The Unity of Heroes

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Nel 2018 Vincent Zhao Wen-Zhuo riprende il ruolo di Wong Fei-hung (dopo Once Upon a Time in China IV e V e relativa serie TV di Tsui Hark) in due film usciti quasi contemporaneamente, Kung Fu League di Jeff Lau e The Unity of Heroes.

Film assolutamente desolante questo, che mette in scena una versione mainlander dell’epopea di Tsui, ricalcandone pedissequamente tutti gli stilemi senza però il tatto, la delicatezza e la discrezione del maestro e infilandolo in una narrazione dalle derive quasi horror; gli stranieri invasori infatti, questa volta, hanno sintetizzando dall’oppio un siero testandolo su cavie umane cinesi, siero atto a produrre un’aumento della potenza e dell’aggressività sugli assuntori ma garantendo anche funesti effetti collaterali. Le creature così derivate sono più vicine ai vampiri saltellanti che a degli atleti di arti marziali. Wong Fei-hung e la sua crew (i personaggi classici della saga sono ovviamente confermati) dovranno fermare questa ennesima minaccia.

Tutti i temi, dal confronto di culture al rapporto sentimentale leggero con 13th Aunt sono replicati in maniera grossolana e didascalica; resta vagamente più intatto quello marziale tra scuole rivali, ma anche a livello di inventiva e messa in scena delle sequenze d’azione siamo sotto il livello medio e senza la presenza di alcun guizzo. E la sceneggiatura che sottende tanta bruttura è per l’ennesima volta uno dei macigni più pesanti nella demolizione dell’intero castello di carte.

Resta una regia anonima e televisiva su cui fa buona mostra di sé il comunque riconosciuto talento, non solo marziale, dell’attore  Zhao Wen-Zhuo, sempre più sfumato e minimale.

L’unica nota inusuale è forse l’uso fatto della classica Wong Fei Hung Theme (Man of Determination) solitamente abusata in maniera pleonastica qui invece sussurrata in un arrangiamento più discreto ad accompagno di una sequenza più drammatica.

Tutti elementi che non salvano quello che per gli appassionati era atteso come il ritorno di uno dei personaggi più amati (e più sfruttati, a dire il vero) della storia del cinema cinese.

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