Lee Won-suk


Regista

Lee Won-suk è un giovane regista sudcoreano con alle spalle studi all’estero, assistenze, un cortometraggio. Esordisce nel lungometraggio nel 2013 con il film How to Use Guys with Secret Tips che trionfa al 15° Far East Film Festival.
Abbiamo intervistato Lee Won-suk in questa occasione.

 

Asian Feast: Prima di tutto ci piacerebbe domandarle quando e perchè ha deciso di intraprendere la carriera di regista, e qual è stato il suo percorso formativo.

Lee Won-Suk: Beh, invidio quelle persone che sanno che vogliono diventare registi quando sono giovani. Io non ne ero sicuro. Non sono stato mai bravo in nulla. A parte ubriacarmi. Dopo la crisi economica i miei genitori volevano che studiassi nel campo degli affari. Non sapevo cosa fare, ma il mondo del cinema sembrava davvero divertente, così ho deciso di entrare in una Film School, e così è iniziata. Entrato alla scuola non avevo idea nemmeno di cosa si stesse parlando, così ho iniziato a guardare un sacco di film, anche quattro o cinque al giorno, e questo mi ha davvero aiutato molto.

AF: Sappiamo che ha passato molto tempo negli USA, com’è stata la sua esperienza li?

LW: In America…non saprei, non è che abbia fatto realmente qualcosa. Andavo a scuola, ti veniva semplicemente detto che cosa fare, guardavo molte cose. Nel tempo quella scuola è cambiata ed io non riuscivo più a frequentarla; dopo un semestre sono andato in una scuola diversa, la “High School” e li mi sono trovato davvero bene ed ho imparato molto. C’erano molti artisti e la possibilità di confrontarsi, ed ognuno imparava dagli altri, più dagli studenti che dagli insegnanti.

AF: Ha lavorato come assistente alla regia, quanto ha influenzato il suo modo di lavorare?

LW: (ride) Sono stato il peggior assistente alla regia della storia. Dovevamo girare uno spot nelle Filippine ed i personaggi principali erano un’attrice coreana famosa ed un volatile che poteva parlare. Abbiamo portato questo uccello dalla Corea fino alle Filippine, tutti uscirono per fare shopping, ed io ero rimasto a guardia del volatile e ci stavo giocando… e lui ad un tratto è volato via! (ride) E non è più tornato indietro! Sono stato quasi licenziato, ho dovuto girare un sacco di negozi ma non sono stato in grado di trovare un uccello come quello. Abbiamo dovuto modificare l’intero concept, ed è diventata una famosa pubblicità coreana, ma la gente non sa perchè questa ragazza vada in mezzo alla foresta ed incontri questo mostro mascherato. L’abbiamo chiamato “Beauty and the beast”. Sotto quella maschera c’ero io. Ho imparato molto della “politica” che sta dietro alle produzioni, ed ho fatto molti errori, da cui ho imparato.

AF: Ha citato la “politica” dietro alle produzioni. Sappiamo che ha in programma un secondo film, che non sarà esattamente il film che intendeva girare.

LW: Non è proprio così. Penso che ci sia altro che potrei fare meglio, questo è qualcosa che non avrei mai immaginato di poter fare. È una sfida per me, sono deciso ad affrontarla. Il film parla di un ragazzo che prova invidia nei confronti del genio e del talento di un altro ragazzo. Penso che tutti possiamo identificarci in lui, e mi piace questa sensazione. Il film è molto forte e dark dall’inizio alla fine, e la storia si svolge quattrocento anni fa.

AF: Dice spesso che il cinema italiano influisce sui suoi lavori. Quanto?

LW: Guardo molto cinema italiano. Penso di avere tutti i film di Fellini ed Antonioni. Penso di essere l’unico Coreano ad aver visto Zabriskie Point. L’occasione mi si presentò a Los Angeles, ed è stata una cosa pazza. Erano tutti entusiasti…

AF: Come le è venuta l’idea per How to Use Guys with Secret Tips?

LW: È divertente come i best sellers siano spesso cose come How to be succesfull in your life o simili. Ed io mi sono chiesto, “Ma davvero la gente legge questa roba? Davvero pensano che funzioni?” È divertente come le persone si affidino a questi scritti pensando di cambiare le cose e di modificare le loro vite, ma non funziona mai (ride). Così ho pensato che trasformarlo in un film sarebbe stata una cosa folle. Ed è così che è iniziata.

AF: Guardando il film si ha la netta sensazione che ci sia nascosta una critica nei confronti dei così detti stereotipi sociali, come il modo in cui ci si aspetta che si comporti una donna per raggiungere il successo. È quello che voleva trasmettere?

LW: In realtà ora il film è una commedia romantica, ma prima questo era molto più marcato. Come se le persone dovessero lasciarsi manipolare per avere successo. Questo era il concept iniziale. La protagonista inizia a comportarsi come la gente vorrebbe, diventa una persona di successo, e ottiene tutto. Questo è il significato principale. Avrei voluto sviluppare meglio questo aspetto, perchè ora per le donne è più semplice, ma resta comunque questo sessismo di fondo per cui una donna è sempre giudicata dagli altri ed ha molte più difficoltà nella vita lavorativa rispetto ad un uomo.

AF: Quindi dà una certa importanza al duro lavoro, piuttosto che al compromesso come “sorridi e guarda” per raggiungere gli obbiettivi?

LW: Beh, sicuramente c’è bisogno di un certo talento per avere successo. A volte il duro lavoro non basta. Conosco diverse persone che lavorano davvero molto duro, ma non hanno mai la chance per dimostrare il loro valore. La vita è sempre ingiusta. E non puoi dare la colpa a nessuno se non hai successo. Purtroppo c’è anche il bisogno di affascinare le persone, ed è uno dei talenti che possono portare al successo.

AF: Il film è quindi cambiato rispetto al concept iniziale. Quanto è cambiato?

LW: Ho cercato di imitare i B-rated movies, intrecciando diverse storie. C’è il regista che suona la chitarra, e tutta la storia che c’è dietro viene raccontata; racconto il motivo per cui il manager si comporta così, insomma, c’è una storia per tutti; ma mi è stato chiesto di scrivere una storia d’amore come trama principale e di concentrarmi su quella, e sono stato costretto a togliere molte side stories.

AF: Ha qualcosa da dire ai giovani registi?

LW: Credo che… trovare il proprio colore sia molto importante. Sarà una lunga lotta, per trovare il vostro colore, ma ne vale la pena. Cercheranno di farvi fare quello che piace agli altri, quello che vende, non ciò che parla di voi. Molti registi perdono il proprio colore durante le prime produzioni, vengono attratti dai soldi, dalle promesse eccetera eccetera… ma io sono felice del mio film. La prima proiezione, che io chiamo “the epic screening”, eravamo in una grande sala, con tanto di red carpet…ed alla fine uno dei più grossi produttori Coreani mi si è avvicinato ed ha detto “Hai vinto”. Ed io penso di aver vinto davvero. Ho fatto un film che si avvicina molto a quello che avevo immaginato, e sono addirittura riuscito ad arrivare qui in Italia. Se il film va bene al box office, si presenterà sicuramente una seconda occasione, funziona così. Tutto qui, trovate il vostro colore.

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