale; film, serie Tv, manga (Dragonball arriva da qui, ad esempio). Opera fantastica di esemplare inventiva ha inciso radicalmente un intero immaginario culturale facendosi a sua volta mastodontico calderone riassuntivo di temi, tematiche, ispirazioni, personaggi noti. Anche in campo cinetelevisivo ha avuto una notevole fortuna, tra serie TV, versioni animate e numerose riduzioni in film per il grande schermo. Di tutte queste, probabilmente la saga in quattro episodi prodotta dalla Shaw Brothers è una delle più memorabili. Nel 1966 esordiva quindi questo The Monkey goes West a breve seguito da Princess Iron Fan (1966), The Cave of the Silken Web (1967) e The Land of Many Perfumes (1968). Tra gli anni ’50 e ’60, infatti, gli Shaw Brothers Studios adattarono per il grande schermo numerosi classici, spesso con un discreto successo.

Anziché partire dalla base dell’origine letteraria, ovvero le vicissitudini e la genesi dello Scimmiotto, il film esordisce con l’inizio del viaggio del monaco Xuanzang dalla Cina verso l’India per recuperare le sacre scritture buddhiste e riportarle in patria. Se questo The Monkey goes West già presenta parte del bestiario fantastico tipico del libro, cerca però di focalizzarsi sul raccoglimento dei compagni di viaggio; quindi quasi subito la liberazione dello Scimmiotto dalla prigione sotterranea, le diatribe e il reclutamento di Porcellino e infine, dopo uno scontro in un universo sottomarino, l’arrivo di Sabbioso. E qui si chiude il film.

L’investimento della casa di produzione è evidente e si rivela in continui e pittoreschi set costruiti in studio e effetti di ogni tipologia, dal blue screen e quelli ottici, fino a creature giganti, wirework, trucchi di montaggio primordiali ma efficaci con rare ma presenti cadute in derive carnescialesche (specie nei costumi). Non è certo la sequenza marziale o l’azione ancora acerba rispetto a quello che sarebbe stato di lì a pochissimo il cinema di Hong Kong a fare la fortuna del film, ma la ricchezza fotografica, i pittoreschi effetti acidi, l’aderenza a personaggi collaudati e mimeticamente fidelizzati con il pubblico, oltre ad un pugno di sequenze musicali.
Sul piano degli attori troviamo un interessante gruppo composto da un quasi esordiente Yueh Wah (Come Drink With Me) nel suo primo ruolo da superstar nei panni dello Scimmiotto, Ho Fan, attore poi finito a recitare in film erotici, nel ruolo del monaco, Pang Pang che interpreta Porcellino, Tin Sam (Hong Kong Nocturne) che incarna Sabbioso.
Alla regia il veterano e discontinuo Ho Meng-Hua, un regista che passerà da un genere all’altro con alterne fortune e rese qualitative.
The Monkey goes West si rivela quindi la partenza di una sorta di lungo road movie fantasy che segnerà per sempre la storia del cinema e che da lì a pochi mesi vedrà le sale invase dall’immediato sequel, Princess Iron Fan.

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