Battles Without Honor and Humanity: Police Tactics

Voto dell'autore: 3/5
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Police-Tactics1963-1969, tra Hiroshima, Kure, Kobe.
Police Tactics è il quarto capitolo della saga Battle without Honor and Humanity/Yakuza Papers, preceduto dal film omonimo, da Deadly Fight in Hiroshima, da Proxy War e seguito da Final Episode.

Il Giappone è in preda ad una risalita economica e il popolo è stufo delle violenze e del disturbo portato dalla yakuza. Le proteste e le manifestazioni si susseguono sempre più, parallelamente alle esplosioni di violenza. Così inizia finalmente il contrattacco della polizia che inizia a pedinare e ad intervenire in massa all’interno delle attività delle gang.

Se il titolo può apparire fuorviante, facendo pensare all’entità “polizia” come nuova co-protagonista della storia, la conoscienza della carriera del regista ci tranquillizza del contrario. Nemmeno nei film con protagonisti i poliziotti (v. Doberman Cop) l’entità polizia viene mostrata linda e senza sfaccettature, né contraddizioni. Nel cinema di Fukasaku, la polizia è sempre una massa belante affogata in tutta la propria oggettiva violenza e corruzione iperrealista. Ecco che quindi rimane un’ombra parallela alla storia solo in funzione di essa, mentre il film assume la forma di un proseguimento, e visione speculare del film precedente con la differenza che questa volta la storia è più accessibile. Diminuiscono leggermente il numero di famiglie e di personaggi, la storia ha più ritmo ed è più vivace, continuamente interrotta da assalti e vendette, omicidi e rivalsa di una famiglia sull’altra. Anche stavolta non c’è un protagonista ben definito, anche se la storia si focalizza sulla piccola famiglia di Hirono (Bunta Sugawara) che dopo aver palesemente maledetto il senso dell’onore, usato ed abusato a vanvera secondo comodo dalle varie famiglie, senso in cui credeva ciecamente ma da cui aveva subito un duro disincanto a causa della famiglia Yamamori (“diciotto anni di rancore nei loro confronti” dirà Hirono) se ne torna in carcere per l’ennesima volta. L’evoluzione narrativa sta cambiando in parte gli assetti della storia, con famiglie quasi estinte, tra boss assassinati, uomini in prigione e polizia agguerrita. Lo jingi è ormai sepolto nella tomba dell’onore mentre per la terza volta il regista mette in scena un pesce piccolo, particolarmente giovane (più dei due precedenti) per sottolineare di nuovo come i giovani siano i primi a perire per la gloria ingrata degli anziani e potenti, mentre la caratterizzazione dell’immorale e arrivista boss Yamamori ha raggiunto risultati apertamente caricaturali. Inutile raccontare la storia che si risolverebbe in una sterile stesura di continue alleanze e separazioni, amicizie, dialoghi e attacchi mentre il film non possiede nemmeno un finale ben definito, a chiudere il film ci pensa solo la scritta “fine”, altrimenti sarebbe potuto continuare per ore o finire mezz’ora prima. Un finale solo formale, per separare Police Tactics dal Final Episode.

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