Ang Pagbabalik ng Panday

Voto dell'autore: 4/5
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Pagbabalik ng PandayUn anno dopo il successo di Ang Panday esce questo sequel e così accadrà per altri due anni (cioè per i primi 4 film, poi l’eroe si dipanerà un po’ in tutti i media fino al remake del 2009 e oltre).

Si riparte esattamente da dove era terminato il precedente capitolo con tanto di breve riassunto lungo i titoli di testa e conferma di tutti i personaggi principali.

A livello di tessuto questo secondo episodio è praticamente mimetico al precedente. Solo la regia, sempre di Fernando Poe Jr., sembra meno ispirata. Ma tutti i pregi e difetti di Ang Panday restano; tempi dilatati ma mai noiosi, struttura a blocchi poco organica ma funzionale (basti dire che il villain Lizardo appare dopo 50 minuti netti) alternanza tra ironia (poca), fantasy (medio alta) e violenza (forse più del precedente capitolo). E’ così un florilegio di zombie, uomini uccello, bare volanti, fantasmi, creature marine, duelli e crudeltà varie, senza mai lesinare sul sangue in un fantasy per molte cose in anticipo sui tempi e profondamente concorrenziale con il cinema del resto dell’Asia. Tant’è che l’epica del primo capitolo rimane ancora ad un livello insuperato; il secondo episodio infatti erediterà dal primo la potenza evocatrice del duello finale in mezzo al deserto dove un intero esercito fronteggia Flavio, il protagonista fabbro dotato di un pugnale forgiato dalla pietra di una cometa e capace di allontanare e combattere le numerose e sfaccettate forze del male.
Purtroppo resta tiepido il confronto con Lizardo, la ricorrente nemesi del protagonista, ben caratterizzato, carismatico ma che probabilmente non è mai stato reso così letale come si sarebbe dovuto.
La saga di Panday resta una entusiasmante epopea fantasy di elevatissima riuscita e –come al solito- del tutto ignorata dalla quasi totalità della critica “professionista” occidentale. Forse a mantenere questo colpevole status quo è stata anche la totale assenza di versioni home video più o meno dignitose e reperibili, atteggiamento che continua a trattenere nell’oblio un film di importanza a dir poco fondamentale per il genere.

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